Se in Canada esplodono le vendite online e negli States acquistare alcolici diventa più semplice, il Regno Unito teme per l'effetto combinato Brexit+Covid. Tremano le piccole aziende portoghesi, mentre la Germania deve fare i conti con la mancanza di lavoratori stagionali.
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Niente sarà come prima. Ci eravamo lasciati così, con il sevizio dedicato all’Oriente: dalla ripresa dei consumi in Cina alla situazione di Hong Kong, di Singapore e della vendemmia in pieno lockdown della Nuova Zelanda. Adesso tocca all’Occidente, dove abbiamo interpellato importatori, distributori, produttori, giornalisti di diversi paesi (Canada, Usa, Uk, Germania, ecc.) per capire come le misure di sicurezza e di distanziamento sociale, causate da Covid 19, impatteranno con le varie filiere, dalla produzione ai canali di vendita e di consumo. In Italia lo stiamo vedendo: la Grande Distribuzione sta salvando le vendite di vino, così pure in grande crescita c’è  l’e-commerce. Ma nel resto del mondo occidentale che succede?

L’Europa

Da segnalare il Portogallo dove le prospettive per le piccole aziende vitivinicole non sono affatto buone. D’altronde anche in Italia la situazione è molto simile. Si prenda come caso emblematico quello di Pantelleria dove in uno spazio ristretto e lontano dalla terraferma, i problemi sono amplificati a dismisura e i produttori stanno discutendo se sia preferibile fare la vendemmia oppure saltare l’annata 2020. Una discussione drammatica, ricca di conseguenze non solo dal punto di vista ecomico-produttivo ma soprattutto sociale, che presto riguarderà le scelte anche di tante piccole aziende continentali. Ma vediamo, intanto, cosa succede nel resto del mondo.

Canada, esplodono le vendite online

Il Canada è un mercato strategico per il vino italiano dove la presenza dei nostri prodotti è ormai consolidata da molti anni. Le vendite delle bevande alcoliche sono sotto la giurisdizione provinciale e in Quebec la responsabilità è del Saq (Société des alcools du Québec) di proprietà del Governo nazionale.

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Alain P. Proteau è il presidente di Noble Selection, una società di Montreal che importa vini dal mondo e da molte regioni italiane. “Nella provincia del Quebec” ci dice “il Governo ha dichiarato che la vendita di bevande alcoliche è un servizio essenziale per la popolazione e, quindi, ha mantenuto i negozi aperti ma con orari ridotti e con un ingresso dei clienti limitato. Il Saq nelle ultime due settimane, per rispondere alla domanda, ha già reagito assumendo molti nuovi dipendenti. Inoltre, il già esistente ‘canale di importazione privata’ contribuirà ulteriormente all’incremento delle vendite e, nelle ultime tre settimane, le vendite online sono esplose, aumentando di 15 volte il volume normale”.

Sul versante dell’Ontario, Craig de Blois di NobleEstates.com conferma l’andamento positivo della domanda canadese: “I canali al dettaglio sono ancora aperti, ma solo per alcune ore e non tutti i giorni. Tuttavia le vendite sono in aumento”. Diverso il discorso per gli altri canali. “Siamo molto tristi nel vedere lo stato della ristorazione che sta davvero soffrendo molto. La nostra azienda” continua de Blois “porta oltre il 60% di casse in più, nelle case dei consumatori. Diciamo che finora, nel nostro mercato, l’online non era mai realmente decollato e ora, invece, prevediamo che la tendenza continui anche dopo“. D’altro canto non c’è pericolo che si rimanga senza scorte, almeno per il momento: “Il Liquor Control Board of Ontario (Lcbo) è stato molto proattivo nell’incrementare l’ordinazione dei vini più venduti, quindi sicuramente avremo il vino da vendere. A rimetterci di più è senz’altro il settore dell’ospitalità, ma quando tutto sarà finito c’è da scommettere che la maggior parte dei consumatori avrà più voglia di uscire di casa e mangiare nei nostri ristoranti”.

Altra e non meno importante preoccupazione, riguarda un altro mercato non troppo lontano, ovvero gli Stati Uniti: “Una cattiva gestione dell’emergenza negli States” chiosa de Blois “temo possa ritardare, anche in Canada, un ritorno alla nuova normalità”. Ma vediamo cosa sta realmente succedendo oltre il confine canadese.

