Salgono le quotazioni del Lugana, mentre il Bardolino punta ai consumi di lusso della Svizzera di fine '800 e il Chiaretto fa il bilancio dei primi tre anni dalla rivoluzione rosè. Ecco come si presenta questo tris di vini all'appuntamento di Lazise.

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Abbinamento inedito per Bardolino, Chiaretto e Lugana che quest’anno si presentano insieme all’appuntamento con le Anteprime (6 e 7 marzo a Lazise).

 

Tre sfaccettature di un unico territorio

Complessivamente le tre denominazioni significano 42 milioni di bottiglie e un fatturato di 125 milioni di euro. “La decisione di presentare insieme la nuova annata ai consumatori, alla stampa ed agli operatori” dicono i presidenti dei due Consorzi, Luca Formentini per il Lugana e Franco Cristoforetti per il Bardolino e il Chiaretto “deriva proprio dalla nostra territorialità condivisa: siamo diverse sfaccettature di un unico territorio”.

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Le denominazioni in cifre

Le denominazioni di origine del Lugana e del Bardolino, anche la versione rosé del Chiaretto, si estendono per 4500 ettari di vigneto specializzato, di cui 3000 per il Bardolino e 1500 per il Lugana. Particolarmente interessanti le performance del Chiaretto, cresciuto in sei anni da 4,5 a 10 milioni di bottiglie vendute. Un trend che riguarda anche il Lugana che ha raddoppiato i volumi, passando da 8 a 15 milioni di bottiglie, e aumentando il valore, salito del 35%, posizionandosi su una delle quotazioni medie più alte in Italia, nel settore dei vini bianchi.

 

L’anteprima a Lazise

I vini della vendemmia 2015 di Chiaretto, Lugana e Bardolino saranno offerti in degustazione al pubblico, il prossimo 6 e 7 marzo a Lazise (Verona), sul lago di Garda, nel cuore del territorio di origine della produzione. All’Anteprima, organizzata dai Consorzi di tutela del Bardolino e del Lugana, hanno aderito 90 produttori con oltre 300 vini in degustazione, tra cui una retrospettiva dell’annata 2014.

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Non solo Lazise. L’Anteprima Chiaretto anche a Verona

Se l’appuntamento principale è a Lazise, domenica 6 e lunedì 7 marzo il Chiaretto festeggia l’Anteprima anche in otto locali di Verona: l’Osteria Monte Baldo (finita alla ribalta delle cronache vitivinicole per essere stata “diffidata” dal Consorzio durante l’Anteprima di Verona per ver proposto un menu a base di Amarone, proprio come adesso farà in accordo col Consorzio), l’Osteria al Carroarmato, la trattoria Al Bersagliere, l’Osteria Le Petarine, il Vescovo Moro, l’Osteria Al Duca, l’Osteria Giulietta e Romeo e, fuori dal centro, la trattoria Dal Gal, a San Massimo. Ciascuna delle otto osterie aderenti offrirà in mescita, tre o quattro diverse versioni, del Bardolino Chiaretto.

 

Il Lugana secondo il presidente Luca Formentini

 

Come è cambiato il Lugana negli ultimi dieci anni?

Dieci anni fa quella del Lugana era una denominazione che stava conoscendo i suoi primi reali successi. Gli ettari di vigneto erano intorno ai 500, le bottiglie circa 5 milioni, il numero dei produttori abbastanza contenuto, il mercato sostanzialmente concentrato nella zona di origine. La piena consapevolezza della potenzialità del vitigno autoctono locale, il trebbiano di Lugana, per il quale è stato ufficializzato il nome di turbiana solo nel 2011, e della sua associazione con le argille della Lugana, è andata maturando appena negli anni Novanta.

Lo stesso Gino Veronelli, parlando del Lugana nel 2001, scriveva che la sua impressione era quella di essere in ritardo nell’approfondimento della denominazione. Nel frattempo, si incominciava a comprendere che, in aggiunta alla sua prerogativa di estrema bevibilità nelle fase giovanili, il Lugana, grazie alla naturale alta acidità della turbiana, unita alla mineralità (termine oggi sin troppo abusato) dei suoli argillosi della zona, era un vino bianco con ottime doti di invecchiamento. Oggi il Lugana è la settima denominazione d’origine italiana nell’ambito dei vini bianchi, gli ettari vitati sono diventati 1500, le bottiglie 15 milioni e la domanda resta altissima, spingendo in alto sia la produzione sia i prezzi.

