Da quando ho preso ad occuparmi professionalmente di intelligenza artificiale, mi diverto come un bambino a testare i large language model, ChatGPT e famiglia, in ogni condizione e per ogni esigenza. Una volta appresa la grammatica dei prompt, le istruzioni ai modelli, che consiste nell’articolare richieste chiare in linguaggio naturale, evitando che le IA si inventino le risposte o ci diano sempre ragione, non c’è quasi nulla che non si possa fare nel campo del sapere. Io che amo scrivere non glielo faccio fare al posto mio, ma ormai non potrei farne a meno per fare ricerche, comparazioni, ordine negli appunti e nei pensieri. Da qui, ci vuol poco con me, sono “scivolato” in cucina, e ho scoperto un mondo.
La cucina, italiana e non solo, è anche uno straordinario sistema di conoscenze: ci sono le materie prime, nelle loro infinite varietà e combinazioni, c’è la techne che le sa gestire e orientare, c’è la tradizione che costituisce il tesoro, c’è la creatività che lo innova, c’è l’uso quotidiano del sapere. Tutto questo fa il patrimonio premiato addirittura, e con merito, dall’UNESCO. Ebbene, lo dico da conservatore gastronomico quale sono sempre stato, l’IA può fare moltissimo proprio per garantire che questo patrimonio non si perda, non si svilisca, non rinunci alla propria biodiversità.
Come? Raccogliendo la conoscenza che oggi è polverizzata tra vecchi libri, vecchie nonne, contadini, mercati locali, chef e produttori e mettendola a disposizione, combinandola, rendendola materia viva, immediatamente fruibile da tutti, a basso costo e con poche barriere.
Oggi posso chiedere a ChatGPT o a Gemini cos’è e come si prepara qualunque ingrediente, ortaggio o formato di pasta, posso chiedere con una fotografia cos’è quel frutto che ho visto su una bancarella al mercato e come si mangia, di più, posso farmi guidare passo dopo passo in cucina, e con una foto capire se sto andando bene o ci sono difetti da correggere. Ovvio che l’IA non ha fatto la scuola alberghiera, non ha gusto e anzi non mangia proprio (energia a parte). Combina statisticamente il sapere che le è stato dato in pasto e c’è in Rete per darci le risposte più probabili, e a volte sbaglia, ma sempre di meno. E no, non credo ci renderà schiavi, anche se cambierà il nostro lavoro. Per chef, gastronomi, studiosi e appassionati è una miniera straordinaria di sapere che esiste e di possibile innovazione, serve ad andare avanti per proteggere meglio il nostro patrimonio. Provatela e fatemi sapere.
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