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Da noce nello schiaccianoci a settore in attesa di sviluppo. Praticamente un adolescente che non demorde e ha voglia di crescere. E’ il comparto delle denominazioni di origine protetta dell’olio che in Italia conta 43 riconoscimenti, il 40% di tutta l’Unione Europea che somma 116 oli Dop e Igp. Ecco il bilancio di come va la ri

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cerca della qualità nell’extravergine fatto da Federdop durante il convegno in occasione dei 20 anni dall’istituzione delle Dop in Italia.

 

 

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La produzione italiana precede quella greca e spagnola rispettivamente con 27 e 26 riconoscimenti.
In Italia producono più etichette Dop le province di Trapani e di Siena ma a questo primato locale e nazionale  non corrisponde un forte livello di produzione certificata. Nel 2010, secondo i dati IsmeaQualivita, analizzati dall’osservatorio economico di Unaprol la produzione certificata ha raggiunto circa le 10.500 tonnellate, evidenziando una sostanziale stabilità rispetto ai livelli raggiunti nel 2009 (+0,7%). La produzione certificata di oli Dop e Igp rappresenta il 2-3% circa della produzione totale di olio extravergine.

“Tutto ciò è dovuto al permanere di quelle difficoltà che da sempre caratterizzano la filiera dell’olio a denominazione di origine – afferma Massimo Gargano presidente di Unaprol – dobbiamo sostenere il comparto e aiutarlo a crescere perché rappresenta il primo esempio di legame forte con il territorio e con il made in Italy”.

 

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Per il vicepresidente Federdop, Daniele Salvagno, che ha presieduto la cerimonia del ventennale, le cause del mancato decollo vanno individuate nella “frammentazione della realtà produttiva, nell’assenza in certi casi di un’organizzazione dell’offerta, nello scarso coordinamento tra attori pubblici e privati della filiera e nella carenza di strumenti adeguati per affrontare la concorrenza di prodotti esteri in parte mitigata dal nuovo Piano Olivicolo Nazionale che ha destinato al settore prime risorse per azioni di sostegno e sensibilizzazione del consumatore”.
Nel settore però non mancano realtà virtuose con produzioni certificate di rilievo.

 

Tra queste  il “Toscano Igp” e il “Terra di Bari Dop”, con una produzione che nel 2010 ha oltrepassato rispettivamente le 3.900 e le 2.400 tonnellate. Con queste due sole denominazioni si sfiora il 61% della produzione certificata complessiva del comparto oleicolo a denominazione di origine.
In termini di fatturato all’origine il Toscano ha contribuito per il 2010 al 41% , seguito dalla denominazione terra di bari con il 20%. A distanza seguono le altre denominazioni.

 

Ed è proprio alla DOP Terra di Bari che vanno due dei premi primaclasse. I Grand Prix  d’oro e di bronzo vengono assegnati quest’anno rispettivamente alle aziende De Carlo di Bitritto (BA) e Minervini di Molfetta (BA), quest’ultima preceduta dal Grand prix d’Argento all’azienda agricola Di Giacomo Sandro della Dop Aprutino Pescarese. Conto alla rovescia, intanto, per l’undicesima edizione del premio nazionale Sirena d’Oro dedicato alle DOP che Giuseppe Stinga, vicesindaco di Sorrento, ha annunciato per la prossima Primavera nella città del Golfo.

Il 2013 sarà anche l’anno decisivo per la messa in sicurezza dell’origine del vero prodotto made in Italy. In dirittura d’arrivo in Parlamento la legge salva made in Italy  che prevede sanzioni accessorie alla condanna per il delitto di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. Le sanzioni – hanno riferito la relatrice del disegno di legge, sen. Colomba Mongiello e Paolo Russo presidente della Commissione Agricoltura della Camera che sta per approvare in via definitiva l’articolato normativo, riguardano la pubblicazione della sentenza a spese del condannato su almeno due quotidiani a diffusione nazionale, ai sensi dell’articolo 36 del codice penale. Previsto anche il divieto per cinque anni di porre in essere qualsiasi condotta, comunicazione commerciale e attività pubblicitaria, anche per interposta persona, finalizzata alla promozione di oli di oliva vergini.

 


12 dicembre 2012