È il distillato nazionale per eccellenza ed è in costante crescita nelle esportazioni. Ma la grappa, pur registrando un bel +15% nell'export 2012, potrebbe ambire a numeri ancora più importanti. Come? Lo abbiamo chiesto a sei chef italiani operativi all'estero. In questa prima parte del nostro focus sulla grappa le risposte di Christian Puglisi, Luca Fantin, Gianni Favro.
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Nell’Italia della crisi c’è un prodotto che non si lascia intimidire, soprattutto all’estero. Parliamo della grappa, ovvero il distillato nazionale per eccellenza, che secondo dati Istat ha registrato nel 2012 una crescita del 15% nelle esportazioni rispetto al 2011. Il principale paese importatore continua ad essere la Germania, che copre il 62% delle esportazioni del prodotto in bottiglia. Seguono Francia, Austria e Stati Uniti. Anche l’export nell’Est europeo non delude, con la crescita delle vendite in Estonia (+10%), Slovacchia (+13%), Lettonia (+24%) e Albania (+64%). Addirittura anche in Russia, patria indiscussa della vodka, si è registrato un incremento del 27%. Inaspettate le esportazioni in Oriente: Giappone (+20%), Filippine (+40%), Thailandia (+60%) e Taiwan (+76%). Il tasto dolente è rappresentato invece dal mercato interno, che mostra purtroppo i segni della crisi dei consumi con un -5% delle vendite rispetto al 2011. (Fonte: Assodistil)
La grappa si conferma dunque un distillato di grande pregio e pian piano lo si sta apprezzando in tutto il mondo. Proprio per questo bisogna tutelarlo sul mercato mondiale, dove spesso si ha la tendenza a tagliare il prodotto con acqueviti locali (ciò è consentito dalla possibilità di importare il prodotto sfuso), creando così una grande confusione nei consumatori. Insomma all’estero si beve anche la grappa però è ancora troppo poco conosciuta, è necessario quindi investire nell’immagine e comunicare al meglio questo grande prodotto tutto italiano. E chi meglio degli chef italiani che lavorano all’estero, riesce ad essere portavoce di questa ricchezza nazionale? Abbiamo interpellato sei chef italiani all’estero, per scoprire quanto sanno della grappa e come ne incentiverebbero il consumo.

CHRISTIAN PUGLISI DEL RISTORANTE RELAE DI COPENAGHEN
Essendo uno chef sinceramente non sono molto preparato sul tema quindi passo la parola ad Alessandro Perricone, sommelier che ha studiato e vissuto in Piemonte lavorando come cantiniere. “Ho una passione verso l’intero mondo delle bevande e, tanto per rimanere in tema, anche una gran sete di conoscenza. La grappa la considero un prodotto da meditazione, a differenza di altri distillati internazionali la vodka per esempioche invece vengono principalmente usati come base per altre bevande. Il mio pensiero sul mondo della grappa deriva dalle esperienze che grazie al mio lavoro ho collezionato e francamente, mi spiace dirlo, si tratta di un mondo che sta lentamente perdendo fiducia nei confronti del consumatore. I produttori di grappa devono invece prendere atto che il cliente è sempre più preparato e appassionato; si documenta, ascolta e impara. Il mondo del vino l’ha capito: il produttore di vino è sempre di più un bravo oratore, ha delle storie da raccontare e riesce a catturare l’attenzione e a creare una sorta di alone di mistero attorno al proprio prodotto, cosa che aumenta la curiosità dei consumatori. Nel mondo della grappa invece non è così, quanti Levi (Romano Levi è stato l’ultimo e unico distillatore a fuoco diretto del mondo)ci sono al giorno d’oggi? A mio avviso il mondo della grappa deve puntare di più sul marketing”. Quali strategie utilizzeresti per incentivare l’utilizzo di grappa all’estero? “Rispondo con una domanda: se all’estero volessi sapere di più sulla grappa che possibilità avrei? Praticamente nessuna, ai portfolio tasting le grappe sono lasciate in un angolo, soffocate da tutte le bottiglie di vino, tanto che a stento si notano. Comincerei quindi con l’organizzare lezioni, magari in presenza di produttori che raccontano le loro storie. Credo che una politica mirata alla maggiore conoscenza verso l’intero mondo della grappa porterebbe a incrementare la visibilità e il conseguente consumo, così come accade con tante altre bevande”. Voi la proponete a fine pasto ai vostri clienti? “Sì, abbiamo quattro grappe nella nostra carta dei distillati. Cerchiamo di focalizzarci sul meglio che troviamo e i nostri clienti sono sempre felici dei prodotti che proponiamo. Peccato che non ne venga consumata moltissima, mediamente una bottiglia di grappa ogni tre o quattro settimane”.

LUCA FANTIN DEL BULGARI HOTELS & RESORTS DI TOKYO
È un prodotto che mi interessa molto anche se non ho ancora approfondito il tema. Vivendo all’estero riesco a capire il motivo per cui tanti distillati internazionali sono molto noti a livello internazionale: tutto è basato sul marketing, basti pensare ai francesi. Per incentivarne il consumo bisogna dunque puntare proprio sul marketing, senza dimenticarsi di organizzare dei workshop abbinati a piatti italiani ma anche delle vere e proprie degustazioni. Poi è fondamentale andare in giro nei continenti a promuovere il prodotto e fare una consistente azione formativa.” Voi la proponete a fine pasto ai vostri clienti? “Essendo un distillato italiano, assolutamente sì e in varie tipologie. I clienti, sia italiani che giapponesi, rimangono in genere molto sorpresi dalla qualità”.

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GIANNI FAVRO DI GIANNI RISTORANTE DI BANGKOK
Sono nato a Vallenoncello, frazione rurale di Pordenone e mi ricordo il nonno distillare di nascosto la grappa. Un alambicco girava per il paese e chiunque avesse della vinaccia derivata dalla spremiture dell’uva, produceva la propria grappa. È un prodotto a cui sono molto legato proprio grazie ai ricordi d’infanzia. Per questo nel mio ristorante a Bangkok ho circa cinquantacinque etichette tra grappe e acquaviti d’uva che vengono apprezzate specialmente da clienti occidentali. Trovo che svizzeri e tedeschi siano i clienti che apprezzano maggiormente”. Cosa hanno fatto gli altri, la vodka ad esempio, per risultare più internazionalmente noti e diffusamente consumati? “Secondo me la grappa è percepita solo come un distillato da consumare a fine pasto e principalmente in stagioni non calde, questa è una limitazione. La grappa è decisamente meno versatile di vodka, gin o rum perché non viene usata nella preparazione di cocktails e long drinks”. Quali strategie utilizzeresti per incentivare l’utilizzo di grappa all’estero? “Sicuramente una maggiore visibilità nei ristoranti, magari con dei carrelli, come faccio io e con delle carte dei distillati dove si spieghi bene e chiaramente le caratteristiche di ogni prodotto”.

a cura di Annalisa Zordan

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