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Sono lontani i tempi in cui, appena trentatreenne, si aggiudicava con il “Louis XV di Montecarlo le sue prime tre stelle Michelin. Era il 1987, l’enogastronomia cominciava a uscire dagli spazi angusti delle cucine e gli chef non erano a

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ncora star del gusto. Oggi Alain Ducasse, con quasi 30 locali nel mondo e tante altre stelle, premi, riconoscimenti raccolti lungo il suo percorso professionale ha un plotone di 1.400 dipendenti sparsi tra sale e fornelli, e ha fuso la sua anima creativa di chef con quella di navigato imprenditore.  Non solo, ma proprio quest’anno festeggerà, dal 16 al 18 novembre, sempre a Montecarlo, anche i “primi” 25 anni  del suo primo ristorante assieme a star, ammiratori e colleghi. Un evento che contribuirà non poco a trainare le vendite della sua ultima fatica letteraria, semmai ne avesse bisogno.

 

Dopo “J’aime Paris” e “J’aime Monaco” è arrivato infatti in libreria “J’aime New York” (seguiranno Londra nel 2013 e Tokyo nel 2014), un volume fotografico, pubblicato in Italia da Ippocampo, che invita a scoprire ristoranti esotici, macellerie, location di lusso, chioschi e mercati. Insomma il melting pot tipico della più internazionale delle città messo nero su bianco o meglio sul piatto: quattro capitoli, 150 indirizzi gourmand dove comprare e assaggiare il meglio di New York.

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Un libro che non è una guida, ma una fotografia della diversità culturale, estetica, umana e anche gastronomica che esprime la città. Tra queste anche la magia dei veri ristoranti italiani, quei pochi che semmai hanno ceduto alla multiculturalità lo hanno fatto solo rimodernando le proprie sale in stile newyorkese. “E’ finita la globalizzazione a tavola – tiene a puntualizzare lo chef- genera solo confusione. La parola ora è localizzazione. Più che mai oggi ci si deve esprimere ciascuno coni suoi gusti e tradizioni”. Largo dunque alla biodiversità e abbasso la fusion.

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Nel volume, indirizzi storici, curiosi ma soprattutto autentici nella loro complessità. Dagli hot-dog di Brooklyn ai ristoranti chic nel cuore di Manhattan, lo chef ci svela la sua New York del gusto, una città alla quale è profondamente legato per esserci vissuto e averci lavorato a lungo. Tra i locali segnalati da Ducasse: “Shake Shack”, in Madison Square Park, dove Danny Meyer prepara i migliori hamburger della città, “Peasant”, nel quartiere Nolita (nord di Little Italy) dove giovani e studenti fanno la fila fino a tardi per mangiare pizza bianca e melanzane alla griglia. Non potevano mancare anche locali esclusivi come la “Pool Room” del Four Seasons, architettata da Mies van der Rohe (JFK vi festeggiò il suo 45° compleanno), o il mitico “Keens”, la steakhouse chic di Carnegie, a lungo proibita alle donne. E poi, la “Locanda Verde” di Robert de Niro che importa la pasta direttamente da Napoli e il “Nobu” di Tribeca.

 

Michela Di Carlo

17/10/2012

 


Alain DucasseJ’aime New York. La mia New York del gusto in 150 indirizzi

Prezzo: € 29,90

Pagine: 620

Editore: Ippocampo