Brutta situazione in Emilia Romagna (e non solo ovviamente) dove i clienti sono molto impauriti dalla novità virale e non intendono andare al ristorante. Giustissimo rispettare le misure restrittive, ma profondamente ingiusto danneggiare i ristoratori. Ecco qualche idea per trovare un bilanciamento tra le due cose.
Pubblicità

Totalmente inutile, in questa fase, lottare contro l’evidenza. Il virus esiste, non è una invenzione, non è una “banale influenza” come si è ripetuto per delle settimane e si combatte per ora soltanto in una maniera: rendendo più rarefatta la nostra socialità. Questo non significa astenersi totalmente dall’andare al ristorante o in trattoria, ma ridurre, fare meno, fare con più attenzione. E anche all’interno dei ristoranti stessi la parola d’ordine è la stessa: ridurre. Ridurre ad esempio i coperti per garantire un distanziamento tra persona e persona (qui un decalogo per star sicuri al ristorante di questi tempi visto che ancora i decreti ne consentono l’apertura su tutto il territorio nazionale).

Vitello tonnato di Irina
Bisogna uscire meno, ma come si fa senza danneggiare i ristoratori?

Questa “riduzione” però è un problema enorme per i ristoratori. Specie quando si trasforma in un totale annullamento della vita sociale da parte dei cittadini. Sta succedendo ad esempio in Emilia Romagna, regione colpitissima in queste settimane dal fenomeno Coronavirus. Chiaro: le persone infettate o ammalate sono poche centinaia a fronte di una popolazione di milioni di abitanti. Ma la gente ha paura e non ci si può fare nulla. Le conseguenze? Ristoranti vuoti a fronte di bollette da pagare che restano, di personale da pagare che resta, di mutui e finanziamenti da pagare che restano. O ci si fa divorare dall’ansia o – sempre con un po’ d’ansia ovviamente – ci si mette a creare qualche alternativa in maniera creativa.

Pubblicità

L’iniziativa di Irina Steccanella

Quest’ultima strada è stata intrapresa da alcuni operatori (pensiamo a Wicky’s a Milano) e tra questi c’è Irina Steccanella, giovane ristoratrice e cuoca nei Colli Bolognesi di Savigno di cui abbiamo tante volte parlato e che stufa di far da mangiare per quasi nessuno, ha inventato un nuovo servizio disponibile da subito: #irinacasa, ovvero il ristorante a dispetto di preparazioni complesse, temperature precise e impiattamenti studiati risponde con elasticità ai tempi che corrono, fa buon viso a cattiva sorte e diventa d’asporto. Per di più con un bel vantaggio economico oltre che di qualità come ci spiega nel filmato.

Gramigna con salsiccia di Irina
Menu e prezzi di Irina Trattoria a casa

I piatti di Irinacasa? Semplici, buoni e economici, anzi ancor più economici di quelli di Irina Trattoria. I primi a 7 euro (Spaghetti al pomodoro, tagliatelle al ragù, pasta e fagioli, polenta con friggione), tutti i secondi a 10 euro (costoletta fritta, salsiccia e fagioli, trippa alla parmigiana, polpette in umido, uova fritte con prosciutto crudo). E poi sia contorni che dolci a 3 euro. Come si fa a ordinare? Innanzitutto bisogna vivere a Savigno o dintorni, diciamo in tutta la Valsamoggia, perché occorre stare nelle vicinanze per non far rovinare il cibo. E poi si telefona (3451608382), si ordina e si va a prendere tutto a Via Guglielmo Marconi 39 a Savigno. Così si ottiene anche il pane in regalo.

Urge sforzo creativo

I tempi non sono particolarmente propizi e il periodaccio durerà un pochino. Occorre rispondere facendosi venire delle idee invece di farsi avviluppare dalla tristezza. Questa è un’idea e merita di essere premiata: statevene pure a casa, ma ordinando ogni tanto cibo d’eccellenza preparato per voi da professionisti i quali, senza il vostro contributo, potrebbero essere costretti ad abbassare la saracinesca e a non essere lì al loro posto quando vorrete festeggiare in un ottimo ristorante la fine di questo brutto momento.


a cura di Massimiliano Tonelli

Pubblicità