Dopo le ultime fortunate aperture in città, che hanno portato la tradizione dei Paesi Scandinavi a New York, Claus Meyer è pronto per concretizzare un progetto sociale che gli sta molto a cuore: scuola, ristorante e centro di aggregazione insieme per gli abitanti di Brownsville. E tutti coloro che cercano riscatto. In cucina. 

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Claus Meyer a New York. Un impero in ascesa

Un sogno da raccontare ai nipotini tra 20 anni. È così che Claus Meyer immagina il polo gastronomico atteso per il prossimo inverno a Brownsville, New York. Ed è significativo iniziare da qui, prima di procedere a snocciolare i dettagli di un’operazione già molto chiacchierata nella metropoli americana, per chiarire lo spirito di un’iniziativa che lo chef danese trapiantato a New York non esita a definire filantropica. Eppure quello che sappiamo finora del socio in affari di Renè Redzepi traccia soprattutto il profilo ideale di un business man di successo, solido imprenditore della ristorazione che nell’ultimo anno molto si è speso per esportare oltreoceano la filosofia della New Nordic Cuisine. Ritrovandosi a gestire nella Grande Mela un impero in ascesa, dalla panetteria di Williamsburg aperta all’inizio del 2016 (Meyers Bageri) all’ambizioso progetto inaugurato solo qualche mese fa – la Great Northern Food Hall – nella Vanderbilt Hall del Grand Central Terminal (dove ha trovato spazio anche il ristorante fine dining Agern, che fa capo allo stesso gruppo), nei fatti una spaziosa food hall che serve cucina danese ben eseguita con ingredienti freschi e di qualità, con proposte per tutte le ore del giorno, dai panini alla cannella della colazione, agli smorrebrod con affumicati, bacche di bosco, burro fresco e rafano, ai piatti take away dell’area Deli. Alle miscele di caffè firmate Brownsville Roasters.

Incursione a Brownsville. Se la cucina è socialità e riscatto

Sì, perché proprio in uno dei sobborghi più poveri di Brooklyn, Claus Meyer e i suoi soci danesi già da qualche tempo hanno insediato la torrefazione che rifornisce i locali del gruppo. E per il volto più vero di un quartiere ancora inesplorato e turbolento lo chef imprenditore danese sembra aver perso la testa, tanto da decidere di progettare uno spazio per la gente del posto, un ristorante fuori dagli schemi che vedrà la luce nel giro di qualche mese nei locali di un ex negozio “tutto a un dollaro”. Del resto la vena idealista di questo cinquantenne danese piuttosto famoso tra i confini nazionali ha sempre convissuto con il pallino imprenditoriale che l’ha portato dov’è oggi. Si pensi al parto del manifesto della New Nordic Cuisine insieme al compagno di avventure René Redzepi, ma pure all’incursione in Bolivia, dove da anni lavora a sostegno del movimento gastronomico locale per riaffermare l’identità della cucina del territorio, con le attività del ristorante-scuola Gustu. Ribadendo la funzione sociale e culturale della cucina e la missione di cui può/deve sentirsi investito uno chef.

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Il Brownsville Culinary Center

Così mentre si attendono buone nuove sul Refettorio che Massimo Bottura aprirà nel Bronx, anche Claus Meyer ci tiene a dire la sua, offrendo un’occasione di riscatto (e un posto di lavoro sicuro) ai giovani in cerca di una strada da perseguire. Il progetto è in fieri e coinvolgerà attivamente gli abitanti del quartiere, perché il risultato sia quanto di più vicino alle aspirazioni e alle esigenze della collettività; un nome c’è già – Brownsville Community Culinary Center & Neighborhood Eatery– e riassume tutte le vocazioni di un luogo che valorizzerà il buon cibo proponendosi al contempo come centro di aggregazione. Della raccolta fondi si sta già occupando Melting Pot (e il suo curatore Lucas Denton), l’associazione no profit dello chef, che dal canto suo ha già messo insieme oltre un milione di dollari. Ma l’interessamento di ricchi investitori è caldamente auspicato per recuperare il ritardo accumulato finora per mancanza di fondi.

Intanto dalle prime interviste di Meyer trapela qualche dettaglio: il ristorante disporrà di una cinquantina di coperti, ma ospiterà anche un caffè con panetteria, laboratori e aule di cucina destinate alla formazione gratuita che Melting Pot già offre in spazi “di fortuna” (30 ore a settimana, per tre mesi). Cosa si mangerà? “Modern soul food”, cibo per l’anima. Familiare, delizioso, salutare.

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Brownsville Community Culinary Center | New York | 69, Belmont avenue, Brownsville | il prossimo inverno | www.meltingpotfoundation.org

Great Northern Food Hall | New York | Grand Central Terminal | Vanderbilt Hall, 89 Vanderbilt avenue | www.greatnorthernfood.com

Agern | New York | Grand Central Terminal | 89, East 42ndstreet | www.agernrestaurant.com

Meyers Bageri | New York | 667, Driggs avenue | www.facebook.com/MeyersBageriNYC/

Gustu | La Paz | ave Costanera, 10 | www.gustubo.restaurantgustu.com

 

a cura di Livia Montagnoli