Dall'insalata di quinoa per Samantha Cristoforetti alla lasagna di Paolo Nespoli, ecco cosa mangiano oggi gli astronauti in missione sulla ISS, la Stazione SpazialeInternazionale.

Pubblicità

A 400 Km dalla terra, in uno spazio di circa 100 metri quadrati, sei astronauti di diverse nazionalità vivono per sei mesi nell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale a stretto contatto l’uno con l’altro, condividendo ricerche scientifiche e nostalgie di casa.

L’orbita intorno alla Terra dura il tempo di una partita di calcio e in 24 ore, dagli oblò della stazione, si possono vedere 16 albe e altrettanti tramonti.

In questo contesto il cibo gioca un ruolo fondamentale per le esigenze nutritive in un ambiente di micro gravità, per l’umore e, perché no, anche per una serena e pacifica convivenza.

Pubblicità

Ma a differenza di quanto si vociferava negli anni ’80, gli astronauti non si nutrono di insipide pilloline. Certo, il fabbisogno quotidiano sarà sempre soddisfatto da cibi studiati più per rispondere alle esigenze nutrizionali che a quelle del gusto. Ma ormai le cose sono molto cambiate, ci raccontano gli esperti dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

 

Gourmet a gravità zero

Riso integrale al pollo, lasagna, insalate e dolci sono oggi una realtà che non è stato facile inserire nelle scorte di bordo. Per farlo si sono dovuti risolvere problemi come la deperibilità dei cibi, l’assenza di frigoriferi, la lontananza per ogni eventuale approvvigionamento. E poi esistono dei dettagli tutt’altro che trascurabili ma che difficilmente si prendono in considerazione quando si cucina sulla Terra. Uno su tutti? I cibi che si portano nello spazio non devono creare molliche. Non si devono sbriciolare perché le particelle, in assenza di gravità, potrebbero fluttuare in ogni dove e compromettere il funzionamento delle strumentazioni di bordo.

Insomma, mangiare nello spazio non è facile. Eppure i cibi in dotazione all’equipaggio sono oggi di buona qualità, ricercati e ben più simili di un tempo a quelli comuni.

Pubblicità

Oggi, infatti, a integrazione del cibo fornito dalla NASA, gli astronauti italiani ed europei a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dispongono di prodotti extra, il cosiddetto Bonus Food. Una specie di integrazione consolatoria studiata in maniera personalizzata per ogni astronauta che non consiste in un razione predefinita, ma in un quantitativo variabile secondo le richieste dell’astronauta stesso e le sue preferenze gastronomiche, con diverse specialità dei paesi di origine dell’equipaggio internazionale della ISS. Insomma: è il comfort food dello spazio. Un cibo per il corpo, e molto più per lo spirito.

A raccontarlo è Paolo Nespoli, astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), all’alba della sua terza missione organizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana ASI che, non a caso, è stata chiamata VITA, acronimo di Vitalità, Innovazione, Tecnologia, Abilità.

 

I profumi nello spazio

Tra le questioni legate al cibo e alla sua percezione, del fattore olfattivo, quando si tratta di missioni spaziali, non si parla mai. O se ne parla poco. Eppure tra i cinque sensi, quello legato agli odori è forse il più evocativo e tra i più compromessi dalle particolari condizioni dello spazio. In ambienti di microgravità la redistribuzione dei fluidi corporei genera un accumulo nella parte superiore del corpo in corrispondenza di naso e bocca simulando l’effetto di congestione dato dal raffreddore: questo provoca una variazione nella percezione dei profumi e dei sapori. Bisogna poi considerare che l’astronauta in missione si trova per lunghi periodi di tempo in spazi ristretti dove è difficile “cambiare aria”. Ecco quindi che scartare la bustina del Bonus Food dopo averla scaldata al microonde può regalare agli occupanti della Stazione Spaziale qualche momento di piacevolezza.

Paolo Nespoli racconta infatti del piacere che suscita il profumo della lasagna appena scaldata e di come questo si spanda per tutto il modulo spaziale. E non si tratta solo di un istante spensierato, in cui i profumi fanno tornare per un momento ai pranzi della domenica in famiglia: avvolgente e corposo, l’odore della lasagna mette in secondo piano attriti e tensioni che inevitabilmente possono venirsi a creare in situazioni estreme.

