ยซQuando ero piccolo si comperavano ai bambini due tipi di gelati, venduti da quei carrettini bianchi con coperchi argentati: o il cono da due soldi o la cialda da quattro soldiยป racconta Umberto Eco in Come mangiare il gelato (in Come viaggiare con un salmone, La nave di Teseo, Milano, 2016). Semiologo, intellettuale, romanziere dalla curiositร prensile e l’interesse aperto a ogni espressione umana, di cui ricorrono ora i 10 anni dalla morte segnando la fine del silenzio stampa da lui stesso richiesto nel testamento. L’Italia si prepara a celebrarlo a spron battuto con eventi in ogni dove, inclusa una maratona di testimonianze e ricordi lunga 24 ore su YouTube: un evento che rompe i limiti del tempo e dello spazio, come lo รจ stata la sua opera in vita, aperta a ogni genere, ai contenuti piรน disparati senza distinzioni tra cultura alta e bassa, materiali pop o accademici. Poco apocalittico e molto integrato, applicava i suoi affilati strumenti di analisi a ogni elemento del vivere quotidiano.
Cosรฌ anche il gelato era una chiave di lettura della societร , nella contrapposizione tra la morigeratezza di un tempo e una certa sfacciata tendenza allo sperpero della societร contemporanea: cono da due soldi versus cono da quattro, ma anche contatto diretto tra chi fa e chi consuma contro un rapporto mediato dal macchinario di produzione, nei confronti del quale il buon senso popolare โ quel buon senso timoroso e cauto โ non ha consigli da dare.
ยซIl cono da due soldi era piccolissimo, stava appunto bene in mano a un bambino, e si confezionava traendo il gelato dal contenitore con lโapposita paletta e accumulandolo sul cono. La nonna consigliava di mangiare il cono solo in parte, gettando via il fondo a punta, perchรฉ era stato toccato dalla mano del gelataio (eppure quella parte era la piรน buona e croccante, e la si mangiava di nascosto, fingendo di averla buttata). La cialda da quattro soldi veniva confezionata con una macchinetta speciale, anchโessa argentata, che comprimeva due superfici circolari di pasta contro una sezione cilindrica di gelato. Si faceva scorrere la lingua nellโinterstizio sino a che essa non raggiungeva piรน il nucleo centrale di gelato, e a quel punto si mangiava tutto, le superfici essendo ormai molli e impregnate di nettare. La nonna non aveva consigli da dare: in teoria le cialde erano state toccate solo dalla macchinetta, in pratica il gelataio le aveva prese in mano per consegnarle, ma era impossibile identificare la zona infettaยป.
La cialda da quattro: festosa abbondanza; il cono da due: misurata morigeratezza. Ma tra questi due poli ce ne รจ un’altro, una terza variabile che, pur non costando piรน degli altri, รจ sinonimo di sperpero, di eccesso immorale, di opulenza che porta dritto dritto alla mollezza dei costumi, rappresentando una celebrazione dell’eccesso sconcia e proprio per questo desiderabile.

ยซIo ero perรฒ affascinato da alcuni coetanei cui i genitori acquistavano non un gelato da quattro soldi, ma due coni da due soldi. Questi privilegiati marciavano fieri con un gelato nella destra e uno nella sinistra, e muovendo agilmente il capo leccavano ora dallโuno ora dallโaltro. Tale liturgia mi appariva cosรฌ sontuosamente invidiabile che molte volte avevo chiesto di poterla celebrare. Invano. I miei erano inflessibili: un gelato da quattro soldi sรฌ, ma due da due soldi assolutamente no. Come ognuno vede, nรฉ la matematica nรฉ lโeconomia nรฉ la dietetica giustificavano questo rifiuto. E neppure lโigiene, posto che poi si gettassero entrambe le estremitร dei due coni. Una pietosa giustificazione argomentava, invero mendacemente, che un fanciullo occupato a volgere lo sguardo da un gelato allโaltro fosse piรน incline a inciampare in sassi, gradini o abrasioni del selciato. Oscuramente intuivo che ci fosse unโaltra motivazione, crudelmente pedagogica, della quale perรฒ non riuscivo a rendermi contoยป.
ยซOra, abitante e vittima di una civiltร dei consumi e dello sperpero (quale quella degli anni trenta non era), capisco che quei cari ormai scomparsi erano nel giusto. Due gelati da due soldi in luogo di uno da quattro non erano economicamente uno sperpero, ma lo erano certo simbolicamente. Proprio per questo li desideravo: perchรฉ due gelati suggerivano un eccesso. E proprio per questo mi erano negati: perchรฉ apparivano indecenti, insulto alla miseria, ostentazione di privilegio fittizio, millantata agiatezza. Mangiavano due gelati solo i bambini viziati, quelli che le fiabe giustamente punivano, come Pinocchio quando disprezzava la buccia e il torsolo. E i genitori che incoraggiavano questa debolezza da piccoli parvenus, educavano i figli allo stolto teatro del ยซvorrei-ma-non-possoยป, ovvero preparavano, diremmo oggi, a presentarsi al check-in della classe turistica con un falso Gucci acquistato da un ambulante sulla spiaggia di Riminiยป.
Conseguenza di questa celebrazione dell’eccesso l’impossibilitร di dare il giusto valore all’oggetto del proprio desiderio: due gelati insieme significa ostentazione, vizio, ma anche facilitร nel cambiare oggetto del desiderio e insieme caducitร di quel che ha, che richiama il tema dell’obsolescenza programmata, meccanismo proprio della nostra civiltร consumistica.
ยซLโapologo rischia di apparire privo di morale, in un mondo in cui la civiltร dei consumi vuole ormai viziati anche gli adulti, e promette loro sempre qualche cosa di piรน, dallโorologino accluso al fustino al ciondolo regalo per chi acquista la rivista. Come i genitori di quei ghiottoni ambidestri che invidiavo, la civiltร dei consumi finge di dare di piรน, ma in effetti dร per quattro soldi quello che vale quattro soldi. Butterete via la radiolina vecchia per acquistare quella che promette anche lโautoreverse ma alcune inspiegabili debolezze della struttura interna faranno sรฌ che la nuova radiolina duri solo un anno. La nuova utilitaria avrร i sedili in pelle, due specchietti laterali regolabili dallโinterno e il cruscotto in legno, ma resisterร molto meno della gloriosa Cinquecento che, anche quando si rompeva, si rimetteva in moto con un calcio.
Ma la morale di quei tempi ci voleva tutti spartani, e quella odierna ci vuole tutti sibariti.
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