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Ha aperto al pubblico il nuovo ristorante allestito nei locali del Dopolavoro La Foce, ne avevamo già dato un’anticipazione ed ora ne confermiamo l’avvio.

 

Siamo in una delle strutture dell’azienda agricola La Foce che nel

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‘39 venne adibita a dopolavoro. Di proprietà dei coniugi Origo è oggi gestita dalla nipote di Iris e Antonio, Katia Lysy, mentre tra i fuochi della cucina troviamo Paolo Anelli, chef di città che in questi luoghi ha trovato nuove ispirazioni fra erbe spontanee e materie prime di grande qualità.

Quello che colpisce dei due è la luce che hanno negli occhi, sono entusiasti di questa avventura e riescono a trasmetterlo tanto con le parole quanto con i fatti.

 

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Il ristorante conta di un grande orto che potremmo tranquillamente definire a “centimetro zero” dato che si trova adiacente la cucina e fornisce allo chef e ai clienti prodotti dalla tracciabilità garantita.

Paradigma fondante della ristrutturazione è stato quello di rispettare i valori di aggregazione e convivio che caratterizzavano il posto. Il design degli interni ha mantenuto intatto il senso di familiarità che si prova all’interno.

 

Gli ambienti sono ampi e luminosi, un giardino esterno permette di rilassarsi prima e dopo il pranzo ed eventualmente anche di mangiare all’aperto.

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All’esterno il famoso giardino La Foce, uno dei più belli d’Italia. Poco distante il castello medievale e a qualche centinaio di metri la struttura dell’azienda agricola. L’olio servito in sala è prodotto dagli ulivi dell’azienda ed anche il pane è home made. Carne e formaggi arrivano dagli artigiani del posto che Paolo Anelli sta pian piano scoprendo.

 

La cucina è semplice e saporita, si tratta di piatti che derivano dalla grande trazione toscana delle carni ma in carta si offre anche qualche slancio d’estro grazie alla possibilità di sfruttare i prodotti di stagione che l’orto offre. Rielaborazioni e rivisitazioni sono dietro l’angolo. Lo chef ci ha confidato che nelle sue camminate in campagna trova nuove ispirazioni ad ogni passo, quindi non resta che lasciarsi guidare dalla sapienza di un uomo che conserva l’umiltà di chi, trovandosi per la prima volta fuori dal centro urbano, ha deciso di rimettersi in gioco imparando dalla natura circostante.

 

Il panorama sulla Val d’Orcia fa da cornice al ristorante, mentre la storia dell’azienda gli conferisce uno spessore non trascurabile. Proprio a tal proposito abbiamo ritrovato un articolo apparso sulla terza pagina di Repubblica, quella dedicata alla cultura, il 14 luglio 2002, in occasione del centenario della nascita di Iris Origo che in quei luoghi fu una delle principali protagoniste della resistenza contro il fascismo.

 

In poche parole, c’è talmente tanto da raccontare che conviene visitarlo direttamente.

Saverio De Luca

06/06/2012