Complesso, negativo ma anche promettente. È il 2014 secondo il numero uno di Confagricoltura, Mario Guidi, che in questa intervista esclusiva passa in rassegna l'anno appena chiuso e illustra le sfide del 2015.

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Dall’iter del Testo Unico all’Expo di Milano, dai negoziati Ttip ai diritti di impianto, alla promozione estera. Le più importanti sfide del vino in questa intervista al presidente di Confagricoltura.

Presidente Guidi, tre aggettivi per descrivere il 2014, per l’agricoltura e per il vino italiani.
È stato un anno “complesso” con tante indicazioni spesso contraddittorie, dal mercato e dalle politiche. Quindi un anno decisamente “negativo”, per non dire da dimenticare: troppe incertezze e fughe in avanti; difficoltà da fronteggiare emerse all’improvviso, dall’andamento climatico inclemente all’embargo russo, alle decisioni inopinate come il decreto “spalma incentivi” (che sarebbe meglio chiamare “taglia incentivi”) alla questione di fine anno dell’Imu sui terreni sotto 600 metri che abbiamo gestito davvero in zona Cesarini. Tuttavia, si è trattato di un anno “promettente”, durante il quale abbiamo seminato molto e ci attendiamo, su vari fronti, un 2015 di buoni raccolti. Abbiamo appuntamenti cruciali come Expo, occasione che non possiamo lasciarci sfuggire. Per il vino, si è trattato di un anno rilevante: la filiera ha portato avanti un pacchetto legislativo che il Parlamento si è impegnato a far proprio. E appunto nel 2015 ci attendiamo norme in linea con le nostre aspirazioni. Anche per quanto riguarda la revisione del sistema dei diritti di impianto, conseguente alla riforma PAC “verso il 2020”.

Siete riusciti a bloccare l’Imu sui terreni agricoli, evitando una tassa, a vostro avviso, ingiusta. È chiaro che la proroga non risolve il problema. Ma questo governo non doveva rilanciare l’economia italiana?
Certo se si pensa di rilanciare il settore agricolo – che vale tra 15% e 20% del Pil – con delle “improvvisate” come il decreto Imu sui terreni agricoli sotto 600 metri davvero non ci siamo. A fatica, grazie anche all’impegno del Mipaaf, abbiamo rinviato la partita a fine gennaio. Ma il problema resta in tutta la sua gravità. Perché una patrimoniale così selettiva rischia di tagliare le gambe a tante aziende serie che stanno peraltro fronteggiando una congiuntura difficile. Certo, il 2014 è stato anche l’anno di #Campolibero, il dl che ha introdotto novità positive. Ma non si può avere un atteggiamento così schizofrenico. La politica deve decidere se modernizzare il settore e rilanciarlo, oppure se ricordarsi degli agricoltori solo per racimolare risorse.

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L’export ha salvato la bilancia commerciale del vino. Molte aziende, però, faticano perché il loro mercato è ancora troppo dipendente dall’Italia. Come se ne esce, a vostro avviso?
Chi vuole essere competitivo è obbligato a rivolgersi all’estero e questo vale in particolare per il vino. Importantissimo sarà lavorare alla definizione di una politica lungimirante. I risultati dell’export confermano che l’Italia gioca bene le sue carte; la nostra offerta si sta qualificando ma manca una promozione unitaria che sia di supporto ai produttori. Una promozione di “sistema Paese” avrebbe un effetto sinergico. Dobbiamo sfruttare tutte le possibilità che ci vengono da Bruxelles soprattutto coi fondi promozione e rafforzare le iniziative comuni a favore del vino italiano nel mondo. In Confagricoltura è fortissima l’attenzione alle iniziative di internazionalizzazione per le nostre associate. Per quelle con un mercato ancora troppo dipendente dall’Italia, lavoriamo per agevolare l’accesso sui nuovi mercati e favoriamo incontri con gli operatori esteri.

L’iter del Testo unico del vino rischia di rallentare in Parlamento per le proposte, in parte contrastanti, presentate in estate da deputati vicini a Coldiretti, che nel 2013 lasciò i tavoli comuni di lavoro. I nodi sono stati sciolti?
Le aspettative sul Testo Unico sono molto positive. Ci siamo confrontati con il presidente Sani e il relatore Fiorio e abbiamo ricevuto la conferma della massima attenzione del Parlamento. Nei nostri interlocutori c’è il comune auspicio di approvarlo in tempi brevi. Allo stesso tempo, è partito il confronto sulle altre proposte che in estate sono giunte in Parlamento per trovare un’intesa sui punti di maggiore discordanza: siamo a buon punto e in tutte le organizzazioni c’è la volontà di guardare all’obiettivo di semplificare le incombenze ai produttori. Speriamo di brindare presto al nuovo Testo.

