È un'isola, una colonia penale, e anche un'azienda agricola. Gorgona, nell'Arcipelago Toscano, è un luogo magico, in cui si sta sviluppando un progetto esemplare nel sistema carcerario, che va di pari passo con la tutela delle produzioni isolane e dell'ambiente. E dove si è sviluppata una produzione vitivinicola di tutto rispetto, grazie alla collaborazione con Frescobaldi. Nuova tappa alla scoperta della viticoltura delle isole, terre in mezzo al mare e patrimonio di biodiversità.
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Gorgona (43°25’72”N-09°54’60”E)
Ha una superficie di 2,23 kmq e tocca un’altitudine massima di 255 metri, con Punta Gorgona. È l’antica Urgon, oggi Gorgona, l’isola che fa parte del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e della provincia diLivorno. Si hanno testimonianze incerte della presenza etrusca, mentre è certo che fu frequentata dai Romani come testimoniano i resti di una costruzione al Piano dei Morti. La sua storia è un alternarsi di colonizzazioni: in epoca medioevale, fu abitata da monaci e vide sorgere monasteri a opera dei Benedettini e Cistercensi. Fu nel 1283 che sull’isola, passata a Pisa, vi fu costruita la Torre Vecchia, mentre nel 1406 fu occupata dai Medici cui si devono opere di fortificazione. Successivamente torno ai Certosini che vi rimasero fino al 1777 quando il Granduca Pietro Leopoldo riscattò l’isola e cercò di ripopolarla, ma senza riuscirvi. Sul finire del XIX secolo, nel 1859, fu trasformata in colonia penale agricola. E lo è tuttora.
È un’isola rigogliosa, un paradiso naturale: coperta per il 90% del suo territorio da una fitta macchia mediterranea e da aree boschive e pinete, e scogliere sul lato occidentale. È un’area di sosta per i migratori e un importante luogo di nidificazione, ospita un’affollata colonia di conigli selvatici ed è riserva marina: acque limpidissime e ricche di pesce in cui sono vietate balneazione, pesca e approdo. L’accesso, sottoposto a limitazioni, è rappresentato dall’attracco di Cala di Scalo, sul versante orientale, dove c’è l’unico centro abitato dell’isola. La maggior parte degli edifici sono occupati dalle strutture carcerarie e da annessi agricoli (stalle, depositi, cantina, caseificio), oppure da abitazioni per gli agenti, unici abitanti dell’isola insieme ai detenuti e ai pochissimi gorgonesi. L’agricoltura dell’isola si può far risalire ad Angiolo Biagio Biamonti, il primo direttore della Casa di reclusione, botanico per passione che descrisse il patrimonio naturalistico dell’isola nel libro, pubblicato dalla Tip. Meucci di Livorno nel 1873,Cenni storici, geologici e botanici sull’isola di Gorgona. A lui si devono la ristrutturazione e l’ampliamento delle strutture carcerarie, lo scavo di pozzi, la promozione dell’agricoltura e la produzione di olio e vino. Oggi Gorgona rappresenta una grande azienda agricola in cui lavorano quasi tutti i detenuti: allevamento di vacche da latte, animali da cortile, pecore, capre, suini, anche di Cinta Senese, apicoltura, acquacoltura, caseificio, e poi colture di frutta e ortaggi, vite e olivo, oltre 1000 gli esemplari, di classiche cultivar toscane. Tutti i lavori per sistemare strade, piazze, giardini e campi sono stati realizzati dai detenuti che hanno fornito la manodopera.

Casa di Reclusione
La vite e il vino dell’isola-penitenziario di Gorgona nell’Arcipelago Toscano, sono diventati il cuore di un progetto per il recupero sociale dei detenuti. Finanziato dalla Cassa ammende del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), è stato realizzato con la collaborazione tra la Direzione della casa di reclusione e l’azienda dei Marchesi de’ Frescobaldi. Il vigneto, a regime biologico, è stato impiantato nel 1998 per lo più a vermentino e ansonica. La vendemmia 2012 ha dato vita al Gorgona, un vino bianco, vinificato dai tecnici Frescobaldi insieme ai detenuti.

Casa di Reclusione | Isola di Gorgona (Li) | via del Porto, 1 |tel. 0586 861021 | [email protected]
 

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a cura di Andrea Gabbrielli