Idee chiare com'è determinata la cucina del talentuoso chef patron del Gaggan, che 7 anni fa si proponeva di rilanciare l'immagine della tavola indiana nel mondo, abbracciando un percorso di avanguardia e sperimentazione che a tratti tramortisce il commensale. Nel 2020 il ristorante chiuderà, e Anand è pronto per nuove avventure. Anche in Giappone. 

Pubblicità

Storia di un successo

Chi, dopo i recenti successi internazionali di Gaggan Anand, ha già programmato una spedizione gastronomica a Bangkok, o semplicemente fantastica di ritrovarsi un giorno non troppo lontano seduto alla tavola di una delle insegne più ambite della scena ristorativa asiatica, non ha granché di cui preoccuparsi. Almeno per i prossimi due anni. Certo, l’annuncio che il talentuoso chef indiano adottato dalla Thailandia diversi anni fa ha scelto di affidare alla stampa mostrandosi ben fermo sulla sua posizione, rischia di far impennare in pochi mesi le prenotazioni per assicurarsi una cena da Gaggan, prima che il ristorante chiuda per sempre. Quando? Nel 2020. Oggi, che la cucina sperimentale di Gaggan vanta (per il terzo anno consecutivo) il primato nella classifica degli Asia’s 50 Best Restaurants, è “sufficiente” muoversi con 4 mesi d’anticipo. E secondo quanto riferisce lo staff al lavoro nella bella sala in stile coloniale nel centro di Bangkok ogni giorno le richieste sfiorano quota 500. Eppure, 7 anni dopo aver preso coraggio per far scoprire al mondo un’idea molto personale di cucina indiana contemporanea – tutta avanguardia, sifoni e azoto liquido, in parte debitrice alle esperienze europee – lo chef, lanciatissimo anche nello star system di settore (anche a lui, Chef’s Table ha dedicato un episodio), è pronto a voltare pagina.

Il ristorante con la data di scadenza

Un ristorante ha dieci anni di vita” ripete da un po’, “poi diventa un brand”. Il che, visto da una nuova prospettiva, significa anche che entro il 2020 il brand Gaggan sarà tanto consolidato da potersi reinventare in forme diverse. E, perché no, molteplici. Non dimentichiamo che tra i maestri che l’hanno sempre ispirato, in cucina e fuori, c’è quel Ferran Adrià che nel 2011 chiudeva per sempre El Bulli, lasciando la ristorazione internazionale orfana di un’esperienza che gli annali continueranno a descrivere come leggendaria. Anche, non neghiamolo, per la lungimiranza di sapersi fermare al momento giusto. All’apice del successo, prima di lanciarsi in nuovi progetti da solido imprenditore della ristorazione (ora tutti lo aspettano, con il fratello Albert e Josè Andres, al battesimo di New York, dopo l’accoglienza tiepida di Enigma, a Barcellona).

Pubblicità

 

Progetti per il futuro. Il Giappone e la bakery

Alla soglia dei 40 anni, Gaggan Anand, che già l’anno scorso ribadiva la propria idea di ristorazione “a tempo”, progetta il suo futuro prossimo. Sicuramente in Giappone, a Fukuoka: una piccola tavola, il GohGan, aperta per una ventina di giorni al mese, in collaborazione con lo chef Takeshi Fukuyama. Menu degustazione a 135 euro per vivere un’esperienza che fonde influenze franco-giapponesi e indiane. Ma c’è anche l’intenzione di consolidare un piccolo impero in città, a Bangkok, dove alla sua gestione fa già capo la steakhouse Meatlicious, mentre su Gaa e Suhring (rispettivamente improntate alla valorizzazione dei prodotti locali e sulla cucina contemporanea tedesca) ha già scommesso investendo per partecipare agli utili. Le new entry potrebbero essere una tavola in stile izakaya nippo-indiana – si chiamerà Raa – e una bakery affidata al pastry chef Solanki Roy che inaugurerà nel 2019, sotto l’insegna Sol. Ma non è detto che le buone nuove finiscano qui: da un anno a questa parte, quando per la prima volta annunciava il desiderio di chiudere Gaggan, lo chef svela nuovi tasselli. un’intervista dopo l’altra. E il 2020 è ancora lontano. Intanto tutti si aspettano che a dicembre 2017, quando la Michelin presenterà la prima edizione dedicata a Bangkok, la stella arrivi a premiare il percorso fatto sin qui.