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Ore 17.58 del 23 maggio 1992. Un boato e poi una voragine. Cinque morti non solo assassinati ma dilaniati dalla potenza d'urto del tritolo.

 

 

Il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scor

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ta morirono così, tra Palermo e punta Raisi, a Capaci. Anche noi del Gambero Rosso vogliamo ricordare. Dopo 20 anni lo facciamo parlando di ciò che conosciamo meglio, il settore enogastronomico. E non è un volo pindarico, il nostro. Molti semi sono stati piantati su quelle terre imbrattate di sangue. E ottimi prodotti sono nati.

 

Libera Terra, che fa capo all’associazione Libera di Don Luigi Ciotti, è il marchio che contraddistingue le
produzioni biologiche sulle terre liberate dalle mafie in tutta Italia e curate dalle cooperative sociali che aderiscono al progetto. L’ultima nata si chiama “Le terre di Don Peppe Diana”: è un caseificio di  Castelvolturno che ricorda il prete anti-camorra assassinato a Casal di Principe nel 1984. Produrrà mozzarella a marchio Dop, avendo superato tutti i parametri e i controlli previsti dal disciplinare di produzione. Sono prodotti giusti che però non lesinano sulla bontà.

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Passata di pomodoro, vino, pasta, olio, ceci, melanzane, farine di ceci, legumi secchi sono il frutto del lavoro, del coraggio e della passione dei ragazzi della cooperative che ogni giorno lavorano le terre che appartenevano alle mafie. Provengono dalle cooperative Libera Terra della “Valle del Marro” di Gioia Tauro in Calabria, della “Placido Rizzotto” e Cooperativa “Pio La Torre” di San Giuseppe Jato in Sicilia, della Cooperativa “Terre di Puglia” di Mesagne, della Coop “Lavoro e non solo” di Palermo e della Coop “Gabbiano” di Latina. Si trovano in tante Ipercoop, nelle botteghe dell’equo e solidale e nelle “Botteghe dei sapori e dei saperi della legalità”. La prima nacque a Roma nel 2006,  seguita da tante altre nelle principali città italiane. Oltre confine, a Parigi, esiste Ethicando, il primo negozio, bar, ristorante e centro culturale dove si promuove il “made in social” italiano. E’ sulle rive del Canal Sain Martin.

 

Tutti prodotti che nascono su beni confiscati. Una richiesta che partì dal basso, grazie all’impegno di
Libera e a una raccolta di firme poderosa che portò alla nascita della legge 109/96.  I beni sequestrati ammontano a 11.152 (dati 2010, fonte: www.contribuenti.it). Secondo la Corte dei Conti –  relazione del 2010 su dati del 2008 – per il riutilizzo dei beni ci vogliono 7-10 anni e il 52 per cento dei beni rimane inutilizzato. Il braccio imprenditoriale è il Consorzio Libera Terra Mediterraneo, che mette insieme tutti quei soggetti che producono in base ai dettami dell’agricoltura biologica. Ci sono così anche soggetti che non gestiscono direttamente beni e terreni confiscati, ma che scelgono l’economia giusta in territori ad alta densità criminale o prodotti che vengono confezionati nelle carceri.

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Agriturismo Terre di Corleone

Una delle ultime inziative si chiama “Il gusto di viaggiare” e il claim è molto chiaro “la terra davvero libera ha profumi più intensi”. Sono percorsi di sapori e di saperi incentrati sulla legalità e legati alla storia di luoghi che cercano un riscatto. C’è ad esempio l’agriturismo di Portella della Ginestra, a Piana degli Albanesi (celebre per i suoi cannoli siciliani), teatro nel 1947 della strage di 11 braccianti agricoli o il più nuovo Terre di Corleone; escursioni ai paesi di Cinisi (qui la pizzeria di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia nel 1978),Bagheria, San Cipirello; visite alla cantina Centopassi di San Giuseppe Jato; gite a Mesagne, territorio oggi tristemente famoso per i fatti di Brindisi (in realtà culla della Sacra Corona Unita).

 

Comprare e mangiare i prodotti di queste terre è uno dei modi per ricordare i servitori dello Stato barbaramente uccisi. Significa dare anche un senso a queste morti. In questi giorni succede alla prima cooperativa di Libera Terra, la Placido Rizzotto, nata nel 2001. Domani ci saranno a Corleone funerali di
Stato: dopo 64 anni, il sindacalista corleonese, a cui è dedicata la cooperativa, ucciso dalla mafia nel 1948, avrà finalmente il riconoscimento che merita.

 

23/05/2012