 

 

I giovani di Argotec e il cibo per lo spazio

Argotec S.r.l. è un’azienda aerospaziale che si occupa di ricerca, innovazione e sviluppo in vari settori, quali ingegneria, informatica, integrazione di sistemi, nanosatelliti e “Human Space Flight and Operations”. Il cuore pulsante è costituito da un gruppo di giovani la cui età media si attesta intorno ai 29 anni. In Argotec si sperimentano e nascono i cibi che andranno poi a comporre il Bonus Food.

Le ricerche, oltre che sull’aspetto nutrizionale e quindi sul calcolo delle giuste quantità di nutrienti che le razioni devono avere, si concentrano sulle conseguenze che la permanenza nello spazio produce sull’organismo: la condizione di microgravità provoca effetti degenerativi sul corpo umano e sulla sua fisiologia come atrofia muscolare, indebolimento del tessuto osseo e invecchiamento cellulare. Una permanenza di sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale provoca un invecchiamento cellulare che, sulla Terra, si verificherebbe in dieci anni. Insieme a medici e nutrizionisti sono stati scientificamente studiati alimenti idonei a contrastare e prevenire gli effetti negativi dati da questo tipo di ambiente.

 

ReadyToLunch

ReadyToLunch è un brand di Argotec nato nel 2014 per la distribuzione sulla Terra dei prodotti sviluppati per lo spazio. Le attività di ricerca e sviluppo in ambito alimentare sono state avviate nel 2010 nello Space Food Lab di Argotec, responsabile della fornitura del cibo spaziale per gli astronauti europei. All’interno del laboratorio, primo in Europa, un team che include chef (Stefano Polato è il responsabile dello Space Food Lab di ReadyToLunch, all’attivo anche collaborazioni con Davide Scabin, Harald Wohlfahrt e altri grandi chef), nutrizionisti, tecnologi alimentari e ingegneri collabora in modo sinergico per lo sviluppo di prodotti a elevato contenuto tecnologico, coniugando l’innovazione all’eccellenza culinaria italiana per creare il cibo degli astronauti. Che è possibile anche acquistare e mangiare a casa nostra.

Il cibo pensato per lo spazio, infatti, è ideale anche per altri tipi di situazioni in cui l’approvvigionamento risulti difficile se non impossibile. Si addice, per esempio, a realtà come quelle dei centri di ricerca artici e antartici, alle piattaforme petrolifere o alle esigenze degli sportivi che compiano traversate oceaniche, scalate o attività nei deserti. In tutte quelle circostanze estreme in cui il corpo umano vive una condizione di stress e ci siano difficoltà nei rifornimenti.

 

Il futuro

Lo sguardo delle missioni spaziali è rivolto ora a Marte. Il pianeta rosso è sempre più oggetto di attenzioni e la prospettiva che l’essere umano possa raggiungerlo si fa ogni giorno più realistica. Ma con l’aumentare delle aspettative aumentano anche i problemi. La shelf live del cibo, che oggi si attesta tra i 18 e i 24 mesi, potrebbe non essere più sufficiente a garantire scorte anche per il ritorno. Si stanno studiando sistemi alternativi. Per esempio nell’ultima missione, a bordo della ISS, è stata consumata la prima insalata coltivata direttamente nello spazio e le patate, così come nei film di fantascienza (e forse non proprio per una pura coincidenza), sembrano essere le prossime destinate a coltivazioni ‘zero gravity’.

 

L’appello di astro_Paolo

Tra le tante provviste che è riuscito – solo dopo lunghi studi e ricerche – a portare a bordo della ISS ne manca una che a Paolo Nespoli piacerebbe tanto avere con sé. Non si tratta di un piatto pronto quanto di un momento legato al cibo, un attimo di convivialità intorno a una preparazione ben specifica. Alla vigilia della sua terza missione nello spazio, astro_Paolo – così si fa chiamare su Twitter – avrebbe un desiderio e per realizzarlo ha lanciato un appello rivolto ai giovani. Che siano ricercatori o scienziati, chef o tecnici la missione è una: permettere all’astronauta di “farsi una bella spaghettata di mezzanotte”. Difficile ma non impossibile visti i traguardi raggiunti dall’inizio delle missioni spaziali.

 

http://www.readytolunch.com/it/

 

testo e video di Saverio De Luca

montaggio video di Francesca Naccarato