Lui è Corrado Manuali, l’avvocato di Eataly e della famiglia Bastianich. Da poche settimane nello Studio Legale internazionale Withers come responsabile dell’Italian Desk USA. Lei è Roberta Crivellaro, legale esperta di internazionalizzazioni nel food and beverage. Cibo e legge: un'intervista a due voci.
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Come sono suddivise, in percentuale e approssimativamente, le questioni di cui si occupa nel mondo della ristorazione. Quanto è riferito ai permessi, quanto al personale ecc…
CM:Negli Stati Uniti è certamente più semplice aprire un’attività commerciale che in Italia. Da parte nostra circa l’80% del tempo è dedicato alla contrattualistica (affitto e/o compravendita immobiliare, ecc.) e alla costituzione societaria; la parte delle licenze ricopre, generalmente, circa il 20% del tempo, con le licenze per vendere alcolici che occupano la gran parte del tempo e che sono però curate generalmente da studi legali che si occupano esclusivamente di quello.

Quale problema o questione non si sarebbe mai aspettato di dover affrontare?
CM: Proprio i problemi legati alle licenze per vendere gli alcolici: pur essendoci studi legali specializzati, ci siamo resi conto, anche recentemente, che bisogna curare con particolare attenzione questo aspetto supervisionando il lavoro degli specialisti che alle volte non si dimostrano all’altezza.

Quali sono le differenze più marcate tra la scena italiana e il panorama straniero?
RC:Occorrerebbe fare dei distinguo a seconda dei paesi, ma si può dire che, in generale, all’estero si reagisce con più velocità nella costituzione delle società o nell’acquisto di immobili così come esiste una maggiore flessibilità in ingresso e in uscita per i dipendenti. Esistono quindi delle differenze nel diritto societario, del lavoro e quello immobiliare. Occorre però dire che, nonostante alcune debolezze del sistema-Italia, gli investimenti nel settore agroalimentare sono comunque in fortissima crescita e alcune realtà italiane leader sono costantemente oggetto di attenzione da parte degli investitori stranieri.

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Esiste qualcosa, nel suo settore, per cui lavorare in Italia è meglio che lavorare all’estero? O è tutto peggio?
CM:Come avvocato d’affari ritengo che la professione in Italia e all’estero sia assolutamente simile. In più in Italia certamente i pranzi di lavoro nella gran parte dei casi hanno una qualità del cibo elevatissima, anche se noi non ci possiamo lamentare visto che rappresentiamo i gruppi che su ristorazione e distribuzione probabilmente sono il meglio dell’Italia all’estero. Inoltre a New York dal punto di vista della ristorazione c’è veramente tanta scelta.

Dal nostro osservatorio non facciamo che sentire imprenditori che decidono di rinunciare a causa del peso soverchiante della burocrazia. Come legali quale è il vostro parere?
RC:Purtroppo è vero. Il peso della burocrazia scoraggia molti imprenditori stranieri. Ma non è detto che la burocrazia sia meno opprimente all’estero. Ad esempio, per aprire un conto corrente in Inghilterra possono essere necessari anche tre mesi. Il peso della burocrazia è in parte anche una questione di percezione esagerata, un po’ un luogo comune. Certamente agli imprenditori che vogliono investire in Italia suggeriamo di decidere e strutturare il loro ingresso con un forte anticipo in modo di non avere sorprese ed evitare rallentamenti.

Quale è la vostra chiave di lettura sul tema dell’Art. 62?
RC:Sebbene la ratiodella norma sia condivisibile, ritengo che il modo in cui è stato applicato l’Art. 62 abbia reso un disservizio al settore agroalimentare, al quale sono stati imposti dei termini di pagamento ristrettissimi e inderogabili a dispetto della derogabilità esistente in tutti gli altri settori. L’applicazione della norma a tutta la filiera che trasforma i prodotti agroalimentari non ha ragione di esistere ed è diventata un elemento che ha gravato sulle competitività di molti produttori o trasformatori del settore. Inoltre, sia la GDO che il settore HO RE CA hanno reagito con una forte contrazione dei volumi di acquisto.

Qualche episodio relativo ai vostri clienti più famosi come Eataly e le attività della famiglia Bastianich.
CM:Più che episodi, vorrei testimoniare che Eataly è, a mio avviso, l’unione di diverse famiglie che nel tempo hanno creato una meravigliosa realtà nella quale, già da ora, si vedono affacciare le nuove generazioni. Un’azienda che ha il personale con un’età media di 28 anni ed è, specie all’estero, un orgoglio nazionale. È veramente il simbolo di cosa, uniti, si possa fare quando si hanno idee. Anche in Italia.

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Quali saranno i prossimi impegni dopo l’ingresso nello Studio Withers?
CM: Cercare di supportare lo sviluppo dell’italianità negli Stati Uniti attraverso la nostra professionalità, ma anche disponibilità ad assistere il cliente a 360 gradi.

a cura di Massimiliano Tonelli