La pellicola della lussemburghese Anne Fontaine porta sullo schermo un istrionico Fabrice Luchini nei panni di un annoiato intellettuale parigino che sceglie di dedicarsi alla panetteria. L'incontro con Gemma Bovery, la ragazza inglese che si trasferisce in Normandia, lo proietta nel suo romanzo preferito Emma Bovary. Questo darà avvio al corteggiamento. Tra farine e lievito, nel laboratorio di panetteria.
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Qualche mese fa aveva aperto il Festival del Cinema di Torino, ora (dal 29 gennaio) arriva nelle sale cinematografiche portando con sé l’allure brillante e pungente del cinema d’oltralpe.
Anne Fontaine è la regista di Coco Avant Chanel, lussemburghese dallo sguardo ironico e pudico, attratta dalla rappresentazione delle relazioni umane. Il protagonista è l’istrionico Fabrice Luchini, qui alle prese con un intellettuale bohemienne prestato alla panetteria (Martin Joubert). E la pellicola, adattamento di una graphic novel di Posy Simmonds (illustratrice inglese che ha collaborato alla sceneggiatura), ruota intorno all’ossessione letteraria del cinquantenne parigino che ha lasciato la città per ritrovare l’equilibrio nel panificio paterno, nella regione della Normandia. Gemma Bovery (allusivo sin dal titolo) sviluppa la sua trama nell’arco di un’ora e mezza di film giocato sull’assonanza, quella che porta il fornaio Martin a fantasticare sulla sua eroina letteraria preferita, Emma Bovary, sin dal primo istante ritrovata nella sua controparte femminile sullo schermo, Gemma.
La giovane inglese si trasferisce con il marito proprio nella casa adiacente a quella di un annoiato Martin, che proietterà sulla ragazza le vicende narrate sulle pagine di Flaubert, finendo per invaghirsene e cercare di manovrarla come la pedina di un romanzo che diventa realtà. Il collante di una relazione platonica che aspira alla carnalità e si gioca sulle sfumature di una sensualità raffinata è l’arte della panificazione, il mondo del laboratorio dove Martin insegna a Gemma le tecniche dell’impasto e i tempi della lievitazione.
Di nuovo il cibo sullo schermo, dunque, qui non tanto in veste di protagonista, ma di elemento unificante e amplificatore dell’insolito corteggiamento; sulla scia di un filone che vede come pellicola di spicco la prova messicana di Come l’acqua per il cioccolato (1992), ancora sentimenti in gioco sullo sfondo (ben evidenziato) di segreti di cucina e sapori intensi.

Gemma Bovery | di Anne Fontaine, con Fabrice Luchini e Gemma Artenton | 99 minuti | Dal 29 gennaio al cinema