Usa, paradossalmente adesso è più facile acquistare alcolici

Tutt’ora, lo Stato di New York sta permettendo ai ristoranti di considerare birra, vino e liquori come generi di asporto e da consegna. Non a caso il Governatore di New York, Andrew Cuomo ha ritenuto i negozi di liquori come attività “essenziali”, permettendo loro di rimanere aperti. Le nuove regole in vigore hanno principalmente lo scopo di fornire un aiuto alle piccole imprese, mantenendo i prodotti alcolici a disposizione dei consumatori. Sulla stessa linea, sono in vigore provvedimenti simili anche in altri Stati – quali Maryland e New Jersey. California, Nebraska, Vermont, Kentucky, Colorado e il Distretto di Columbia – che consentono gli ordini di asporto e consegna di alcolici nei ristoranti, mentre Maryland e Texas hanno dato il via libera alle consegne direttamente ai clienti. Ma non tutti gli Stati hanno ridotto le restrizioni normalmente in vigore. Per esempio, il governatore della Pennsylvania, Tom Wolf, ha chiuso tutti i negozi di liquori e altri distributori di alcolici (fonte: The Hill- Washington, D. C.).

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Al momento a funzionare a pieno ritmo sono soprattutto groceries e i club stores oltre alle piattaforme online. Roger Nabedian, vicepresidente senior e direttore generale della divisione Premium Wine di Gallo, la più grande azienda di produzione, distribuzione e importazione di vino del mondo, con un fatturato di 4,5 miliardi di dollari, nell’unico comunicato rilasciato in questi giorni, ha spiegato che l’azienda sta continuando a operare “come produttore di alimenti e bevande in California che fornisce attività essenziali, quali negozi di alimentari, supermercati e minimarket, secondo le linee guida federali e statali”.

Regno Unito, Brexit e Covid-19 mettono a rischio il futuro

Nel Regno Unito, Tim French managing director di Thorman Hunt, un’azienda londinese specializzata in vini di alta qualità (anche molti italiani) racconta che “Attualmente in Uk, il business del vino è fortemente stressato: tutti i ristoranti hanno chiuso, come pure molti rivenditori, oppure stanno offrendo un servizio ridotto. Le licenze off, tuttavia, sono state classificate come ‘negozi essenziali’ e, quindi, possono rimanere aperte se i proprietari lo vogliono”. Il futuro? “Penso che questa crisi farà rivalutare il modo di vivere. I negozi aperti stanno assistendo a una significativa ripresa degli scambi, mentre le persone bevono solo a casa. In questo periodo, il commercio di vino online si è incrementato e mi aspetto che continuerà anche dopo il blocco delle attività. La ristorazione probabilmente vedrà una ripresa più lenta anche dopo, perché i clienti manterranno il distanziamento sociale. Senz’altro la pressione finanziaria metterà a dura prova e ci sarà meno reddito disponibile da spendere”.

Sempre da Londra, Simon Cassina, educatore del vino, sommelier e buyer che si occupa di marketing ed eventi osserva che “da due settimane tutto il settore on trade è stato spazzato via riversandosi sull’off trade. Lavorando per un negozio indipendente” aggiunge “abbiamo dovuto chiudere nella prima fase la wine lounge e cancellare tutte le degustazioni e i corsi con i clienti. La vinoteca ha continuato ad operare, adottando the social distance di 2 metri e solo uso di carta di credito. Senz’altro la chiusura del business al pubblico ha spinto quello online, soprattutto da parte della clientela conosciuta in negozio negli ultimi due anni”. Difficile dire quando inizierà la ripresa: “Ci vorranno parecchi anni per recuperare quello che si è perduto” azzarda Cassina “senza dimenticare che a fine anno arriverà anche la Brexit. Nonostante tutto, vedo l’opportunità di ricostruire sulle macerie e di tornare ad un business profittevole nel 2025”.

Portogallo, un’analisi impietosa: si stima perdita del 50% delle vendite

Maria Vicente, ceo ed enologa dell’azienda vinicola Casa de 1927 di Santarem e ambasciatrice del vino portoghese nel mondo, ci scrive che “il settore vinicolo è in stagnazione totale. Le aziende e i distributori legati all’horeca, lamentano un calo del 98%. Le chiusure di alberghi e ristoranti insieme al brusco calo del turismo, ridurranno il consumo interno annuo del 30% e il 35% e gli scenari di ripresa ipotizzati sono devastanti”. Il Grupo de Acompanhamento e Avaliação das Condições de Abastecimento de Bens nos Sectores Agroalimentares e do Retalho, creato dal Governo, prevede “conseguenze molto gravi per l’intero settore vitivinicolo. L’annullamento degli ordini internazionali (e gli ostacoli logistici nell’esportazione verso i mercati europei), la conseguente perdita di potere d’acquisto aggraveranno il calo annuo delle vendite di circa il 50%”.

