Libero scambio

Adesso l'Italia dice sì al Mercosur: ecco come è cambiato l'accordo. Ma Coldiretti annuncia nuove proteste

Il Governo italiano vota a favore dopo l'aumento dei fondi Pac e le garanzie su reciprocità. Se secondo Uiv ci saranno nuove chance per il vino, gli altri sindacati restano scettici

  • 09 Gennaio, 2026
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Arriva un nuovo accordo europeo sul trattato di libero scambio Ue-Mercosur. Il Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti in seno al Consiglio dell’Ue ha dato il via libera, non unanime ma a maggioranza qualificata (contrari Francia, Polonia, Irlanda, Ungheria e Austria; astenuto il Belgio), all’intesa di libero scambio con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Di fatto, il Comitato ha dato mandato di firma alla Commissione Ue per proseguire nel percorso che porterà all’approvazione del trattato commerciale, di cui si discute da ormai 25 anni, secondo diversi step di ratifica tra cui quello al Parlamento europeo, a Strasburgo. L’Italia, che nella votazione del 9 gennaio a Bruxelles ha espresso parere favorevole, ha ottenuto alcune modifiche dopo il confronto in sede di consiglio straordinario Agrifish dell’8 gennaio, in cui si è discusso di bilancio agricolo Pac e di Mercosur.

Due temi che tra loro si sono strettamente intrecciati, col governo di Giorgia Meloni che ha cambiato atteggiamento (da contrario a favorevole) dopo aver ottenuto, tramite il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, garanzie su un incremento dei fondi alla Politica agricola europea 2028-34 e regole più stringenti sull’import dai Paesi dell’America Latina.

I vantaggi per il vino

Sindacati agricoli che restano molto scettici, mentre per il settore vino sembrano aprirsi nuove opportunità di mercato, in tempi difficili per le vendite fuori confine, a partire dal nodo dei dazi negli Stati Uniti. Lo ha sottolineato per primo Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini: «L’intesa potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali del vino italiano e, al tempo stesso, rafforzare il sistema dei controlli per le merci». Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana da oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. «Oggi – ricorda l’Uiv – i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i fermi e fino al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: una progressiva eliminazione nei prossimi 8 anni potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale».

Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv

Per la Federvini, l’intesa Ue-Mercosur è un’opportunità strategica da cogliere: «Grazie alle clausole di salvaguardia che abbiamo fortemente auspicato, i produttori europei potranno disporre di una tutela rafforzata che prevede procedure rapide, soglie d’allerta e un monitoraggio rigoroso che potranno consolidare le prospettive di crescita della nostra filiera in un mercato promettente come quello sudamericano».

Cosa ha ottenuto l’Italia

In ambito Mercosur, l’Italia ha visto accogliere alcune richieste. Trattative lunghe che si sono mescolate a quelle sulla Pac post 2027. La Commissione Ue ha accettato di incrementare i fondi Pac, annullando le proposte di taglio (circa il 22%) avanzate nel disegno iniziale della presidente Ursula von der Leyen, che il 12 gennaio dovrebbe volare in Paraguay per firmare l’intesa per l’Ue. Inoltre, è stata abbassata la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8% al 5% (variazione di prezzi e volumi su merci sensibili (compresi gli agrumi, che prima erano esclusi) che farebbero scattare un’indagine dell’Ue per un’eventuale reintroduzione del dazio), ed è stato rafforzato, come sottolinea Lollobrigida, il sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Ue. Per gli agricoltori, rileva il Masaf, sarà in vigore un meccanismo di protezione più efficace in caso di perturbazioni sui prezzi dei prodotti agricoli e ci saranno garanzie di applicazione effettiva del principio di reciprocità.

L’Italia ha anche ottenuto che i prodotti in ingresso non debbano contenere residui di sostanze vietate per gli agricoltori europei. «E se le imprese non sono competitive – ha aggiunto il ministro – si attiverà un fondo da 6,3 miliardi di euro per mitigare le potenziali perturbazioni di mercato, insieme all’azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti previste dal regolamento Cbam». L’accordo, per il ministro, è un’occasione di sviluppo e presenta meccanismi di protezione e reciprocità adeguati ma sui quali vigileremo».

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura

I dubbi delle associazioni agricole

A vigilare saranno soprattutto le associazioni agricole, che non vedono di buon occhio l’intesa così come è concepita. La più grande sigla agricola europea, il Copa-Cogeca, annuncia mobilitazione: «Nonostante le recenti modifiche alle misure di salvaguardia aggiuntive, le organizzazioni agricole e cooperative agricole europee rimangono unanimi e unite nel denunciare un accordo che rimane fondamentalmente sbilanciato». In Italia, Confagricoltura si dice fortemente perplessa per l’impatto dell’intesa. In primis, il principio di reciprocità: «Nella sua forma attuale – spiega il sindacato – rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi Mercosur».

Coldiretti pronta a tornare in piazza

Insoddisfatta Coldiretti che chiede di estendere il principio di reciprocità sull’import-export a tutti i parner commerciali dell’Ue, non solo a quelli Mercosur, e minaccia manifestazioni di piazza a Strasburgo il prossimo 20 gennaio: «Questo accordo, così com’è, finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei».

Cia chiede un aumento dei controlli sull’import

Per Cia-Agricoltori italiani «la qualità del nostro Made in Italy agroalimentare non si baratta». L’associazione si dice soddisfatta per l’abbassamento della soglia di salvaguardia al 5% ma chiede parità di regole e condizioni e controlli serratissimi sugli standard produttivi e sanitari: «Tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e preannunciate proposte, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro istituzionale».

Cia chiede controlli all’import di gran lunga oltre il 50% dei prodotti con un ferreo allineamento agli standard di produzione e fitosanitari «portando allo zero tecnico i livelli massimi di residui in prodotti come la frutta». La Cia, da un altro lato, intravede opportunità per alcuni settori come vini e formaggi. La crescita per il Made in Italy agroalimentare (58 le Ig italiane tutelate nell’intesa Mercosur) è stimata oltre il mezzo miliardo di euro.

I prodotti più a rischio

Fedagripesca Confcooperative parla di prodotti a rischio, facendo sue le preoccupazioni espresse in questi giorni dalle filiere più penalizzate dall’eventuale accordo di libero scambio, a causa del prevedibile aumento delle importazioni dal Sud America: «Parliamo di produzioni strategiche per il nostro Paese, come lo zucchero, il miele, le carni, il riso e il mais». L’accordo commerciale coi Paesi del Mercosur, secondo il sindacato, segue una «logica che non privilegia la difesa del cibo salubre e di qualità, che è e deve restare la prima fonte di benessere per tutti i cittadini europei».

Dopo la votazione del Coreper, il Consiglio Ue e il Parlamento Ue hanno annunciato nel pomeriggio del 9 gennaio l’accordo sul testo provvisorio, che dovrà essere approvato e adottato da entrambe le istituzioni prima di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il regolamento, fa sapere una nota del Consiglio Ue, si applicherà all’accordo commerciale interinale dalla sua entrata in vigore e continuerà ad applicarsi anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo di partenariato Ue-Mercosur.

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