In Italia crescono gli acquisti enogastronomici online. E eBay azzererà la commissione sul comparto alimentare. Intanto in Cina scoppia il caso Alibaba

12 Mar 2015, 16:59 | a cura di Livia Montagnoli
Nonostante solo l'1% del commercio online italiano riguardi il comparto grocery, aumenta il valore medio d'acquisto dei prodotti gastronomici su eBay, che ha deciso di azzerare la commissione sugli alimentari a partire dal 2 aprile, anche in vista di Expo.
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Aumenta il valore medio d'acquisto dei prodotti gastronomici su eBay, la piattaforma di commercio elettronico tra le più importanti al mondo (152 milioni di acquirenti) e attiva in Italia dal 2001. La crescita registrata nel 2014 è stata del 17%, con un prezzo medio di 31 euro. E il 2015, secondo quanto emerso in una tavola rotonda a Milano, a cui hanno preso parte Mipaaf-Icqrf, Aigic e Coldiretti, presenta margini di crescita.
Anche se, come rileva l'osservatorio del Politecnico di Milano, solo l'1% del commercio elettronico italiano è fatto dal comparto grocery, rispetto al 13% del Regno Unito. Lo scorso anno, sulla piattaforma italiana di eBay sono stati venduti 32.792 prodotti nella sottocategoria "dolci e biscotti", 25.733 prodotti in "pasta e condimenti" e 8.146 prodotti in "salumi e formaggi". Per consentire ai venditori di offrire prodotti a prezzi competitivi, anche in vista di Expo, eBay ha scelto di azzerare dal 2 aprile la commissione sugli alimentari, finora all'8,7%.
Dall'altra parte del mondo, va meno bene per il gruppo Alibaba. Il gigante cinese dell'e-commerce, quotatosi in borsa lo scorso settembre, deve fare i conti con la State Administration for Industry and Commerce (Saic), agenzia che fa capo al Governo di Pechino, che lo accusa di essere poco trasparente. In particolare la Saic, in una relazione diffusa a gennaio e poi misteriosamente ritirata, ha scritto che i siti di Alibaba sono paradisi per i commercianti senza licenza che vendono anche prodotti contraffatti, vino in primis.
Se al momento non ci sono state conseguenze giuridiche, si sono comunque innescate immediatamente le paure dei grandi gruppi di vino - Torres, Penfolds, Jacob Creek - che hanno dato la loro piena disponibilità al Governo per creare regolamenti più rigidi per vendere sul portale. Non da meno ha risposto la borsa: pochi giorni fa, dopo lo scandalo, i titoli di Alibaba hanno perso il 4%, scendendo ai minimi dall'ipo, 80,84 dollari per azione. Chiaramente la posta in gioco è molto alta: l'e-commerce in Cina rappresenta il quarto canale più popolare per l'acquisto di vino e, secondo gli ultimi dati del gruppo britannico Wine Intelligence, sono 16 milioni di acquisti di bottiglie online. Riuscirà il Governo di Pechino a ridare credibilità al grande bazar on line cinese?

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