Frutto di una ricerca decennale tra indagini documentarie, test del Dna e sopralluoghi sul campo, il progetto di ripristino della vigna donata da Lodovico il Moro all'artista toscano come compenso per il Cenacolo prenderà il via alla fine di febbraio. E da maggio 2015, con l'apertura di Expo, il giardino segreto della Casa degli Atellani aprirà le porte al pubblico, con visite guidate per ripercorrere cinque secoli di storia di un vigneto mitologico.
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Si rincorrono e continuano a infittirsi le iniziative con cui il Comune di Milano si presenterà all’appuntamento con Expo. E come nella più classica delle strategie di valorizzazione, l’antica capitale del ducato degli Sforza punta a riscoprire radici profonde, giocando la carta della Storia con la esse maiuscola. E scommettendo sul fascino di Leonardo da Vinci. Tanto più che la particolare parentesi aperta sulle vicende del genio toscano in trasferta meneghina riguarda da vicino un aspetto che proprio con il tema dell’alimentazione ha a che vedere: il vigneto che Lodovico il Moro donò all’artista come compenso per il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie nel 1499.
Un appezzamento di terreno, oggi nel centro della città, proprio a due passi dal luogo di culto dove Leonardo fu impegnato per mesi nella realizzazione di una delle sue opere più celebri, e da maggio aperto al pubblico con visite guidate che ne illustreranno traversie e sviluppi intercorsi negli ultimi cinque secoli. Sì, perché solo una porzione della vigna è riuscita a sopravvivere al tempo, grazie all’architetto Piero Portaluppi che ristrutturò nel 1922 il giardino privato della Casa degli Atellani, fino a quando – nel 1943 – un incendio conseguente ai bombardamenti distrusse ciò che ne restava. Così solo una ricerca decennale intrapresa dall’università di Milano sotto la guida del professor Attilio Scienza e della genetista Serena Imazio (con la collaborazione dell’enologo Luca Maroni) ha portato a identificare (tramite test del Dna) il vitigno – una Malvasia di Candia – e verificare l’ubicazione delle piante, molto vicina al refettorio del complesso monastico.
L’equipe di studiosi ha potuto rinvenire frammenti di Vitis Vinifera non ancora morti, dell’impianto originale, e grazie al contributo di Confagricoltura il nuovo vigneto sorgerà – alla fine di febbraio – nel luogo esatto in cui si trovava il suo più illustre predecessore.
Il resto lo farà la disponibilità degli eredi della famiglia Conti (proprietaria dell’edificio dagli anni Venti), convinti sostenitori della campagna di riscoperta e valorizzazione della vigna, oggi di fatto all’interno del giardino privato del palazzo quattrocentesco.