Gastronativismo: come il cibo è strumento dell'ideologia politica. Il libro di Fabio Parasecoli

20 Ago 2022, 15:28 | a cura di Antonella De Santis
Un nuovo libro indaga il rapporto del cibo con la politica, e le sue strumentalizzazioni ideologiche. Lo firma Fabio Parasecoli, docente di Studi sull'alimentazione presso il Dipartimento di Nutrizione e Studi alimentari della New York University.
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“È un periodo strano per fare uscire un libro” dice Fabio Parasecoli. Docente di Studi sull'alimentazione presso il Dipartimento di Nutrizione e Studi alimentari della New York University, Parasecoli ha all'attivo diversi titoli che indagano il rapporto del cibo con altri aspetti del sapere umano, della cultura – popolare e non solo – la società, la politica, il design. Non fa eccezione neanche questa volta, puntando, se possibile, ancora con più decisione sulle connessioni che l'alimentazione intreccia con le dinamiche individuali e collettive. Si chiama Gastronativism: Food, Identity, Politics il volume edito dalla Columbia University che riunisce il frutto delle ultime ricerche di Parasecoli. L'obiettivo, però, non è rivolgersi ai soli addetti ai lavori, ma mettere a disposizione di tutti i risultati dei suoi studi grazie a “uno stile crossover” - come lo chiama - che dà ai contenuti una forma più possibile accessibile. Parola chiave: divulgazione. La stessa che sottende ad altre iniziative, sempre firmate Parasecoli.

Gastronativism-copertina

Il cibo in mostra e Capitol Hill

Le mostre, per esempio: Gusto! Gli italiani a tavola. 1970-2050 all'M9 di Venezia, e Bigger than the plate inaugurata nel 2019 al Victoria and Albert Museum di Londra che a settembre approda al Museum of Food and Drink di New York,  dove Parasecoli è co-curatore insieme a una figura interna al museo, in un lavoro di concerto con designer, artisti, architetti. “Anche questo” commenta “è un modo per far riflettere il pubblico su alcuni aspetti che riguardano il cibo, per esempio le difficoltà di approvvigionamento o la crisi dell'industria agricola”, quei meccanismi - insomma – che sottostanno a quel che mangiamo e a cui di solito non si presta attenzione. Ne riparleremo. Nel frattempo Parasecoli, ormai stabilmente residente negli Stati Uniti, ha osservato da lì il diffondersi della pandemia e l'insorgere del conflitto russo ucraino, ma anche l'assalto a Capitol Hill: proprio l'attacco del 6 gennaio 2021 lo ha convinto della necessità di dare un'accezione politica al libro che aveva in serbo. “Non è la prima volta che rifletto su cibo e politica” commenta. Del resto, oggi come in passato, il cibo è usato dai governi per controllare la popolazione o racimolare consenso elettorale, e allo stesso modo può essere veicolo di integrazione e conquista di diritti. Gli esempi sono molti.

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La lasagna halal e le nocciole turche

La lasagna halal del Papa, la Nutella e le nocciole turche di Salvini, e poi le molte questioni trattate al Parlamento europeo: il cibo è strumento ideologico. In Italia soprattutto: “perché è molto importante nella nostra identità, sia come individui che come comunità”. Non solo: “è immediato, non ha bisogno di spiegazioni, quindi attraverso di esso certi contenuti appaiono quasi naturali”. La famosa lasagna di Bergoglio, dunque, percorre la strada del multiculturalismo con semplicità. In più il cibo è performativo, quindi adatto a essere mediatizzato, “e di questi tempi se non sei mediatico non esisti”.

Un piatto di ravioli sino-giapponesi con salsa di soia

Gastronativismo. I temi del libro

“Nel libro esploro il fenomeno dell'uso ideologico del cibo in tutto il mondo e in vari aspetti” spiega Parasecoli, che fa un'analisi puntuale di episodi passati o presenti. Per esempio in India, dove il governo spinge per un induismo più conservatore e radicale, “il consumo di carne è un criterio per additare le altre comunità religiose, musulmane o cristiane, e le classi sociali più basse, perché storicamente gli intoccabili mangiavano bovini, frattaglie: un obbrobrio per un induista braminico agiato”. O in Giappone, con lo scandalo dei gyoza contaminati, che arrivavano congelati dritti dalla Cina. C'è poi il caso degli Stati Uniti, con Biden e l'affair “bbq del 4 luglio”, dove la tradizionale grigliata di carne dell'Independence day è entrata nella controversia politica legata alle posizioni sul cambiamento climatico. “Come è possibile tanta assurdità? Perché il cibo fa parte della quotidianità e a esso si legano delle emozioni forti”. Che possono facilmente essere strumentalizzate. Avere consapevolezza di queste dinamiche consente di evitarlo o addirittura diventare noi stessi attori di un cambiamento positivo nella nostra società. Per farlo, non basta mangiare, occorre anche farsi delle domande.

