Montalcino è ai primi posti tra le mete turistiche che i wine lovers di tutto il mondo vogliono visitare. Nel mensile di novembre del Gambero Rosso gli abbiamo dedicato uno speciale, qui trovate un assaggio.

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La Val d’Orcia ha miracolosamente conservato il suo aspetto fatto di storia, paesaggi incontaminati iconici del modello italiano e poi ancora arte, cultura, enogastronomia, agroalimentare di eccellenza assoluta… e soprattutto il Brunello. E l’economia locale è in piena fase di espansione. Facciamo il punto. 

Montalcino

Percorrendo le strade della Toscana del sud, quel susseguirsi di morbide colline dove i boschi di querce e di lecci si alternano ai campi di cereali, alla vite e all’olivo, sembra farci entrare in un’altra dimensione. Tutto è curato, nulla è lasciato al caso. Le case rurali, le torri di avvistamento, i centri abitati di origine medievale sembrano particolari di una tela dipinta da un maestro del Rinascimento. Montalcino, cuore pulsante di queste terre a 40 km a sud di Siena, è un borgo rimasto pressoché intatto dal XVI secolo, protetto da un’imponente cinta difensiva e dominato dalla Fortezza, il castello mediceo che caratterizza lo skyline della città. Da qui la vista spazia dal Monte Amiata alla Val d’Orcia, da Siena (si intravedono le merlature della Torre del Mangia) e dalle Crete Senesi sino a Montepulciano. Nelle giornate terse si vede Alberese, sulla costa, mentre i raggi del sole fanno scintillare le onde del Tirreno. Il territorio di produzione del Brunello e del Rosso di Montalcino è delimitato dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone, una sorta di quadrilatero che si estende per oltre 243 chilometri quadrati e si innalza da 120 su fino a 650 metri di altitudine. Il Brunello nasce in questo contesto, espressione dello stretto connubio tra arte e paesaggio, clima mediterraneo e sangiovese; all’insegna del saper fare della comunità locale. In questo senso non è semplicemente un grande vino, italiano e toscano, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ma è un elemento fondante dell’identità montalcinese e un componente imprescindibile della cultura materiale della Val d’Orcia. “Il Brunello – osserva Giacomo Pondini, direttore del Consorzio – è un brand conosciuto in tutto il mondo: non si può rimanere immuni dal suo fascino. Ma Montalcino è anche un tessuto sociale, una comunità che lo condivide come valore”.

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Vigne nel Montalcino

Il Brunello

“La strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia – scrive il poeta senese Mario Luzi – è una strada fuori del tempo, una strada aperta e punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma”. Il più famoso rosso italiano, i suoi profumi e i suoi sapori, l’idea stessa del Brunello, sono nati tra le mura e le campagne di Montalcino, poco più di un secolo e mezzo fa. Le numerose ricerche storiche svolte nel corso degli anni giungono tutte alla stessa conclusione: il Brunello ha molti padri e non ha una data di nascita certa. Nel corso dell’Ottocento Clemente Santi, Tito Costanti, Camillo Galassi, Giuseppe Anghirelli, Riccardo Paccagnini, Raffaello Padelletti, Ferruccio Biondi Santi, contribuirono in vari modi alla sua messa a punto, a partire dall’uva sangiovese impiegata in purezza. Ci vorrà un’altra generazione, quella dei Biondi Santi con Tancredi e dei Colombini con Giovanni, per far uscire il vino dallo stretto ambito toscano. Il Brunello, motore di sviluppo e di benessere del territorio, ha svolto un ruolo importante nella rinascita di Montalcino e delle sue campagne, dopo gli eventi distruttivi della fillossera prima e della II Guerra Mondiale poi. Nel 1960 il mondo intorno ai filari era fatto ancora di strade sterrate, poderi diroccati, carri trainati dai buoi e ulivi martoriati dalla mitologica devastante gelata del ‘56. Con l’apertura dell’Autostrada del Sole (1958-1964), i traffici stradali sulla vicina via Cassia crollano, isolando di fatto Montalcino. L’abolizione della mezzadria (1964), provoca un ulteriore stallo e cessano quasi del tutto di esistere anche le poche attività artigianali rimaste. In questa situazione drammatica, Ilio Raffaelli, sindaco dal 1960 al 1980, e con lui alcuni imprenditori illuminati, ebbero l’intuizione che l’unica strada percorribile era puntare sull’incremento del turismo e soprattutto sulla valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità, vino in primis. E così è stato. Quando nel 1966 fu promulgata la legge sulla denominazione del Brunello (diventata Docg dal 1980) erano attive appena 37 aziende e gli ettari vitati erano 115 (64 specializzati a Brunello e 51 promiscui). Per capire la situazione, basti pensare che dal 1800 fino al 1930, gli ettari di vigna non sono mai stati meno di 2.000, con punte fino a 4.000. Oggi la realtà è tornata a toccare (superandoli) i numeri di un passato glorioso: i soci iscritti al Consorzio di tutela sono quasi 260 (di cui 208 imbottigliatori), i vigneti di Brunello si estendono per 2.100 ettari e la produzione è passata da 13.000 a 10 milioni di bottiglie.

