Ab InBev compra Birra del Borgo. Shock per la birra artigianale italiana, ma Di Vincenzo rassicura

22 Apr 2016, 16:29 | a cura di Livia Montagnoli

Raggiunto al telefono Leonardo Di Vincenzo si mostra sicuro e deciso nel raccontarci vantaggi e progetti che verranno da un'acquisizione storica: il colosso industriale che compra il simbolo del movimento artigianale italiano. 

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Birra del Borgo non è più italiana

Mentre la birra si appresta a compiere i suoi primi 500 anni – la ricetta più simile a quella che conosciamo oggi è stata canonizzata il 23 aprile del 1516 in Baviera da Guglielmo IV con il celebre Editto della Purezza – dal mondo brassicolo italiano arriva una notizia shock. Protagonista è uno dei più celebri birrifici artigianali di casa nostra, Birra del Borgo, che Leonardo Di Vincenzo ha fondato ufficialmente nel 2005; proprio l'anno scorso, la realtà di Borgorose – apripista per tanti microbirrifici nazionali che oggi provano a ricalcare le sue orme – festeggiava in grande stile il suo decimo compleanno, forte di molti riconoscimenti internazionali e tante soddisfazioni imprenditoriali, che hanno accompagnato un cammino sempre in crescendo. E allora c'è da immaginarsi il polverone che solleverà la notizia anticipata dai siti di settore Cronache di Birra e Fermento Birra, che Leonardo Di Vincenzo in persona ci conferma telefonicamente: Ab InBev ha comprato Birra del Borgo. Nessun errore: è proprio il più grande gruppo birrario del mondo (dopo la recente fusione con Sab-Miller) a mettere le mani sul fiore all'occhiello del movimento brassicolo tricolore - che oggi produce (appena) 12mila hl di birra all'anno eppure è risultato appetibile per un colosso di matrice industriale - concretizzando un'acquisizione che segnerà la storia della birra artigianale italiana.

Obiettivi futuri: sperimentazione e crescita dei volumi

Fuoco alle polveri? Dal canto suo Di Vincenzo cerca di placare le acque: “È vero, InBev ha acquisito il 100% dell'azienda, ma per noi ci saranno ben pochi cambiamenti. L'attività del birrificio resterà completamente indipendente e per noi ci saranno tutti i vantaggi di una serenità economica che si fa sempre fatica a trovare”. Maggiore stabilità quindi, e la tranquillità per incrementare ricerca e sperimentazione in materia. Che, secondo Di Vincenzo, “è proprio l'aspetto più attraente per InBev, desiderosa di sviluppare un aspetto sperimentale difficilmente perseguibile su scala industriale”. Invece, negli impianti di Borgorose, recentemente ampliati, si continuerà a rispettare la filosofia Birra del Borgo, pur fissando un obiettivo di crescita importante (“ma in linea con i volumi di crescita degli ultimi anni, in modo sostenibile e senza eccessi”) da raggiungere nei prossimi 5 anni (si punta ai 50mila hl annui).

 

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Diciamo che InBev ha tutto l'interesse ad acquisire una piccola realtà come la nostra, con buona marginalità di profitto (dal momento che non ci sarà riposizionamento di mercato e i prezzi resteranno quelli di sempre)” continua Di Vincenzo “e sfrutterà la possibilità di riportare le nostre conoscenze su ampia scala”. In casa Birra del Borgo invece i vantaggi potrebbero essere molti: l'opportunità di reperire più facilmente materie prime (“per esempio, ricordiamoci che oggi è sempre più difficile approvvigionarsi di luppoli americani”), la libertà di diversificare la produzione, intensificare le ricerche in anfora e botte già avviate, garantire l'ospitalità in birrificio. E cominciare a ipotizzare l'apertura di brew pub in giro per l'Italia e soprattutto nel mondo.

Ma non c'è il timore di perdere consenso e fiducia dei fedelissimi della prima ora? “Sicuramente saremo malvisti, ma sapremo dimostrare sul campo l'intenzione di mantenere salda la nostra filosofia. Anzi, avremo la possibilità di migliorare le nostre performance”. Come? “Noi dalla nostra abbiamo la sfrontatezza e la capacità di osare, loro centri di ricerca in grado di offrirci una conoscenza sempre più approfondita”. Parole in grado di rassicurare i fan della birra artigianale? Chi vivrà, vedrà.

Aggiornamento. Le reazioni dei protagonisti e la rivendicazione di indipendenza

Come previsto, le prime dichiarazioni di chi nel settore (e per il settore) lavora da anni, e il movimento della birra artigianale italiana l’ha aiutato a crescere, non si fanno attendere. Quanto scritto da Manuele Colonna sulla sua pagina Facebook, per esempio, prefigura scenari piuttosto complessi, sebbene si debba tener conto dell’impulsività di una dichiarazione a caldo. Il publican del Macche (Ma che siete venuti a fa') di Roma inizia col fare i complimenti “all’amico Leo”, “finalmente ripagato di tanti sacrifici e di tanto amore speso”. Poi però la questione si fa più seria: “È ovvio comunque che in nessuno dei miei locali la Birra del Borgo potrà essere servita in futuro”. E rincara la dose, tracciando un asse Roma-Bruxelles che chiama in causa Jean Hummler del Moeder Lambic (storica realtà birraria della capitale belga), con cui avrebbe deciso di favorire la formazione di un fronte comune tra locali europei “nel rispondere no alla imminente corsa all’acquisizione che dopo gli Stati Uniti si abbatterà presto su di noi”. “Fateci rimanere liberi di scegliere” prosegue lo sfogo “e di proseguire in un lavoro di cultura al di là della qualità finale del prodotto e della remuneratività  delle nostre scelte”.  

E parla di “attacco all’indipendenza dei piccoli produttori di birra in tutto il mondo”  pure Simone Monetti, direttore generale di Unionbirrai, allineato anche sul discrimine tra qualità e identità del produttore: “Proprio non comprendo come si possa far riferimento solo alla qualità a prescindere da chi è colui che produce la birra che si sta bevendo” scrive su Facebook.  

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Altrettanto chiaro Jean Hummler, che interviene da Bruxelles: “È il momento di dire no all’industria della birra, e rivendicare la propria indipendenza”.  In quella che sembra configurarsi come una battaglia ideologica che si spinge ben oltre il caso Birra del Borgo.

Mentre più di qualcuno chiama in causa l’incompatibilità tra il nuovo profilo dell’azienda di Borgorose e lo status di artigianalità recentemente sancito dalla legge italiana. 

 

a cura di Livia Montagnoli

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