Riscatto: si può partire da questa parola per raccontare la storia del pizzaiolo pugliese Francesco Calò. Riscatto come ferita che si rimargina, senza mai cancellarsi del tutto, ma anche come motore propulsore. È questo il filo che tiene insieme la sua storia molto prima di Avenida Calò, la pizzeria aperta a Roma poco più di un anno fa (Due Spicchi nell’ultima Guida Pizzerie d’Italia).
Calò nasce e cresce a Oria, piccolo paese della provincia di Brindisi, in una famiglia che con il pane ha costruito tutto. Tre generazioni di panificatori, un forno che per oltre quarant’anni garantisce benessere. «Eravamo una famiglia benestante» — racconta, con una malinconia discreta. Poi arriva l’idea del padre: trasformare il panificio in qualcosa di più moderno, unendo anche gastronomia, pizzeria e caffetteria. Un progetto che oggi definiremmo visionario, ma che nel 2008, in un contesto così ristretto, si rivela troppo avanti. «La gente lo percepiva come un locale troppo lussuoso, troppo di nicchia».
In quegli stessi anni Francesco aveva già imboccato un’altra strada. Non voleva fare il panettiere e sceglie la Marina Militare, con un concorso che gli avrebbe garantito una carriera stabile. Ma è proprio in quel momento che il padre vuole che torni per portare avanti l’attività di famiglia. Francesco accetta, non senza rabbia. Il risultato è un crollo. Leasing importanti, investimenti sbagliati per il luogo e per il tempo. «Perdemmo tutto. Mia nonna aveva ipotecato immobili, avevamo costruito tanto. In poco tempo non rimase nulla». Da una condizione di sicurezza si passa a una precarietà improvvisa, difficile da accettare per un ragazzo poco più che ventenne.
Quando tutto crolla, resta una sola possibilità: partire. Con Chiara, allora compagna e oggi moglie, sceglie l’estero. Londra sembra troppo grande, Vienna più gestibile. Anche lì cerca una dimensione ridotta: San Pölten, 50mila abitanti. «Avevo bisogno di un posto che fosse alla mia misura». Lavora, guadagna poco, impara. Dentro cresce una determinazione ostinata. «Avevo un’idea di rivalsa. Mandavo progetti alle banche come un folle».
Nel 2015 arriva il primo sì. Nasce un’eno-pizzeria, semplice e controcorrente: pizza e vino, quando ancora non era una formula diffusa. I primi tempi sono difficili. «Facevamo venti pizze al giorno. Pensavo: forse non sappiamo fare impresa». È Chiara a insistere per non mollare. L’intuizione arriva con una campagna pubblicitaria all’aeroporto di Vienna. Il volto di Calò, due pizze in mano, ad accogliere i turisti. «Vienna non ha una grande cultura del cibo. Chi arriva mangia austriaco un giorno, poi cerca l’Italia». Funziona. I numeri crescono, l’attività regge.
Il vero spartiacque è il 2019. Francesco partecipa quasi per caso al Campionato Mondiale della Pizza a Napoli. «Pensavo di non avere nulla da dire». Vince. Da lì cambia tutto: arrivano i media, il lavoro esplode. «Facevamo 1.200, 1.300 pizze al giorno». La moglie lascia il suo lavoro per seguirlo, la squadra cresce, il progetto prende forma.
Poi ancora l’estero: pop-up a Belgrado e a Dubai. Esperienze forti, ma mai definitive. Dopo quattordici anni lontano dall’Italia, Calò sente il bisogno di tornare. Non in Puglia, non per mancanza d’amore, ma per realismo.

Roma diventa la scelta naturale. Caotica, difficile, ma aperta. Nel 2024 apre Avenida Calò, 48 coperti, senza voglia di ostentare. L’impasto è il risultato di un lavoro lungo su farine e fermentazioni, mentre i topping restano leggibili, con un equilibrio costante tra tradizione italiana e ispirazioni internazionali.
Accanto alla carta classica c’è il percorso degustazione, servito sul calco della sua mano, un simbolo che racconta il mestiere: la mano che impasta, inforna, serve. E che invita a mangiare la pizza con le mani, per restituerle la sua natura popolare. Anche l’abbinamento con il vino — oltre cento etichette — è il naturale approdo di un percorso iniziato all’estero, quando parlare di pizza e vino insieme non era ancora una consuetudine. «Sono rimasto quel bambino che è partito con un sogno». Forse è questo il vero riscatto: non aver cambiato pelle, non aver dimenticato da dove si viene. Continuare a camminare con la stessa fame di allora.
Avenida Calò – Viale Pinturicchio, 38, 00196 Roma – avenidacalo.it
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