Addio al papà della Nutella. Scompare a 89 anni Michele Ferrero, emblema dell’imprenditoria italiana. E il Piemonte piange anche Gianfranco Berta, re della grappa

15 Feb 2015, 10:04 | a cura di Livia Montagnoli
L’imprenditore albese, malato da tempo, si è spento a Montecarlo nel pomeriggio del 14 febbraio. E sarà lutto cittadino ad Alba, il centro propulsore di un successo planetario alimentato da decenni di intuizioni brillanti e felici strategie di marketing. Tanta la strada percorsa dalla fondazione del piccolo laboratorio dolciario di famiglia, che il padre Pietro trasferì definitivamente ad Alba nel 1942, e una data su tutte da ricordare: 20 aprile 1964, la nascita della Nutella.
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DAL LABORATORIO DI PAESE ALLA SOCIETA’ PER AZIONI

Ottantanove anni vissuti intensamente quelli di Michele Ferrero, classe 1925. E sarà lutto cittadino ad Alba per ricordare la scomparsa del papà della Nutella, che si è spento ieri a Montecarlo dopo una lunga malattia. Nato tra le colline di Dogliani, Michele ha l’imprenditoria nel sangue e quando nel 1949 comincia a muoversi nell’azienda di famiglia, la storia della Ferrero ha già davanti a sé un percorso luminoso. Che riceve però, proprio con Michele, una inarrestabile accelerazione.
Tutto era cominciato nel 1923, quando il giovane garzone Pietro, padre e mentore del nostro, aveva aperto la sua pasticceria sotto i portici del piccolo borgo langarolo di Dogliani. Un piccolo laboratorio artigianale che presto diventerà ragione di vita, realizzando il sogno di un intraprendente pasticcere che prima trasferisce l’attività ad Alba (la cittadina a cui la Ferrero resterà indissolubilmente legata), poi tenta la strada di Torino e segue in Somalia le truppe italiane per vendere i suoi panettoni; con la deflagrazione della guerra rientra ad Alba, ma non smette di pensare in grande.
Sono gli anni del laboratorio di via Rattazzi, che si aggiunge all’insegna sul corso principale del paese: nel 1945 arriva il Giandujot, il dolce degli umili, un impasto al cioccolato da tagliare a fette e mangiare come il pane. L’anno successivo l’attività si costituisce in impresa presso la Camera di Commercio di Cuneo, ma il testimone sta per passare di mano. A Michele Ferrero. È il 1949 quando Pietro muore, nel frattempo arriva la Supercrema (un giandujot spalmabile), poi il Cremablock, prima invenzione tenuta a battesimo da Michele. E ancora il Mon cherì, la ciliegia sotto spirito avvolta da cioccolato fondente, e la Brioss. Prodotti entrati nella storia dell’industria dolciaria italiana che presto portano alla costituzione di una società per azioni (con un capitale di sei miliardi di lire): Michele ne diventa amministratore delegato.

CHE MONDO SAREBBE SENZA NUTELLA

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Ma quando nasce la Nutella? È il 1964, quando il barattolo di crema alle nocciole piemontesi più famoso al mondo fa il suo esordio sul mercato, per conquistare una leadership che dopo cinquant’anni (festeggiati proprio lo scorso anno) è lungi dall’essere appannata. Ma verranno ancora le barrette e l’ovetto Kinder (con la sorpresa!), il Ferrero Rocher (è il 1982) e le Tic Tac. Nel frattempo la parola “Nutella” ha fatto il suo ingresso nel dizionario italiano e ancora due anni fa una geniale intuizione del reparto marketing ha rilanciato il brand (qualora ce ne fosse bisogno) con la campagna di etichette personalizzate.
Michele Ferrero si spegne così il 14 febbraio 2015, lasciando dietro di sé una storia di successi (oggi la Ferrero è presente in 53 Paesi del mondo con 34mila dipendenti), confermandosi uno dei più grandi protagonisti dell’industria italiana, come ha voluto ricordare il neo Presidente Mattarella. Uomo di cultura - a lui si deve la nascita della Fondazione Ferrero, per la promozione di iniziative culturali e artistiche in quel di Alba - ma anche magnate ai vertici delle classifiche mondiali: secondo l’ultima graduatoria di Bloomberg era l’italiano più ricco, trentesimo nel ranking mondiale.

GIANFRANCO BERTA, IL RE DELLA GRAPPA

Ma in queste ore il Piemonte piange anche un’altra morte illustre, ancora un simbolo della capacità di fare impresa e esportare l’eccellenza del brand italiano nel mondo: si è spento nella notte tra l’11 e il 12 febbraio Gianfranco Berta, il re della grappa. Titolare dell’omonima distilleria di Frazione Casalotto a Mombaruzzo, l’imprenditore astigiano – malato da tempo – ha saputo portare ai vertici dell’eccellenza la produzione di grappa e distillati artigianali, apprezzati in tutto il mondo.

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