Dopo il restyling di Pujol a Città del Messico, lo chef messicano continua a investire sulla scena newyorkese. E circa due anni dopo l'apertura di Cosme, apprezzata tavola fine dining di Flatiron, ora ci prova con un concept informale aperto da colazione a tarda sera. Ecco cosa si mangia da Atla. 

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Casual d’autore. A New York

Si chiama Atla, è operativo da qualche giorno al 372 di Lafayette street (NoHo), e segna il raddoppio newyorkese di Enrique Olvera dopo il successo di Cosme (new entry nella World’s 50 Best 2017 appena resa nota a Melbourne). Ma soprattutto, la sfida dello chef messicano più famoso nel mondo alla ristorazione informale, piccoli prezzi e specialità che rivendicano le proprie origini per conquistare una volta di più una piazza gastronomica estremamente dinamica. Non il primo esperimento del genere, né l’ultimo, a giudicare dal desiderio contagioso che sta portando tanti chef blasonati ad approcciare una cucina più democratica che risponda a istanze culturali e sociali, oltre che gastronomiche. Format semplici, che non spaventano per costi ed etichetta, dal fast food d’autore (leggi Fuku e David Chang, ma pure Roy Patterson con Locol, in uno dei quartieri più desolati di Los Angeles) alla ristorazione divertita e pret a manger (tra gli ultimi esempi Topa Sukalderia di Andoni Aduriz, ma pure le Mercerie di Igles Corelli che presto si cimenterà con Roma, o, per restare a New York, il concept dedicato alla pasta di Mark Ladner).

 

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La colazione da Atla

Atla è così: in cucina c’è Hugo Vera, che da Cosme si è formato al fianco del braccio destro di Olvera, Daniela Soto-Innes, l’atmosfera è calda e curata, il menu modulato sulla leggerezza di una proposta incline al vegetale, ma golosa, adatta per tutta la giornata. Così tra polpette di farro, molletes con salsa guacamole e formaggio di capra, tostadas e yogurt al cocco con mirtilli, molti a New York già indicano Atla come il rifugio perfetto per una colazione con i fiocchi. Da bere espresso o cafè con leche, ma pure il più caratteristico cafè de olla, con cannella. E poi orzata al sesamo e acque aromatizzate all’ibisco o all’ananas con cannella. Dalle 8.30 del mattino. A pranzo si cambia registro, ma l’ambiente resta rilassato, e la carta invitante: hummus di fagioli bianchi, sandwich messicani, quesadillas, chile ripieno con tartare, zuppa di pollo; e i primi cocktail della giornata, a base mezcal o tequila. Molte delle proposte non superano i 20 dollari (tra i 9 e i 16 spaziano le singole voci), e il menu cambierà con molta frequenza. E l’idea è quella di aprire le porte anche a chi dopo una giornata di lavoro non desidera altro che una birra e qualche sfizio prima di tornare a casa. E dalle 22, il locale da 60 coperti si trasforma di nuovo, in cocktail bar, con guacamole e mandorle salate d’accompagnamento alla drink list.

Così mentre a Città del Messico Pujol ha appena trovato una nuova anima grazie al restyling dello spazio che ha battezzato l’esordio di Olvera nel mondo della ristorazione che conta, lo chef continua a farsi ambasciatore della cucina messicana sulla scena internazionale. Sempre nel segno della riabilitazione delle ricette più semplici e popolari. E con un occhio di riguardo a usi e costumi di New York.

 

Atla | New York | 372 Lafayette street | www.atlanyc.com

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a cura di Livia Montagnoli