Le stime della campagna olearia 2014 non sono confortanti: calo produttivo e aumento dei prezzi aprono le porte all'import dalla Spagna. Ecco le previsioni di quest'annata afflitta da clima sfavorevole e mosca olearia.
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Il 2014 sarà ricordata come un’annata tra le più difficili degli ultimi anni per l’olio, a causa del clima che ha favorito uno dei più forti attacchi della mosca olearia, interessando tutta la penisola. L’inverno mite aveva fatto presagire il rischio per l’attuale campagna, a questo si sono poi aggiunte una primavera e un’estate fresche e piovose, che non hanno comportato quello stress idrico che avrebbe fatto bene alle piante. In queste condizioni, la mosca olearia (bactrocera oleae) è riuscita a sopravvivere superando i mesi invernali, grazie alla quasi assenza di gelate significative, fino ad arrivare a ottobre, quest’anno mite e umido, e riproducendosi in più generazioni.

In una situazione del genere si farebbe prima a elencare le regioni non interessate. Purtroppo da nord a sud la situazione è abbastanza omogenea: a essere colpita è tutta la zona relativa alla Dop Garda (specialmente le sottozone del Veneto e del Trentino) così come tutto il centro, dalla Toscana all’Umbria passando per Lazio e Abruzzo, e il sud con Campania e Sicilia. Tra le zone meno colpite c’è la Puglia che rappresenta il cuore produttivo italiano in termini di quantità. Molti produttori stanno cercando di fronteggiare questo attacco praticando una raccolta abbastanza anticipata delle drupe, al di là delle consuete azioni di contrasto contro i parassiti. Si pensi che in una regione come l’Umbria, dove solitamente si comincia a raccogliere intorno al 10 novembre, quest’anno si è iniziato già dalla seconda metà di ottobre. Anche nella zona di Andria si sono riscontrati danni legati a questo insetto, mentre nel Leccese (23mila ettari di uliveti) i produttori stanno facendo i conti con il problema xylella, batterio che causa il rinsecchire delle piante. Ministero e Regione Puglia stanno lavorando a costruire una zona cuscinetto di due km dallo Ionio all’Adriatico per evitarne la diffusione.

Stime alla mano, la campagna 2014/2015 è prevista in calo tra il 30 % (secondo Coldiretti) e il 40%, secondo Agrinsieme, che parla di “anno nero” per l’olio di oliva italiano, comparto che vale 3 miliardi di euro e occupa 1,1 milioni di ettari, impiegando manodopera per 50 milioni di giornate di lavoro. Il mercato (secondo dati Ismea) vede un forte aumento dell’import dalla Spagna (che ha prodotto la cifra record di 1,8 milioni di tonnellate nel 2013/2014): i primi sei mesi 2014 segnano quantità quattro volte superiori a quelle dello stesso periodo del 2013.

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Sul fronte prezzi, l’atteso calo produttivo sta facendo lievitare i listini degli oli vergini ed extravergini. Nella terza settimana di ottobre, un chilo di extravergine si vendeva a 4,14 euro (+40% su base annua e +2,7% sulla precedente settimana). Si tratta di un valore tra i più alti degli ultimi dieci anni. Gli aumenti più significativi sono stati registrati nel Viterbese (fino a 7,2 euro al kg), Trapanese e nelle principali aree produttive della Calabria. E se in Italia i prezzi sono in rialzo, in Spagna (nonostante una produzione attesa in calo rispetto alla precedente campagna) la situazione vede listini poco movimentati. A livello globale i livelli produttivi sono previsti in ribasso: il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) quantifica in quasi il 20% la flessione del raccolto rispetto allo scorso anno, a quota 2,56 milioni di tonnellate.

a cura di Indra Galbo e Gianluca Atzeni