Fuori confine

La crisi nera della feta. Ecco cosa sta succedendo i Grecia

Una conta dei morti altissima: più di 450mila animali sono stati soppressi in poco più di un anno a causa del vaiolo. Eppure, di vaccini non se ne parla, perché il prezioso mercato della feta perderebbe tutto

  • 23 Febbraio, 2026
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Aveva solo 52 anni, il pastore greco che a gennaio si è tolto la vita dopo aver visto morire il suo gregge di pecore a causa dell’epidemia di vaiolo. Le ha dovute abbattere tutte e mille, lì nella Pieria, a nord della Grecia, in quel territorio che lo aveva sempre appagato e che alla fine l’ha tradito. Un gesto che ha fatto parlare di sé nel paese, e che è l’estrema conseguenza di una malattia che sta mettendo a dura prova gli allevatori di pecore e capre, il cui latte è fondamentale per dare vita alla più famosa delle specialità locali: la feta.

Epidemia di vaiolo colpisce il mercato della feta

Per la precisione, l’80% del latte ovino e caprino prodotto in Grecia è destinato alla produzione della feta, prodotto prezioso che vive al 65% di esportazioni all’estero. Una ricchezza che sta però impedendo la risoluzione del problema: è per questo motivo che il governo ha scelto di escludere la vaccinazione per il vaiolo, per non perdere «il suo status di paese indenne dal vaiolo ovino ed essere dichiarato paese con malattia endemica, andando incontro a pesanti restrizioni alle esportazioni». Lo ha spiegato il microbiologo Raúl Rivas dell’università di Salamanca in un’intervista al quotidiano spagnolo El Confidential. A causare la malattia, dei ceppi di virus simili a quelli del vaiolo umano e delle scimmie, «ma questo ovino non può essere trasmesso all’essere umano». Febbre, lesioni cutanee e interne: «Nei ruminanti il vaiolo ha un tasso di mortalità molto alto».

Il primo focolaio risale all’estate 2024: era il 21 agosto, giorno che ha segnato l’inizio della fine per gli allevatori ovini della Grecia. Il vaiolo si trasmette in fretta, e tra quel primo focolaio e il dicembre 2025 sono stati segnalati 1.985 casi di contagio in 2.449 allevamenti del paese. La conta dei morti è altissima: più di 450mila animali sono stati soppressi in poco più di un anno. Eppure, di vaccini non se ne parla, anche perché la feta può essere prodotta solamente in Grecia: «Se l’Unione europea rendesse più flessibile la normativa per non lasciare sfornito il mercato e permettesse ad altri paesi di produrre formaggi con le stesse caratteristiche o perfino con la stessa denominazione, il contraccolpo per la Grecia sarebbe enorme».

Il prezioso mercato della feta in Grecia

Il vaiolo si trasmette attraverso le mucose e l’inalazione della polvere delle croste secche, e si pensa sia arrivato nel paese partendo dalla Turchia. È proprio da lì che arrivano i vaccini non autorizzati che molti allevatori greci stanno importando per vaccinare in autonomia i propri animali. Il sostegno del governo – indennizzi di massimo 250 euro per animale – non basta. Ma se la Grecia decidesse di vaccinare, diventando stato con malattia endemica, dovrebbe poi attendere anni senza alcun caso di contagio prima di poter essere di nuovo dichiarato indenne. Perdendo tanto mercato (i dati del 2023 parlano di 140mila tonnellate di formaggio l’anno, con un valore export che nel 2024 ha raggiunto i 785 milioni di euro).

Fermare l’epidemia senza una campagna di vaccinazione, però, è pressoché impossibile. «In Spagna ci siamo riusciti» spiega Rivas, «ma in Grecia l’emergenza sta assumendo dimensioni enormi. Nelle ultime settimane il numero di focolai è aumentato».

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