Così nacque l’Amarone. Tra i tini della Cantina Valpolicella Negrar

10 Dic 2014, 12:30 | a cura di Loredana Sottile
Nel 1936 comincia qui la bella storia di uno dei classici della nostra enologia; oggi quel vino conquista ancora i Tre Bicchieri. L’avventura di una cantina cooperativa storica, la Cantina Valpolicella Negrar, punto di riferimento sul territorio.
Pubblicità

Quest'anno avremo un Recioto andato in amaro”. Era il 1936 e nella Cantina Sociale Valpolicella, il cantiniere Adelino Lucchesi, un po' imbarazzato, recitava il mea culpa per quell'annata da dimenticare a causa di quel Recioto – allora il vino più importante del territorio – rimasto troppo tempo a fermentare. E invece, alla fine, quell'annata non la dimenticò più nessuno. Anzi finì per passare alla storia. Gaetano Dall'Ora, in quegli anni direttore della cantina, assaggiando quel Recioto scapà (Recioto scappato) esclamò: “Non è andato in amaro, è proprio amarone, un grande amarone”. Storia o leggenda, ecco come quel superlativo negativo finì per indicare uno dei più importanti vini oggi conosciuti. E, come spesso accade quella felice combinazione, nome compreso, finì per avere successo: d’altronde seguiva, oltre al cambiamento dei vini della Valpolicella, anche quello dei gusti dei consumatori. Da allora tanto vino è passato dentro i tini, ma quella realtà cooperativa esiste ancora e vive uno dei momenti più felici della sua storia: è la Cantina Valpolicella Negrar che oggi conta oltre 700 ettari vitati, e ha appena conquistato il suo terzo Tre Bicchieri della guida Vini d'Italia 2015 del Gambero Rosso, grazie all'Amarone San Rocco 2008, uno dei suoi cinque cru delle linea Espressioni Domini Veneti, progetto decennale dedicato alle cinque vallate della zona classica. In particolare proviene dall'alta valle di Marano, a 510 metri d'altezza. Colore rosso granato, denso e compatto, al naso spiccano i profumi intensi dove, però, il frutto non è mai protagonista. Ci sono, invece, le erbe aromatiche e le note minerali che spingono, per un sorso energico ma austero e di grande profondità
.
È la conferma che il percorso intrapreso è quello giusto” dice Daniele Accordini, enologo e direttore della Cantina “un obiettivo centrato che ci spinge a fare sempre di più, oltre che un premio per gli sforzi di tutti i nostri produttori”. Che oggi sono 230 – alle origini erano appena 7 –ognuno con esperienze, idee e soprattutto vigneti differenti, alcuni a valle, altri in collina. Mica facile mettere tutti d'accordo. “Per questo abbiamo puntato sulle differenze”continua Accordini “non solo una somma di espressioni, ma una moltiplicazione. Per me è così che deve essere la cooperativa del terzo millennio: vincente nella complessità di mercato perché valorizza la propria molteplicità”. La stessamolteplicità che ritroviamo negli obiettivi: non solo vino di qualità e mentalità imprenditoriale, ma anche cultura e sinergia col territorio. Così la cantina diventa luogo di incontro sia per chi vi lavora sia per chi vuole frequentarla o visitarla. Su prenotazione, infatti, si può effettuare un tour guidato che inizia dal suggestivo Museo dell'Appassimento, alla scoperta dei metodi di produzione dell'Amarone e del fratellino Recioto, per poi arrivare all'imponente bottataia d'autore desinata all'invecchiamento, e concludere il giro al cospetto del caveau dove è custodita la prima bottiglia di Amarone giunta fino a noi, l’Amarone Extra, datato 1939.

In questa perfetta alternanza di passato e futuro, simbolo della cantina è diventata la statua di bronzo, posta all’ingresso della struttura e conosciuta come Lo sguardo di Ulisse di Raffaella Robustelli, dove l'eroe rappresenta il simbolo per eccellenza di chi guarda indietro alle proprie radici e contemporaneamente è proteso in avanti, alla ricerca di nuove mete e orizzonti. Ma verso quali orizzonti guarda adesso la Cantina di Negrar? “Sicuramente verso il biologico”risponde il direttore “che ora interessa circa 50 ettari vitati per Valpolicella Classico e Amarone Classico Bio, ma l'obiettivo è allargare ulteriormente la produzione. E non basta. Sempre in un'ottica sostenibile abbiamo adottato la confusione sessuale in oltre 220 ettari dei nostri vigneti per ridurre l'impatto ambientale dei trattamenti tradizionali”. L'ambiente e il territorio, infatti, sono al centro del progetto della Cantina, la cui sede si trova proprio all'ingresso del paese di Negrar, inserita in un paesaggio inconfondibile, la Valpolicella. Che dal latino – secondo una delle tesi più accreditate – significherebbe proprio valle dalle molte cantine.

Cantina Valpolicella Negrar | Negrar (VR) | via Ca' Salgari, 2 | tel. 045 6014 300 | www.cantinanegrar.it

Pubblicità

a cura di Loredana Sottile

Articolo uscito sul numero di Novembre 2014 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui

cross linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram
X
X