Per le tre denominazioni è crescita sulla crescita. Obiettivo per il nuovo anno, presidiare ancora di più il mercato numero uno: gli Stati Uniti. Ma attenzione a non farsi etichettare come categoria generica.

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PROSECCO: IN COSTANTE CRESCITA
Anche nel 2014 il successo del Prosecco in tutte le sue varie declinazioni, prosegue senza soste. Secondo i dati pubblicati da Impact Databank Review and Forecast, nel mercato Usa il vino nel 2014, seppur di poco, ma è continuato a crescere (+0,3% nel 2014). In quest’ambito il segmento degli spumanti si conferma come il più vivace e porta a casa un +3% e 16 milioni di casse da 9 litri. Pur rappresentando il 5% del totale del mercato del vino del Paese, quest’anno ha segnato il sesto incremento consecutivo. D’altra parte è lo stesso trend che si sta registrando su scala mondiale. Nell’ultimo rapporto Oiv si evidenzia che il consumo globale di vino spumante è aumentato del 30% negli ultimi 10 anni mentre il consumo di vino fermo, solo del 4%. Se nel 2002 la produzione totale mondiale di spumante era il 4% della produzione mondiale di vino oggi ha superato il 7%. Negli Usa poi, se i marchi nazionali sono rimasti stabili (8,8 milioni di casse), il mercato degli spumanti importati è aumentato del 6,6% (7,1 milioni di casse). A tirare la volata il Prosecco, in particolare grazie alle performance di marche come Mionetto, La Marca, Zonin e Riondo, spiega una nota della Shanken News Daily. Sostiene IRI, società internazionale di ricerche di mercato i cui canali rappresentano il 40% del totale del mercato Usa delle bollicine in volume, che dall’inizio dell’anno gli spumanti importati sono cresciuti del 12,5%, con in testa i marchi italiani (+ 17,5%) e con l’impennata del Prosecco (+ 41,8%). Insomma, da qualsiasi angolazione si guardi, è sempre un boom.

COSA NE PENSANO I PROTAGONISTI
E anche in Italia non si fa altro che confermare il trend. “Il dato aggregato in nostro possesso cioè che comprende tutte le denominazioni che interessano il Prosecco e che si riferisce ai primi tre trimestri del 2014” ci dice Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc espressione di 306 milioni di bottiglie “registra un + 25% nel mondo, +38,7% negli Usa e anche uno straordinario +61% nel Regno Unito. Si tratta di una crescita sulla crescita, sorprendente tenendo conto degli incrementi degli anni passati”. Aggiunge Luca Giavi, direttore del Consorzio “Stante la situazione favorevole, prevediamo ulteriori interventi straordinari nel mercato Usa: è il nostro Paese obiettivo dove pensiamo di investire 1 milione di euro”. Ma l’impennata delle richieste non riguarda solo il Prosecco Doc che in virtù delle sue dimensioni – si produce nelle province di Treviso, Venezia, Vicenza, Padova, Belluno, Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine – capitalizza in proporzione gli incrementi perché il beneficio riguarda anche la “piccola” Asolo Docg con i suoi 100 ettari e che quest’anno ha già raggiunto quasi 3 milioni di pezzi di Asolo Prosecco Docg. “L’obiettivo per il 2015? Arrivare a produrre circa 5 milioni di bottiglie” ci dice Armando Serena, presidente del Consorzio “è una previsione che mi sento di fare e nel frattempo i dati provvisori dell’uva Glera atta ad Asolo Prosecco, ci dicono che siamo passati dai 32.000 quintali del 2013 ai 65.000 circa nella vendemmia 2014, grazie alla modifica del disciplinare”. I numeri di Asolo sono ancora contenuti ma la percentuale destinata agli Usa (25%) è in aumento così come quella dei paesi Ue (55%) ed extra Ue (20%). Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg continua per la sua strada: “Negli ultimi 10 anni il nostro trend è stato costante. In particolare negli Usa abbiamo raggiunto i 3 milioni di bottiglie vendute ma ci aspettiamo di incrementare ulteriormente” sostiene Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene “Per questo oltre a partecipare alle consuete manifestazioni a New York, Chicago, Miami e San Francisco abbiamo deciso di rafforzare la nostra presenza ingaggiando Alan Tardi, un wine writer americano che conosce molto bene la nostra zona e che avrà il compito di comunicare e di informare sul Prosecco Superiore. L’obbiettivo è di fidelizzare e di consolidare la nostra immagine non solo tra i professionali ma anche tra i consumatori”. Negli Usa il Prosecco Doc Zonin è un marchio molto conosciuto che vende 350.000 casse da 9 litri. Promosso nelle trasmissioni tv di Cooking Channel oltre che sui vari media, compresi i social, è particolarmente apprezzato dai consumatori “Soprattutto donne tra i 25 e i 45 anni affascinate dalla sua freschezza e dalla sua bevibilità, che lo consumano a cena o come aperitivo” dice Francesco Zonin, che segue con attenzione il mercato americano. Insomma un trend che continua ma che è importante sostenere. Il Prosecco, specialmente negli Usa, corre il rischio di diventare una categoria – una tipologia generica – e di non essere vissuta come una denominazione nata in un piccolo territorio che ha saputo creare un fenomeno globale. Una peculiarità tutta italiana che va difesa con le unghie e con i denti. A partire dalle recenti notizie sulla vendita di Prosecco alla spina nei pub del Regno Unito.

a cura di Andrea Gabbrielli
 

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Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell’8 gennaio.

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