Il dibattito

"Musica in sottofondo nei ristoranti? Andrebbe eliminata". Lo chef Antonello Colonna risponde a Nicola Piovani

Dal suo locale di Labico, lo chef romano racconta all'AdnKronos perché ha bandito le note di sottofondo a tavola: "La convivialità è sacra"

  • 19 Settembre, 2025
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«Sono assolutamente d’accordo con il Premio Oscar Nicola Piovani. Il sottofondo musicale dovrebbe essere eliminato dai locali, dai bar, dai ristoranti. L’ho imparato quando lavoravo a Parigi. L’ospite è importante, la convivialità è sacra ed esigente. La musica a tutto volume non è elegante. La mia colonna sonora? Il parlare sommesso dei miei clienti». Lo chef Antonella Colonna, contattato dall’Adnkronos, entra nel dibattito lanciato dal pianista e premio Oscar per la colonna sonora de La vita è bella, Nicola Piovani, che il 19 settembre ha firmato un articolo su Repubblica in cui torna a parlare della musica di sottofondo nei ristoranti, bar e locali, e del rapporto fra suono e cibo, proponendo di istituire un bollino per i locali “Sms” (senza musica di sottofondo).

Secondo il compositore, ormai è sempre più frequente trovare nei locali una musica di sottofondo invadente. «Il costume (malcostume) – scrive – ha fatto passi da gigante: ormai non c’è luogo dove ci si possa difendere dal diffondersi straripante di questo blob musicale… che ci impedisce di goderci in silenzio un bicchiere di vino, una partita a carte, una chiacchierata fra amici». E ancora: «L’inquinamento prescinde dalla qualità della musica che viene diffusa. Usata così, la musica è designificata, una canzone di Cohen vale una di Povia, Perez Prado vale Ravel, Brassens vale Califano».

Nel dibattito, interviene sollecitato dall’Adn, lo chef romano: «Nel mio locale di Labico, alle porte di Roma, la musica è assolutamente proibita, per chi lo desidera solo nella Spa, ovviamente a volume e ritmo “adatto”. Questa si chiama libertà, anche se so di far parte di una minoranza ristretta”. Dunque lo chef è del tutto d’accordo con PIOVANI, anche se nel dettaglio “”forse non condivido appieno l’idea di “fare una sorta di mappatura dei locali ‘music free’”, dice. “In fondo – conclude – ad un cliente che, un giorno, mi chiedeva di mettere la musica di sottofondo ho semplicemente risposto…’eccomi la musique c’est moi’!».

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