Il chirurgo, pensatore e politico lombardo è scomparso a Milano all’età di 90 anni, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. E per contrastare la malattia, specie quella oncologica, aveva speso una vita intera, tra ricerca, pratica sul campo e divulgazione scientifica. Anche in tema di alimentazione e prevenzione a tavola. 

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La ricerca è priorità

È morto un uomo di scienza. È morto un uomo libero. Arriva in serata la notizia della scomparsa di Umberto Veronesi: 90 anni (sarebbero stati 91 tra poche settimane) di cui molti spesi nella lotta contro il tumore per restituire speranza ai malati oncologici, il professore lombardo, milanese d’adozione, sarà ricordato come libero pensatore e strenuo sostenitore della ricerca. E anzi, una qualità non può prescindere dall’altra. Almeno non quando si pensa ai primi passi dell’Istituto dei tumori di Milano (in nuce quell’Istituto Oncologico Italiano per cui sarà sempre ricordato, lo Ieo fondato nel 1991), cresciuto al seguito del chirurgo illuminato, che già negli ultimi decenni del Novecento marcava la differenza tra il prima e il dopo, presentando al mondo della ricerca la sua visione delle cose, la voglia di riportare al centro il paziente, e l’uomo. Più che libero pensatore, dunque, un pensatore avido di conquiste, personalità forte che la sua capacità di persuasione l’aveva riversata presto in politica, per sostenere, ancora una volta, che la ricerca pubblica è una priorità. Così, promotore accanito di questo umanesimo della medicina, la sua strada incrociò presto la difesa di stili di vita sani che devono restituire linfa vitale alla prevenzione prima, speranza nella lotta alla malattia poi. Così Veronesi si è fatto primo divulgatore di una consuetudine alimentare che influenza la qualità della vita, perché noi “siamo quello che mangiamo” e una dieta sana ed equilibrata è in grado di ridurre fino al 30% il rischio di contrarre un tumore. E l’adozione continuativa e precoce di abitudini alimentari varie e sane può migliorare notevolmente il nostro approccio alla vita. Fin qui le posizioni più moderate, che negli ultimi anni erano sfociate nel sostegno alla scelta vegetariana, che lui stesso aveva adottato per motivazioni mediche ed etiche.

La scelta vegetariana. Etica, prevenzione e salute

E a favore della riduzione del consumo di carne si era pronunciato più volte, perché ai giorni nostri, diceva, un regime alimentare carnivoro come quello protratto nei secoli dalla civiltà occidentale comincia a essere insostenibile per l’umanità e l’ambiente. Impatto ambientale, quindi, ma anche e soprattutto istanze salutistiche, che nella nutrigenomica (la scienza che studia gli effetti della dieta sul nostro organismo) trovano fondamento: “È dimostrato scientificamente che i vegetariani vivono più a lungo e in migliori condizioni di salute, dunque non c’è dubbio che la dieta vegetariana faccia bene. Un’alimentazione ricca di carni rosse e grassi saturi di origine animale è causa di cancro, obesità e molte malattie cardiovascolari. Inoltre è provato che nei vegetali esistono molecole che ci proteggono dalle malattie” dichiarava in una delle ultime interviste e ripeteva spesso, promuovendo la ricerca sulle sostanze nutritive fondamentali per l’uomo e aggiornando costantemente la lista degli alimenti che fanno bene, dai legumi alla famiglia delle crucifere (cavoli, broccoli), dal pomodoro agli agrumi, ai legumi.

Il libero pensiero e l’eredità immortale

Argomentazioni raccolte in tanti scritti, divulgate in convegni scientifici e diffuse a mezzo stampa, che nel 2011 erano confluite nella pubblicazione di un testo a quattro mani (con Mario Pappagallo) edito da Giunti: Verso la scelta vegetariana. Il tumore si previene anche a tavola. Ma il professore, con la sua Fondazione, a lungo si è speso anche nella lotta contro il sovrappeso e l’obesità, come rivela l’ultima pubblicazione divulgata appena qualche giorno fa (per la collana La salute a tavola), dedicata alle proprietà benefiche delle antocianine, i pigmenti coloranti che si trovano negli alimenti di origine vegetale. Per non perdere il piacere di alimentarsi bene, ma trarre dal cibo un aiuto grazie al quale affrontare al meglio la vita. Un assunto che riassume meglio di tante parole l’impegno profuso da Veronesi nella causa alimentare. La strada è ben avviata, l’eredità di pensiero resta. D’altronde, come ha commentato a caldo Roberto Orecchia, direttore dello Ieo: “Umberto ci ha ripetuto che il corpo si ammala e muore, e nessuno può accettare questa realtà più lucidamente di noi medici oncologici. Ma la mente può continuare a vivere attraverso le idee e la loro rielaborazione da parte di altre menti”. Ecco perché Umberto Veronesi continuerà a vivere.

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a cura di Livia Montagnoli