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Cosa è il gastronativismo

Il termine gastronativismo origina nell'America di metà '800, e nelle reazioni dei bianchi protestanti contro i nuovi arrivati non anglosassoni, olandesi o tedeschi. Nel dettaglio, il nativismo - la politica che mira a preservare una cultura indigena e, nelle sue derive reazionarie, gli interessi dei nativi contro quelli degli immigrati - emerge soprattutto dove c'è molta immigrazione, dove il confine tra noi e gli altri viene definito dal luogo di nascita. Negli anni '90, poi, c'è stato un cambiamento epocale, quando è arrivato un modello di globalizzazione diverso da quello preesistente, “che provoca grosse diseguaglianze, accentuate dalle crisi, da quella del 2008, al Covid, alla guerra in Ucraina”. La forbice tra chi ha e chi non ha, chi ha saputo cogliere le opportunità date dalla globalizzazione e chi no, aumenta; e con essa anche questi fenomeni di ideologizzazione del cibo. L'ostilità nei confronti dell'Unione europea, che molti vivono come una forzatura che rappresenta le elite globaliste e lascia indietro molte persone, ne è un esempio evidente.

Gastronativismo esclusionario e non esclusionario

Questa strumentazione ideologica si declina in due diverse direzioni: “esclusionario e non esclusionario”. Il primo cavalca un disagio che si esprime sulle persone più deboli o marginali, un malessere figlio della globalizzazione neoliberale (che ha anche trasformato i sistemi alimentari) in cui ci sono vincitori e perdenti, quelle fasce delle comunità che ne subiscono le conseguenze e che reagiscono aggrappandosi ancora di più alla propria identità, anche alimentare, prendendo le distanze dagli altri. Si tratta di dinamiche che possono fare il gioco di populismi e sovranismi usando il cibo per foraggiare il disprezzo verso gli altri. E l'altro? Il “gastronativismo non esclusionario è quello dei movimenti che identificano un nemico - per esempio gli ogm, o la globalizzazione neoliberale di cui sopra – e cercano di riunire un numero più ampio possibile di persone che si possano unire a loro”.

Gastronativismo: quali cibi?

Ci sono dei cibi che più di altri esprimono questo fenomeno? “Quelli simbolici di identità culturali: la polenta per la Lega Nord, la socca in Provenza – sorta di farinata diventata emblema di differenziazione contro immigrati arabi - la carne negli Stati Uniti e in India, i ravioli in Giappone”. Pietanze quotidiane, comprensibili, di cui tutti hanno esperienza: non il caviale, per intenderci, ma la lasagna.

Orizzonte e profondità. Guardare la foresta per capire il gastronativismo

Per comprendere meglio questi fenomeni, è fondamentale cambiare prospettiva, in termini di spazio e di tempo, quindi se da una parte il libro obbliga ad aprire gli orizzonti, trovando affinità e differenze con quanto accade altrove, dall'altra impone una lettura storica. Secondo delle traiettorie che Parasecoli ha indagato nel suo percorso professionale, come giornalista - di politica internazionale prima, di gastronomia dopo – e studioso del cibo, con una visione che fa sue analisi culturali, antropologiche, economiche, del commercio, e anche storiche. “Lo so” ammette “è un libro complesso, perché richiede al lettore di guardare al di là delle proprie frontiere. Ma” continua “spesso guardiamo gli alberi e non vediamo la foresta. Stavolta ho deciso di guardare la foresta”.

Gastronativism. Food, Identity, Politics - Fabio Parasecoli - Columbia University Press - 248 pp. - $25.00, $100 l'edizione con la copertina rigida – in inglese - https://fabioparasecoli.com

a cura di Antonella De Santis

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