Inoltre, senza capacità di stoccaggio, con più scorte da vendere e con il prossimo raccolto in arrivo, il prezzo dell’uva e del vino dovrebbe scendere fortemente. Il fatturato molto più basso e la prevedibile mancanza di liquidità delle società, in un settore che il gruppo di lavoro afferma di essere composto dal 76,6% di microimprese, “provocherà il loro deterioramento, causando la chiusura di molte di esse, con implicazioni future molto gravi per tutto il settore vitivinicolo”

Ciononostante, non mancano iniziative per incrementare le vendite e comunicare online: “In particolare” prosegue Vincente “il Mercado dos Vinhos Digital, la fiera virtuale del vino e altre iniziative come Portugal Wine Week, Wine Hour at Home e sottolineo anche l’iniziativa dell’Associazione dai municipi vinicoli portoghesi: 6 degustazioni di vini online via Zoom, ogni venerdì, con i produttori, mentre le varie Comissões Vitivinícolas Regionais hanno creato piattaforme per rendere disponibili le vendite di vino online”.

Germania: regole stringenti e pochi stagionali

Una testimonianza d quanto succede in Germania ce la dà Veronika Crecelius, corrispondente in Italia della testata Weinwirtschaft.

I produttori tedeschi stanno vivendo una situazione lavorativa molto simile agli italiani: si può lavorare sia in vigna che in cantina, rispettando le regole sanitarie e di distanza. Ma c’è un problema in comune: la mancanza degli stagionali. Sotto la spinta degli agricoltori il Ministero all’agricoltura ha elaborato un protocollo insieme al Ministero dell’interno. Lo scorso 2 aprile è stato dato il permesso a 40mila lavoratori stagionali, limitato per i mesi di aprile e maggio, mentre il fabbisogno sarebbe di circa 100mila entro fine maggio e 300mila entro fine 2020. Inoltre il Governo tedesco ha deciso che i versamenti dei contributi degli stagionali da parte dei datori di lavoro, potranno avvenire, fino al 31 ottobre, dopo 115 giorni lavorativi invece dei consueti 70. Le regole di sicurezza sono estremamente severe. Per esempio, gli stagionali non possono arrivare in pullman ma solo in aereo; le aziende devono andare in aeroporto a prenderli e i primi 14 giorni devono vivere quasi in quarantena, ecc. Prima del protocollo, il Deutsche Bauernverband (DBV), una sorta di Coldiretti, e il Ministero all‘agricoltura avevano già attivato gratuitamente delle piattaforme online di domanda/offerta dei posti di lavoro per reclutare degli stagionali dando anche la possibilità a studenti, richiedenti asilo, disoccupati e al personale di ristoranti e bar, attualmente senza lavoro, l‘opportunità di aderire. È stato messo a disposizione materiale formativo.

La chiusura totale dei ristoranti, bar, etc. è iniziato il terzo weekend di marzo a livello nazionale, pertanto è troppo recente per fare una stima dei danni. Per la ristorazione è ammesso il servizio di ritiro o di recapito a domicilio. La vendita diretta in cantina è ammessa in tutto il Paese, ovviamente senza degustazione, ma osservando le regole di sicurezza. In Baden-Württemberg le enoteche devono rimanere chiuse ma nelle altre regioni produttive possono continuare le vendite. Le aziende che vendono attrezzature agricole, macchinari, concimi, etc. sono operative. Il Governo ha, inoltre, deciso un programma “sostegno di emergenza” per le “partita iva” e per le piccole imprese, che vale anche per gli agricoltori. Aziende fino a 5 addetti ricevono 9mila euro, fino a 10 addetti la somma ammonta a 15mila euro. L’aiuto vale per tre mesi e i soldi sono a fondo perduto. Inoltre, si aggiungono altre misure a livello regionale e accesso al credito.

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Articolo uscito  sul numero di  Tre Bicchieri del 16 aprile

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