Nelle suggestiva Tenuta Colombara da secoli si produce riso e la famiglia Rondolino, proprietaria delle risaie dagli anni Trenta del ‘900, ha saputo rinnovare la tradizione con tecnologie innovative che hanno portato al perfezionamento del celebre riso Acquerello. Qui, dal 28 settembre, gli spazi della vecchia cascina ospiteranno una mostra dedicata alla natura, alla percezione del corpo e alla metamorfosi.
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Se c’è un ecosistema che evoca tradizioni rimaste inalterate nel tempo è quello delle risaie che coprono la pianura di Vercelli sin dal Quattrocento, una distesa di specchi d’acqua regolari solcati da libellule che ricorda un passato prossimo popolato di mondine. Qui la risicoltura si confonde con la storia di un territorio rurale oggi famoso nel mondo per la raccolta e la lavorazione di un prodotto che esalta l’eccellenza del made in Italy alimentare; e qui dalla metà del secolo scorso la famiglia Rondolino ha intrecciato la sua vita con quella della Tenuta Torrone della Colombara, su terre che hanno visto sfilare proprietari illustri legati al casato dei Savoia e oggi costituiscono un centro d’avanguardia per la produzione di riso.
Un museo storico, inaugurato dopo il 2002, ricorda il passato che fu: nei locali della vecchia cascina oggi trovano posto i laboratori del fabbro, del falegname, del sellaio e della sarta, le abitazioni, la scuola e il dormitorio delle mondine. Nel frattempo gli eredi di Cesare Rondolino hanno avviato una nuova riseria, con tecnologie innovative – pur nel rispetto della sapienza tradizionale – che hanno portato al perfezionamento di un cereale unico al mondo, quel riso Acquerello invecchiato ancora grezzo e poi raffinato lentamente e reintegrato con la sua gemma. Un prodotto più buono, più ricco e più sano che non ha tardato a trovare posto sulla tavola dell’alta ristorazione, riscontrando grande credito a livello internazionale, venduto nell’ormai celebre lattina. E un nome evocativo, perfetto trait d’union per la passione che la famiglia Rondolino riversa nell’arte, protagonista della mostra che inaugurerà il 28 settembre (fino al 26 ottobre) negli spazi suggestivi dell’antica cascina.
L’esposizione, per la curatela di Ivan Quaroni, riunirà le opere di tre artisti di provenienza e cultura diversa che racchiudono il senso di una meditazione sulla natura, sul corpo e sulla metamorfosi in empatia con lo spazio circostante, per dare vita a una rassegna dal forte impatto emozionale dal titolo La possibilità di un’isola. Una di loro, Claudia Haberkern, da più di vent’anni abita e lavora all’interno della Colombara, in un ambiente incontaminato che è appunto l’isola che ne influenza il processo creativo.
Il percorso di visita si articolerà così a partire dalle scultura in resina e argilla della Haberkern per proseguire con i giganteschi fiori di Brigitta Rossetti, che filtra l’esperienza della natura attraverso un approccio poetico. A chiudere la mostra le carte e le tele dell’artista giapponese Kudo Masahide intrise di macchie e segni apparentemente casuali che riconducono a fisionomie umane.

La possibilità di un’isola | Tenuta Colombara, Livorno Ferraris (VC) | Dal 28 settembre al 26 ottobre | Lunedì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 16.30 / sabato e domenica dalle 11 alle 17 | Tel. 0161477832 | www.acquerello.it