Lo abbiamo fatto anche noi: studiare e coordinare un fitto programma di incontri sul cibo. Chiamatelo forum, congresso, festival o come preferite, fatto sta che sta ascendo un nuovo modo di parlare di cibo, ristorazione e tutto quel che ci gira intorno.

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Punti cardine e temi scottanti

Dove va la figura dello chef, cosa ci si aspetta in futuro dalla ristorazione, dalla panificazione, dalla pasticceria, dall’editoria, dal giornalismo? Che fine fanno le guide cartacee, che apporto danno quelle online, che ruolo ha in questa partita Tripadvisor? Come si deve ripensare tutto il mondo della formazione? Che cosa succede all’universo del caffè, a quello della birra, dell’olio, del vino, dei cocktail, del gelato?

Tutte questioni, assieme a molte altre, affrontate e qualche volta perfino risolte nel convulso volgere di tre giorni di incontri, convegni, forum, workshop, degustazioni, master class e parole. Tante tante parole in un settore che ha bisogno, oltre che di fare, per l’appunto di parlare, di riflettere, di raccontarsi.

 

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Nuovi format

E così la domanda a cappello di tutto cambia e diventa la seguente: dove si dirige il concetto di “congresso gastronomico”? Hai voglia a ripetere che il modello spagnolo, da anni ormai esportato in tutto il mondo, quello tutto showcooking e chef, segna il passo. Tant’è che in alcuni casi si trasforma in una sequenza di conferenze. Ci vuole qualcuno che provi a proporre altre soluzioni completamente dissimili e a sperimentare strade coraggiose per ridefinire i temi, i tempi, il coinvolgimento del pubblico e la segmentazione dello stesso.

A Torino il Gourmet ExpoForum, che ha appena concluso la sua seconda edizione ancora in stretta collaborazione con noi del Gambero Rosso, ci ha provato e con ogni probabilità ci è in buona parte riuscito.

 

La doppia anima Expo e Forum

Dopo il numero zero del 2015, quest’anno la kermesse è entrata a regime col suo peculiare doppio registro un po’ “expo” e un po’ “forum” appunto. Se la parte “expo”, come è normale, ha ancora margini di miglioramento e si sta assestando (la prossima edizione, quella del 2017, proverà a puntare sul pubblico retail ad esempio), il pacchetto “forum” ha snocciolato un palinsesto di eventi che, visti tutti assieme in sequenza, rappresentano nient’altro che un nuovo format di congresso gastronomico. Nuovo e inedito, perfino a livello internazionale.

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I cuochi, i professionisti, i gelatieri, i mugnai, i barman, i panificatori, i giornalisti, i pizzaioli, i pasticceri, i critici gastronomici, i ristoratori, i cioccolatieri, i birrai, i torrefattori… Tutti insieme a parlare, a confrontarsi sulle idee più che sulle ricette da realizzare in 35 minuti a favore di fotografo e telecamera.

Il tutto coordinato e reso omogeneo dal lavoro del team che durante l’anno, a vario titolo e su tante partite diverse e distinte, si occupa di produrre le tonnellate di contenuti che escono fuori dalla content factory del Gambero Rosso.

 

Il team e i contenuti

Nel settore dell’enogastronomia in Italia non c’è nessuna realtà che macina temi e competenze come il Gambero, sia in termini di quantità che in termini di qualità, non siamo molto abituati a lodarci da soli (ed è bene farlo con parsimonia), ma questo è un dato oggettivo. Un altro dato oggettivo è che tutto questo sconfinato patrimonio di competenze è stato per tre giorni filati e con una generosità rara posta a disposizione dei visitatori di una rassegna. Gli oltre 80 appuntamenti hanno dunque rappresentato il prezioso distillato di un lavoro incessante di riflessione e di ricerca giornalistica e critica svolta per tutto l’anno. Non è un caso se il coordinamento scientifico di tutta questa produzione è stato, fin dallo scorso anno, assegnato ad Annalisa Zordan, una figura che nasce nel Gambero Rosso dalla realizzazione di contenuti e non dall’organizzazione di eventi, ma che, proprio con quel reparto ha lavorato in stretta sinergia.

 

Lo spirito e i grandi nomi

Lo spirito con cui Gambero modula la sua ricerca contenutistica giorno per giorno (sul sito, sulle guide, sul mensile, all’estero, nelle scuole, negli eventi…) e la offre ai lettori è stato lo stesso spirito e lo stesso stile che ha declinato il palinsesto di Gourmet Expoforum. Perfino i grandissimi professionisti che sono stati ospiti della kermesse (da Enzo Coccia a Davide Oldani, da Iginio Massari a Gabriele Bonci, da Giorgione a Massimo D’Addezio) sono state ‘utilizzate’ in virtù non della loro notorietà, ma di quello che avevano da dire, del dibattito che potevano generare, delle riflessioni che potevano sollecitare. Lontani dal loro ruolo semplicisticamente mediatico, ma per la capacità di intuire percorsi nuovi. Si può discutere di cucina anche senza fornelli, fuochi, piatti, coltelli e telecamere. Si possono sperimentare i benefici di una formula nuova, quasi totalmente basata sulla parola e il confronto. Una distanza in questo momento siderale dalle altre manifestazioni congressuali simili.

 

L’edizione 2016

Dopo l’edizione di rodaggio dello scorso anno, i numeri hanno confermato la bontà dell’intuizione. Moltissimi forum (25 su 80) sono andati esauriti giorni e giorni prima dall’inizio della manifestazione e complessivamente 3000 persone hanno seguito gli incontri. Si è trattato peraltro di una partecipazione vera, profonda, intensa. Attenzione, domande, applausi, polemiche. Molte persone sono andate via avendo imparato qualcosa e questa forse è la risposta che un congresso gastronomico può e deve provare a restituire oggi a chi partecipa ma anche ai relatori stessi.

 

Gourmet pop e il Bocuse d’Or Europa

Come anticipavamo, il prossimo anno Gourmet tenterà la strada di rivolgersi ad un pubblico più ampio (Gourmet pop si chiamerà la rassegna) salvo poi tornare nel 2018 – e così per tutti gli anni pari – ad un appuntamento biennale dedicato agli addetti ai lavori e agli appassionati evoluti. Col plus, tra due anni, di svolgersi in parallelo al Bocuse d’Or Europa, una delle più importanti competizioni gastronomiche tra i giovani chef.

Insomma l’aspetto spettacolare e competitivo non mancherà, ma finalmente sarà affiancato con robustezza e convinzione da momenti di riflessione, di fecondo dibattito, vivaddio di teoria più che di azione. E di confronto giocato su ritmi non conformi a quelli del classico congresso d’alta cucina. Si tratta con ogni probabilità di una strada più complicata e meno ‘vendibile’ a livello mediatico e commerciale, ma rinnova con fatica e orgoglio il ruolo del Gambero Rosso in un settore che ha bisogno di riflettere su se stesso per consolidare la sua leadership economica, sociale e culturale nel paese e immediatamente dopo a livello internazionale.

 

a cura di Massimiliano Tonelli