Montalcino

Un risiko di nuovi investimenti

A Montalcino l’acquisizione da parte di fondi esteri di aziende locali ha riguardato cantine grandi e piccole, tra cui alcune protagoniste della storia moderna del Brunello, dando l’avvio a delle importanti trasformazioni della filiera produttiva. Se inizialmente il legame tra le aziende e il territorio di produzione era assai saldo e per certi versi obbligato, in questa nuova fase la possibilità che si affievolisca è reale. Infatti a parte lo staff presente in loco, il potere decisionale è spesso all’estero dove questo legame non è sentito nello stesso modo. Comunque la tendenza alla vendita delle aziende montalcinesi, nei mesi e negli anni a venire, è destinata a continuare. Il Brunello sta sempre più attirando investitori da tutto il mondo – si stima che per un ettaro il prezzo medio di aggiudicazione sia attorno ai 500 mila euro – e d’altra parte molte aziende nate negli anni Settanta/Ottanta sembrano aver esaurito il loro ciclo vitale e ora i proprietari, impossibilitati a continuare l’attività per vari motivi (finanziari, impossibilità di turn over familiare, offerte allettanti, ecc.) stanno passando la mano. Montalcino, da questo punto di vista, è in pieno cambiamento – anche nel modo di sentire e vivere il territorio – che avrà il suo peso nella gestione del futuro della denominazione. La storia recente è cronaca di questi giorni, con i cambi di proprietà delle aziende nate negli anni Ottanta e Novanta, l’ingresso di gruppi internazionali, la presenza nei mercati e sulle tavole più importanti del mondo, gli ottimi risultati del Brunello di Montalcino in ogni classifica internazionale dei Top 100, di cui spesso è al primo posto. Conferma Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello: “Anche negli anni a venire, vino e turismo saranno i motori indispensabili per il nostro futuro. Il nostro obiettivo strategico è mantenere e consolidare l’immagine del Brunello come prodotto di alta gamma saldamente legato al territorio”.

Non solo Brunello, il territorio ilcinese è ricco di prodotti di eccellenza, dai salumi ai formaggi pecorini, dall’olio extravergine di oliva (sono un migliaio gli ettari di oliveto) allo zafferano, dal miele (di cui Montalcino è il primo produttore in Italia) al farro (il 70% della produzione nazionale nasce qui) ai cereali e altro ancora. Per saperne di più sfogliate il numero di novembre del mensile del Gambero Rosso.

 

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a cura di Andrea Gabbrielli

foto di Sara Matthews

 

QUESTO È NULLA…

Nel numero di novembre del Gambero Rosso, un’edizione rinnovata in questi giorni in edicola, trovate il racconto completo con le altre ricchezze rurali del territorio. Un servizio di 12 pagine che prende in esame anche il quadro gastronomico con un focus sui ristoranti di tradizione e le nuove tendenze, con una comoda mappa, e un approfondimento su come stanno andando le cose dal punto di vista degli investitori, stranieri e italiani. Non solo, trovate anche i Tre Bicchieri 2019 dalla guida Vini d’Italia del Gambero Rosso e una timeline che mostra sinteticamente la storia di Montalcino.  

Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store Play Store

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