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Siamo in Germania. Qui, a Berlino, Colonia, Monaco di Baviera, Ludwigsburg e Chemnitz c'è il Food sharing, servizio che fa incontrare domanda e offerta. Di cosa si tratta? Capita a volte di comprare troppo, magari in preda alla febbre da 3x2, e poi accorgersi che non si riuscirà mai a consumare tutto il prodotto prima della data di scadenza. Nessun problema: attraverso questo servizio, che si sviluppa mediante una piattaforma internet, si possono mettere in “vetrina” le eccedenze con la data di scadenza. Qui si può trovare veramente di tutto, dal riso alla pasta, dalla marmellata di rabarbaro al muesli.

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L’unico comandamento è: “Non dare agli altri, quello che non mangeresti tu”. L’iniziativa, che ha assunto fin da subito un’aurea politically correct, è aperta ai privati ma anche ai produttori e ai commercianti alimentari e a breve sarà anche in Svizzera e Austria. Per usufruire di questo servizio basta pagare pochi euro: 60 per i privati e 150 per gli enti. Non molto se si pensa che operando in questo modo si riducono enormemente gli sprechi facendo un gesto semplice: condividere

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A proposito di condivisione, ci spostiamo un po’ più a nord e arriviamo in Inghilterra, dove da tre anni si sta assistendo ad una piccola rivoluzione da utopia socialista. Siamo a Todmorden, un piccolo borgo dello Yorkshire, qui la popolazione può piantare e coltivare in luoghi pubblici ed è totalmente libera di prendere frutta e verdura a seconda dei fabbisogni. L’obiettivo? Raggiungere l’autosufficienza alimentare entro il 2018. Ed è proprio per questo che l’iniziativa si chiama “Todmorden incredible edible” (Todmorden incredibilmente commestibile). Tra l’altro l’iniziativa (avviata da due donne della comunità locale) oltre ad avere effetti positivi sul territorio li ha anche dal punto vista della convivenza: tutti i cittadini partecipano a questa impresa, dimenticandosi del principio fondamentale del capitalismo, ovvero la proprietà privata.

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Sempre in Inghilterra, questa volta a Londra, c’è una serie piccoli supermercati che fanno sconti del 10% tutto l’anno in cambio di 4 ore di lavoro alla settimana. Stiamo parlando dei People’s Supermarket con la loro formula anti-crisi.

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Format simile quello del Social market, e siamo finalmente in Italia, a Torino (Borgo San Paolo). Qui, per iniziativa dell’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo e dell’Associazione Terza Settimana, c’è un supermercato dove il cliente compra al prezzo “di fabbrica”, quindi senza ricarico, in cambio di quattro ore di volontariato al mese. Si tratta dunque di un supermercato speciale che ha prezzi super scontati (al 50% circa), dedicato a chi non arriva alla fine del mese. Bruno Ferragatta, presidente di Terza Settimana, ci racconta l’iniziativa: “È una rete d’acquisto partecipata dove le famiglie segnalate dagli enti (Caritas e Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo) possono venire a fare la spesa a prezzi super scontati. Possono venire solo le famiglie segnalate perché così non si rischia di fare una concorrenza sleale ai supermercati normali e si aiutano solo quelle famiglie realmente in difficoltà. Il format è piaciuto a molti, tanto che ci stanno contattando da tutta Italia per replicare il progetto”.
Sono iniziative diverse nate per affrontare in maniera dignitosa un periodo storico oggettivamente complesso, conciliando la felicità dei singoli e il benessere collettivo.

a cura di Annalisa Zordan

22/03/2013