 

A proposito di prezzi, quali sono le motivazioni di una crescita tanto sostenuta?

Negli ultimi sei anni la doc del Lugana è al centro di una delle crescite più significative. Tanto per far capire le quotazioni medie nella vendemmia 2015 sono salite attorno ai 170-190 euro al quintale e la quotazione del vino all’ingrosso è intorno ai 4 euro al litro. Quindi molto elevate. Credo che la continua crescita della domanda di Lugana da parte dei consumatori italiani e stranieri testimoni come questo vino possa essere definito assolutamente moderno, laddove per modernità si intenda l’adesione a un forte modello identitario territoriale. Il Lugana “sa” di Lugana, racconta l’associazione fra un grande vitigno autoctono e un territorio dalle caratteristiche uniche, che si manifesta nella pienezza fruttata del primo e nei toni minerali del secondo, da sempre caratteristici dei nostri bianchi. La nostra filiera, inoltre, vede il continuo affacciarsi di nuovi operatori privati, dotati di un forte orientamento al mercato. Attualmente sono ben 54 le aziende, alcune nate solo nell’ultimo triennio, che imbottigliano in zona.

 

Bardolino e Chiaretto secondo il presidente Franco Cristoforetti

 

Allora questa rivoluzione rosa del Chiaretto sta andando avanti?

La rivoluzione rosa del Bardolino Chiaretto è stata figlia della vendemmia 2014. Mentre molti in Italia guardavano con timore alle anomalie dell’annata, i nostri produttori – ben 93 nella sola zona di produzione – hanno provato a trasformarle in un’opportunità, adottando l’evoluzione di stile su cui stavamo riflettendo da tre anni, e dunque raccolte più precoci, minuzioso controllo termico, pressature soffici, macerazioni brevissime, per ottenere colori molto chiari e profumi più orientati agli agrumi, che sono tra le prerogative del nostro vitigno principale, ossia la corvina veronese, e poi all’albicocca e al piccolo frutto di bosco, con una traccia officinale a far da complemento.

 

Come hanno reagito i mercati?

La sfida era impegnativa, perché il Chiaretto si vendeva già bene – 10 milioni di bottiglie – per cui cambiare poteva essere un rischio, ma avevamo la consapevolezza di doverci caratterizzare meglio, di dover mirare a un’identità più squisitamente lacustre e nordica. A distanza di un anno possiamo dire che non solo non ci hanno abbandonato i nostri tradizionali mercati di sbocco, ma sono arrivati, finalmente, i primi concreti segnali di interesse da mercati che per il Chiaretto erano dei tabù, come gli Stati Uniti, la Scandinavia, il Canada. Il fatto che a Miami il Chiaretto sia diventato uno dei vini rosati di riferimento dei club più esclusivi, insieme con i rosé della Provenza, è indicativo delle nuove potenzialità: là vogliono il Chiaretto nel formato della doppia magnum, che finisce nei listini dei ristoranti a 300 dollari, una quotazione inimmaginabile in passato.

 

E per il Bardolino che progetti avete?

Con la vendemmia 2015 è partito un progetto dedicato al Bardolino, il nostro vino rosso. L’ambizione è quella di valorizzare quelle distinzioni territoriali, che erano ben definite già a fine Ottocento, che sono state confermate dalla zonazione effettuata nell’ultimo decennio, ma che erano andate offuscandosi nel dopoguerra. Un gruppo di lavoro costituito da una quindicina di produttori, dai grandi gruppi vinicoli ai piccoli vignaioli, ha elaborato delle specifiche linee guida, approvate dal Consorzio di tutela e condivise dalla filiera. Senza smarrire la nostra tradizionale beva, vogliamo tornare a produrre dei Bardolino che raccontino le tre macro aree storiche del nostro territorio e che sappiano esprimersi al meglio in un arco temporale di almeno cinque anni, giocando non sulla potenza, ma sull’eleganza. Il Bardolino di fine Ottocento veniva venduto insieme coi Borgogna nei grandi hotel della Svizzera: perché non potremmo riuscirci di nuovo?

 

Anteprima Lazise | domenica 6 e lunedì 7 marzo | www.anteprimalazise.it

Consorzio di Tutela Lugana | http://www.consorziolugana.it/

Cnsorzio di Tutela Vino Bardolino Doc | http://www.ilbardolino.com/

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 3 marzo

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