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Londra e Varsavia sono state le ultime tappe del Top Italian Wines Roadshow, partito da Zurigo nel novembre scorso e che si è chiuso in maniera brillante il 10 marzo.
In questi mesi il più importante evento itinerante del vino italiano ha toccato Zurigo, Mosca, Copenhagen, Berlin

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o, Parigi, Bruxelles e infine Londra e Varsavia. 59 produttori hanno incontrato operatori e pubblico, poco meno di 10.000 persone, offrendo loro 240 diverse etichette.

Ed è stato un successo di contatti e visibilità anche per gli sponsor del Roadshow, la grappa Bonaventura Maschio, l’acqua Surgiva e le paste ripiene della Surgital.

Oltre 1000 persone hanno affollato il salone degli eventi della Allen & Overy a Bishop Square, nel cuore della City, per assaggiare i vini dei 59 produttori italiani del Roadshow. Londra ancora una volta si dimostra una delle tappe più interessanti del circuito di eventi organizzato dal Gambero Rosso.

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Ed era soprattutto un pubblico di operatori, di distributori, buyers e importatori quello che si è visto nel pomeriggio di martedì 9 marzo nella capitale britannica.

Il mercato ha lanciato segnali confortanti, c’è ripresa nei consumi e dunque cresce, seppur lentamente, la domanda di vino italiano.

E sono soprattutto i vini da vitigni autoctoni quelli che hanno intrigato i palati londinesi, che nelle nostre etichette vedono una sorta di antidoto alla globalizzazione del gusto.

Ed anche le bollicine italiane, Franciacorta, Trento e Prosecco di Valdobbiadene, hanno raccolto apprezzamenti eccellenti, come quelli di Steven Spurrier, Master of Wine e figura carismatica della stampa enologica britannica, che con Marco Sabellico e Daniele Cernilli ha condotto i seminari a cui hanno partecipato 120 persone.

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Mercoledì 10 è stata la volta di Varsavia, dove dalle 13,30 alle 19,30 quasi 800 persone, prevalentemente professionisti del settore, hanno festeggiato la seconda edizione del Roadshow in Polonia.

«Il nostro paese è sempre stato un grande consumatore di vino – ci raccontava un partecipante  – pensate che fino al 1938 in una buona enoteca di Varsavia potevi trovare oltre 40 annate di Tokaij ungherese e i maggiori vini d’Europa. Poi per cinquant’anni il deserto. Oggi abbiamo voglia di “recuperare” il tempo perduto, e di riabituarci ad un consumo che fa parte della nostra tradizione».

In Polonia, in particolare, la crisi ha inciso abbastanza seriamente nei due anni scorsi, ed ha costretto molti ristoranti a chiudere i battenti, e gli importatori a indirizzarsi verso i vini più semplici e meno costosi.

Il 10 marzo però si respirava un’aria diversa, c’era un discreto ottimismo e un rinnovato interesse verso i vini di maggior prestigio, come Barolo, Brunello, Amarone e Taurasi. E questo è emerso con ancora maggiore chiarezza nelle degustazioni guidate da Daniele Cernilli e Marco Sabellico che sono stati brillantemente coadiuvati dai colleghi Tomasz Prange-Barczynski e Wojciech Bo?kowski della rivista WINO, la più autorevole testata enogastronomica del paese.

 

Marco Sabellico
11/03/2010