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E’ una storia carina, quella di Massimo e della sua famiglia. Comincia appena ottenuto il diploma, quando guarda la fidanzata, poi moglie, Susy, e le fa: “Ma vogliamo aprire un ristorante?”. Quanti di noi l’hanno pensato, detto, sognato? E loro son partiti, con passione e incoscienza… E hanno aperto l’Osteria Fumetti, a Castelfranco di Sopra, paesino di 3.000 anime in provincia di Arezzo, patria del Coppino, il grande Franco Chioccioli che vinse il Giro d’Italia nel ‘91. “Doveva essere un’avventura, un passaggio, una bischerata – fa Massimo Gironi – ma alla fine siamo stati lì per 23 anni. Io, la Susy, sua sorella gemella Daniela e il cognato Alessandro, che purtroppo è venuto a mancare nel ’92, a soli trent’anni”.

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Ma la vera storia è nel fatto che poi, dal 2006, l’Osteria Fumetti è diventato un marchio per piatti pronti e che da 4 che erano i dipendenti sono diventati una trentina che sfornano e vendono ogni giorno migliaia di piatti pronti, di ottima qualità e fattura, tutti di impostazione toscana. Si trovano nei negozi Conad di Toscana e Lazio: alla Stazione Termini c’è un loro banco. Ma non solo: Massimo & co. sono tornati alla trattoria! Anzi, alla ristorazione. E non solo perché il 50% del loro fatturato è garantito da bar, ristoranti ed enoteche toscane, ma perché loro stessi hanno riaperto l’Osteria Fumetti.

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Solo che non è più un’osteria, bensì un locale a metà tra il supermarket e la gastronomia (foto qui sopra), dove si può fare la spesa acquistando i prodotti pronti e portarli a casa oppure scegliere cosa si vuole, pagare, scaldare il cibo in uno dei 6 microonde a disposizione degli avventori e sedersi a mangiare in uno dei tavoli della sala. e si trova a San Giovanni Valdarno, poco distante dalla vecchia Osteria. Solo che qui gli abitanti sono un po’ di più, quasi ventimila.

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Ma quali sono stati i primi clienti? “La verità? – sorride Massimo – i primi sono stati i carabinieri, poi i vigili urbani e a seguire i dipendenti dell’ufficio tecnico comunale: a prezzo fisso vengono a pranzare o a cenare, a seconda dei turni”.

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Come nasce questa idea? “La filosofia è di passare a una trattoria per 30 persone a un ristorante per mille – spiega Massimo – Nel senso che i nostri piatti sono quelli che avremmo proposto all’Osteria, anche se li prepariamo in un moderno stabilimento (foto sopra). Il cambiamento è stato nella fatica di fare il ristoratore che dopo 23 anni era diventata insostenibile e nel programmare costi e investimenti per avere sempre una qualità alta. Il mondo cambia, non si può restare sempre fermi. Capisco i puristi che boccerebbero all’istante anche solo l’idea di mangiare un piatto pronto, ma li sfido ad assaggiare. Pensi che le prime prove che ho fatto sono stati i pici all’aglione, un classico toscano (nella foto sopra). Ho chiamato il piatto picio alla carrettiera ed è ottimo. Poi sono arrivati gli altri… fino a proporre anche i fritti: la fettina panata e la frittura di mare, tutti realizzati con pastelle di semola e non con i prodotti ad hoc per il microonde (nella foto qui sotto). Il successo, per fortuna, è arrivato presto, perché l’anno dopo ci ha chiamati la Conad per rifornire i loro negozi. Così è partito alla grande il tutto”.

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Morale della favola? Per la qualità c’è spazio e anche i piccoli possono crescere, senza vendere l’anima al diavolo… Non sarà moltissimo, ma in un panorama in veloce sommovimento e con operazioni di dubbia sostanza, la storia di Massimo e dell’Osteria Fumetti tutto sommato è una bella pagina. Uno stimolo a percorrere anche strade nuove. Tanto che lo stanno già chiamando da Bologna, Verona e Roma per aprire altri punti come quello di San Giovanni Valdarno. Di provata tradizione toscana (nella foto qui sotto la porchetta di maiale).

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Stefano Polacchi

9 agosto 2012