Aumentano i dazi dell'UE sui pannelli solari? E allora la Cina mette mano alle aliquote sui vini europei. Una ritorsione che fa tremare l'Europa del vino. Ecco che succede

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Per ora, i dazi sui vini europei in Cina non ci sono, ma Pechino potrebbe presto mettere mano alle aliquote se non si risolverà il contenzioso aperto con l’Europa, colpevole di voler portare in su l’asticella dei dazi sui pannelli solari in arrivo in Europa dall’11,8% al 47% a partire da agosto. La ritorsione del paese asiatico è stata immediata. E così, l’avvio da parte del ministero del Commercio cinese dell’indagine sui vini europei, da un lato, genera inquietudine nella filiera e, dall’altro, accontenta quelle categorie di produttori cinesi, in primis la Cada (l’associazione cinese dei produttori vitivinicoli), che da un anno chiede al governo di Pechino un intervento deciso contro quella che viene giudicata un’invasione di bottiglie dal Vecchio Continente, sostenuta dai fondi Ocm.

A guardare le cifre, il consumo in Cina, divenuto quinto paese nella classifica mondiale, è in costante crescita. I dati delle dogane locali segnalano un +9% di import nel 2012 (a quota 430 milioni di litri). E per l’Ue a 27, il mercato cinese rappresenta circa l’8,6% dell’export complessivo in valore (oltre 760 milioni di euro, di cui 546 francesi). L’Italia, nel 2012, ha esportato vini in Cina per 77 milioni di euro e volumi per 326mila hl; e tra gennaio e febbraio 2013 malgrado il -12,3% in volume guadagna un 41,4% in valore. L’Italia è terza nella classifica dell’export in valore, dopo Spagna e Francia, che domina da tempo il mercato cinese (più della metà delle quote), con l’Italia intorno al 7-8%.

Sono proprio i produttori francesi, tramite il presidente della Federazione degli esportatori, Louis Fabrice Latour, ad essere allarmati per queste “€œtensions commerciales“€ che mettono a rischio un intero comparto: la Cina è, infatti, il terzo mercato di destinazione e dà lavoro, nell’Esagono, a 500mila persone. Un segnale negativo anche alla luce della ripresa dei consumi certificata in questi giorni a Bucarest dal direttore generale Oiv, Federico Castellucci. Duro il commento del Ceev (Comitato europeo vini): “€œL’azione cinese è ingiustificata e contraria alle regole del commercio internazionale”€. Anche l’Italia guarda con ansia il duello tra Cina ed Europa che, con uno dei portavoce del presidente Manuel Barroso, ha respinto al mittente le accuse di concorrenza sleale. Per la Coldiretti, l’annuncio cinese“è una vendetta che rischia di bloccare un trend che negli ultimi tre anni ha visto quadruplicare le vendite di bottiglie made in Italy“€. Secondo la Cia, ci saranno “grosse ripercussioni in tutta Europa visto che solo nel 2012 la Cina ha importato circa 4 milioni di ettolitri di vino, due terzi dei quali dai Paesi comunitari“€. Per Copagri, è necessario “€œun tempestivo e convinto intervento diplomatico delle istituzioni dell’Ue“€. Sulla stessa linea Confagricoltura, con il presidente Mario Guidi: “€œInvitiamo governo e autorità comunitarie a trovare una soluzione prima di mettere a repentaglio un mercato per il quale le nostre esportazioni stanno raccogliendo successi importanti“. Un aumento dei dazi in Cina (oggi al 20% sfuso e 14% bottiglie) sarebbe un brutto segnale proprio mentre si stanno avviando negoziati per accordi di libero scambio con altri Paesi, come Giappone e Usa. Ecco perché il presidente di Federvini, Lamberto Vallarino Gancia, chiede l’intervento Ue. Mentre l’Unione italiana viniintravede già i possibili effetti concreti: “€œNel breve periodo per le nostre aziende, che in Cina stanno effettuando importanti investimenti, ci sarebbero oneri e costi aggiuntivi per dimostrare l’insussistenza delle pratiche sleali denunciate”€.

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La Cina dovrebbe chiudere nel giro di due mesi l’indagine antidumping. Nel frattempo si cercherà di riaprire il dialogo, così come auspicato dal ministro degli Esteri cinese, Hong Lei. Lo stesso dialogo chiesto a gran voce dal ministro dell’Economia tedesco, Philipp Roesler, che ha definito un “€œgrave errore“€ l’imposizione di dazi. Ricordiamo che la richiesta di un’azione europea sulla concorrenza sleale cinese è stata sostenuta a gran voce dalla Eu ProSun, il consorzio dei produttori di solare che ha proprio nei tedeschi i maggiori interessati: a causa dei pannelli solari cinesi a metà prezzo, infatti, negli ultimi tre anni sono state costrette alla chiusura 60 aziende, di cui 30 nella sola Germania. E anche se in tutto questo il vino proprio non c’entra, rischia comunque di pagare per tutti.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 6 giugno. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.