Appunti di degustazione. Brunello Il Poggione. Verticali & parallele vol. 2

27 Nov 2014, 09:40 | a cura di Antonio Paolini

Dopo aver provato le cinque annate del Bordeaux Chateau Pichon-Longueville arriviamo oggi alla seconda tappa di Verticali & Parallele scoprendo sei annate del Brunello Il Poggione.

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Eccoci alla seconda tappa di questa doppia degustazione di due mostri sacri. Dopo il Bordeaux Chateau Pichon-Longueville è il momento del Brunello Il Poggione. Azienda di Leopoldo Franceschi, erede del fondatore Lavinio. Lui prima del Poggione era banchiere. A Ginevra. Dove zio Roberto era ambasciatore.
Ma facciamo un salto ancora più indietro: alle origini de Il Poggione. Sarebbe, secondo la storia, tutta “colpa” di un pastore stipendiato. Quello che raccontò al suo datore di lavoro la bellezza commovente di un certo straordinario paesaggio. Fu così che Lavinio Franceschi, già con terre al sole in quel di Scandicci, andò a vedere, s’innamorò, e comprò. Tra Montalcino e Sant’Angelo, nel lato della piramide ilcinese che guarda verso Grosseto. Era fine ‘800. E la saga del Poggione – oggi oltre 120 ettari di vigna, tanti per la realtà di Montalcino (ma solo una fetta degli oltre 600 totali della proprietà, di cui anche 70 a oliveto), e una vita lunga e profonda che lo colloca tra i patriarchi del Brunello e del suo iter glorioso – comincia allora. A partire dal remake in vigneto, dalla scelta di marze di sangiovese selezionate con nuovi criteri, dai lavori di miglioramento culminati nel 2004 nella costruzione della nuova cantina interrata e profonda, dove le grandi botti (e solo loro: sui legni poco è mutato dalle origini) allevano i Rosso e i Brunello in fieri. Oggi in scena ci sono gli eredi (pronipoti) del fondatore, Leopoldo e Livia. E, in parallelo, a dar continuità a mood, scelte e lavoro, c’è l’ormai anch’essa storica direzione di Fabrizio Bindocci (presidente attuale del Consorzio di tutela) e l’approdo di suo figlio Alessandro al ruolo di wine-maker aziendale.

Riserva Vigna Paganelli 2006
Ottimo il naso di questa riserva dal cru aziendale; naso generoso, per rapporto molto più delle vecchie annate. E per forza, vien da dire a cose fatte, valutando l’impatto glicerico che la maggiore alcolicità (un grado secco almeno, forse più, rispetto ai primi esemplari assaggiati) aggiunge di suo. Così, vai alla beva con una piccola apprensione: sarà mica troppo…? No. Non lo è. Né arreso già, né inutilmente aggressivo. Solo molto tondo e molto pieno. Dove arriverà? Vedremo. Per ora si conferma il punteggio già dato (guarda un po’…) da chi scrive alle anteprime, a suo tempo. 92/100 Prezzo medio 65 euro. Valutazione: 92

Riserva 1999
Un giovanotto. Lo dice il colore, pieno e intenso, e lo dice il modo in cui scalpita, ancora, nel bicchiere, specie appena servito. Il frutto qui è denso da subito, la polpa è ricca e alcolica quanto basta per capire che i tempi (e il tempo, compreso quello atmosferico) they are a changin’, come cantava il buon Dylan. Ma poi: tensione acida; finale lungo; il tocco sensibile ancora ma redimibile dello scheletro, tutto sommato fanno un Brunello stravero. Punteggio a oggi, ma rivedibile a crescere.
Prezzo medio 80 euro. Valutazione: 93

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Riserva 1997
Una lieve riduzione, come una piccola forma di resistenza iniziale ad uscire allo scoperto. Una punta sottile, che sparisce presto nel bicchiere giusto. Poi, progresso continuo. Ricchezza senza ostentazione o muscolarità superflue. Progressione di beva parallela e sintonica con quella olfattiva. Frutto maturo, sì, ma vivo e vegeto. Nitidezza della trama. E il sostegno tannico che serve. Molto buono. Prezzo medio 85 euro. Valutazione: 95

Riserva 1988
Due bottiglie aperte, perché la prima è sfortunata, danneggiata da un tappo non perfetto e cedevole. Ma la seconda riscatta la specie. Il naso si annuncia con un caffè diverso ma cugino dell’esemplare targato 1978, ma poi approfondisce altre strade, più ampie e cremose, con nuance di tabacco a fare péndant con quelle più legate al frutto. Finale intenso e in sé.
Prezzo n.n. Valutazione: 90

1982
Già dal naso, il biglietto da visita parla di un vino leggermente meno teso, meno fermo, più cedevole e soggettivamente evoluto del precedente. E mentre all’occhio le cose, di fatto, cambiano di poco, la bocca, pur più larga all’approccio e più densa di tannini residui, in realtà sciorina un frutto meno fresco e intatto. La ciliegia si addolcisce, si confettura e si caramella, pur restando al fondo gradevole e godibile.
Prezzo: n.n. Valutazione: 88

1978
Ma com'è chiaro questo Sangiovese grosso! E limpido, integro, malgrado l'anello di topazio che circonda il rubino sia evidente. Lo è però anche il profumo di caffè appena macinato che vien fuori inizialmente. Poi, però, sorpresona. Ciliegia fresca, ancora! Note speziate, ben accennate. Trama tenace e allegra. Il caffè torna sul fondo (anche nel pizzico di polvere del tannino), ma l'esito è super. Prezzo medio (sul web): 50 euro. Valutazione: 93

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Il Poggione | Montalcino (SI) | loc. S. Angelo in Colle | tel. 0577.844029 | www.tenutailpoggione.it

a cura di Antonio Paolini

Per leggere Appunti di degustazione. Bordeaux Chateau Pichon-Longueville. Verticali & parallele vol. 1 clicca qui

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