Martina è intervenuto a sciogliere l’impasse della Stato-Regioni sui diritti di impianto consentendo la commercializzazione interregionale. Ma ora il mercato è a rischio speculazione. Inoltre, occorrerà capire come gestire l’1% annuo di ettari (circa 7 mila) concessi dall’Ocm.
È la questione più delicata. Il 2015 sarà l’anno della definizione del nuovo sistema di gestione del potenziale vitivinicolo. L’aumento del prezzo dei diritti appare per molti fattori inevitabile, ma tanto più contenuto per quanto graduale riuscirà a essere la transizione verso il sistema delle autorizzazioni. Avremmo desiderato più garanzie per chi detiene i diritti di impianto, come ad esempio la possibilità di cederli sino al 2020. In ogni caso, occorre dare attenzione alle norme attuative. In primo luogo, occorre portare a termine l’iter del decreto ministeriale: è fondamentale che prima dell’entrata in vigore del nuovo regime si elimino le barriere alla trasferibilità interna e si ampli il più possibile la durata dei diritti. Per Confagricoltura è prioritario favorire le imprese dinamiche che vogliono essere al passo del mercato. In questo scenario è importante valorizzare la validità economica del progetto di ampliamento aziendale, principio valido sia per una piccola che per una grande azienda. Sarà fondamentale lavorare alla definizione di una normativa nazionale di attuazione che sia in linea coi desiderata dei produttori. È auspicabile che la concessione annuale delle nuove autorizzazioni sia gestita dall’amministrazione in modo da attivare un sistema di assegnazione armonico a livello nazionale. Infine, occorre definire il sistema più appropriato di attribuzione delle autorizzazioni all’impianto, scegliere i criteri di priorità e del peso che occorrerà attribuire a ciascuno di essi.

Difesa delle Ig e dei marchi all’estero. Ci sono molti punti irrisolti. In questo senso, gli accordi TTIP (Ue e Usa) rappresentano uno dei nodi più importanti
Il negoziato Usa/Ue è una trattativa importante che coinvolge mercati enormi per valore di trading e per numero di operatori/consumatori. Il tema della difesa delle denominazioni e il loro rapporto con i marchi commerciali preesistenti e regolarmente registrati e utilizzati è un tema rilevante ma forse anche sovrastimato rispetto a tanti altri aspetti tariffari e non tariffari del TTIP. L’esperienza dell’accordo UE-Canada è stata positiva ma è tutto da verificare cosa si riuscirà a ottenere sul tavolo con gli Usa. Sul vino, poi, non dobbiamo dimenticare che c’è un accordo specifico sul tema stipulato a suo tempo tra Usa ed Ue. Si potrebbe tentare di migliorare l’approccio, se vogliamo, e poi superare alcune lacune e “incomprensioni”. In linea generale, comunque, non sembra certo il TTIP il negoziato con cui risolvere l’ormai storico dualismo tra Ig tutelate e marchi commerciali.

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Sulla questione etichettatura, con una circolare emanata a fine dicembre, il Mipaaf ha evitato il rischio sgambetto ai produttori, per un’applicazione troppo restrittiva di una norma comunitaria.
Abbiamo accolto con molto favore la circolare che più volte avevamo sollecitato al Mipaaf. In un’ottica, come dicevamo, di obbligatorio orientamento ai mercati esteri non possiamo essere bloccati e vincolati nella presentazione dei nostri vini; persino le indicazioni sul sito web erano state oggetto di notifica da parte di alcuni controllori. Si è ipotizzato un uso improprio delle denominazioni più ampie, quando invece si voleva solo indicare in modo più preciso il luogo di origine dei propri prodotti a chi (pensiamo ai nuovi mercati del sud est asiatico, e non solo) non ha strumenti conoscitivi per individuare la zona d’origine. La circolare ha chiarito i dubbi e siamo lieti che i produttori possano ora lavorare con tranquillità senza paura di sanzioni.

E, a proposito di cavilli burocratici, quali sono le norme che i vostri associati ritengono più fastidiose e complicate e, in quanto tali, da modificare con maggiore urgenza?
Sulla burocrazia di lavoro ce ne è da fare ancora. È stato questo che ci ha spinti a lavorare al Testo Unico. Per esempio, molto si può fare per ridefinire il sistema delle sanzioni e semplificare i controlli. Il dl #Campolibero ha già introdotto dei punti che però vanno sviluppati. Ma i produttori chiedono di lavorare in un contesto efficiente e già la semplificazione dei controlli con l’eliminazione delle duplicazioni potrebbe essere un buon punto di partenza.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell’8 gennaio.

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