Vecchie glorie

Prima del matcha latte bevevamo tutti questa bibita verde

Prima di smoothie, frappè e matcha c'era lui: il latte e menta, il bibitone verde delle estati italiane tra nonne, cartoni animati e pomeriggi afosi

  • 01 Luglio, 2026
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Prima dei frappè, degli smoothie e del matcha latte, c’era lui: l’alleato delle nonne, la bibita dopo i compiti delle vacanze, la merenda davanti ai cartoni con le pubblicità degli zaini che minacciavano il ritorno a scuola. Latte e menta. Una ricetta senza dosi né procedimento, un bibitone verde che, almeno una volta, tutti abbiamo buttato giù.

Una volta bevevamo latte e menta

È parte di quel repertorio tutto italiano, fatto di ghiaccioli, biliardini e ventilatori che girano lenti ma inesorabili. Sorella di sangue dell’orzata, latte e menta è una di quelle specialità che non hanno un’origine e forse nemmeno un senso, ma che in qualche modo hanno sempre convinto. Almeno così è stato per generazioni di italiani: per anni abbiamo ingurgitato quel miscuglio fluorescente senza farci troppe domande. Bastava poco per completare l’opera: una bottiglia di latte freddo, uno sciroppo pronto e un cucchiaio per mescolare il tutto. Due ingredienti che, non si sa come, riuscivano a funzionare, dando vita a una bevanda che un tempo era una presenza fissa nelle cucine di casa.

Perché latte e menta ha conquistato gli italiani

Torniamo a quel lasso di tempo indefinito che va dagli anni ’80 ai primi Duemila. Estati lunghe che ci sembravano afose (se solo potessimo tornare indietro…), una tecnologia che era ancora roba da nerd, e quella sfilata di sciroppi a cui le nonne non sapevano proprio resistere. Di bottiglie ce n’erano tante, ma una è rimasta nell’immaginario collettivo più di tutte: Fabbri. Prima ancora delle amarene che l’avrebbero resa famosa nel mondo, l’azienda nata nel 1905 aveva conquistato le dispense italiane proprio con gli sciroppi. Bastava vederne uno sullo scaffale per capire che l’estate era iniziata.

Un bicchiere per tornare bambini

L’abbinamento tra latte e menta è nato per caso, nessuna regione lo rivendica come proprio. Si tratta di un rituale domestico condiviso da tutta Italia, tecnicamente senza stagionalità ma che finisce per essere simbolo dell’estate. La tendenza è esplosa tra gli anni ’80 e ’90, quando le vendite degli sciroppi erano alle stelle. La preparazione era elementare: latte freddo, qualche cucchiaio di sciroppo, una mescolata veloce e, al massimo, un cubetto di ghiaccio. Il successo fu tale che il gusto latte e menta finì perfino nelle caramelle e nelle vaschette delle gelaterie.

Oggi è quasi sparito dalle dispense, ma ogni tanto torna a trovarci. Bussa nei ricordi e poi nella cucina di nonna, che non si arrende al passare del tempo. Un bicchiere di vetro con i disegni scoloriti, le striature verdi che si sciolgono lentamente, la tovaglia di plastica già macchiata. E la convinzione che quella pozione improbabile potesse davvero sconfiggere l’afa. Buona? Neanche troppo, ma forse ormai importa poco. Latte e menta oggi non basta più a rinfrescarci. Deve solo ricordarci chi eravamo.

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