In Croazia per assistere alla vendemmia a Dingač, tra terreni in forte pendenza, tunnel scavati nella montagna per portare l'uva e la bella esperienza dell'Imperator, il social wine che celebra le tradizioni e le vecchie generazioni.

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I vigneti di Dingač

A Dingač la vendemmia è iniziata alla metà di settembre. Il tempo è perfetto: secco, ventoso e assolato, ideale per raccogliere i grappoli di Plavac mali. Gli acini dal colore nero bluastro, sono piccoli, sani, ricchi e succosi di mosto zuccherino. Le viti sono impiantate ad alberello, senza l’ausilio di terrazzamenti, su terreni in forte pendenza, prevalentemente calcarei con strati di detriti e di ghiaia che immagazzinano calore durante il giorno. Ogni ceppo di vite non porta più di mezzo chilo di uva anche se il più delle volte è meno della metà.

 

La vendemmia 2015

Siamo a Peljesac, la penisola lunga e stretta che corre parallela alla costa croata, un centinaio di chilometri a nord di Dubrovnik, l’antica Ragusa. Il paesaggio è bellissimo, quanto lo può essere una terra ricca di ulivi, cipressi, palme, fichi e tante viti, ed è situato all’altezza del nostro Gargano che nelle giornate terse si intravede all’orizzonte, sull’altra sponda dell’Adriatico. Secondo Boris Violić dell’omonima azienda “Il 2015 sarà molto buono. Se quest’anno metti 1 kg di uva di Dingač in 100 kg di plavac mali, il vino ne risente, eccome”.

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D’accordo sul giudizio anche l’enologo Ante Madirazza (Vinarija Madirazza) “La possiamo considerare una buona annata ma non tutti hanno le uve con lo stesso livello di qualità. Noi, per esempio, raccogliamo qualche giorno prima della maturazione ottimale per conservare un po’ di acidità”. Vedran Kiridžija, un altro storico produttore mette l’accento sul fatto che “La qualità è senz’altro buona piuttosto è la quantità assai ridotta”.

 

Il territorio

Il raccolto inizia nella parte più bassa, nei vigneti più vicini al mare, in prossimità del piccolo villaggio di Dingač Borak. Poi s’inizierà a salire a mezza costa sino ai vigneti più alti, ad oltre 300 metri sul livello del mare. Qui più si sale e più le pendenze (45 gradi) sono da capogiro ed è proprio difficile rimanere in piedi per raccogliere l’uva: la legge di gravità non gioca a favore. Insomma nulla da invidiare ai nostri vigneti Frassitelli ad Ischia o a quelli delle Cinque Terre, solo che da noi, a rendere l’impresa più facile, ci sono le monorotaie.

L’area vitata si estende per 80 ettari e l’età media delle viti è di circa 35 anni ma non sono pochi i ceppi di 50 e più. Sono un centinaio i vignaioli in attività a Dingač e le proprietà sono molto frammentate – quasi sempre inferiori all’ettaro – mentre poche aziende possono vantare estensioni superiori a 10 ettari come Saints Hills Winery o Vinarija Skaramuča.

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Il passaggio per Potomje

Sino al 1973 il trasporto delle gerle piene d’uva sino a Potomje, il paese più grande dei paraggi, situato sull’altro versante dell’area e sede di numerose cantine, avveniva con gli asini e i muli che dovevano salire una strada rurale per poi valicare la cresta ad oltre 400 metri e quindi scendere a valle. Per risolvere il problema e alleviare la fatica è stato scavato un tunnel che buca la montagna dove di stretta misura passano due auto ma con poco più di 400 metri di tracciato, scarsamente illuminato, permette di portare l’uva in cantina con i mezzi. Un’operazione che prima richiedeva tempo e fatica oggi appena qualche minuto. Ora i sentieri rurali e la strada che attraversano l’area vitata sono stati resi agibili – la quantità di vecchie R4 circolanti è da primato – e Dingač, una volta località assai remota da raggiungere, non è più isolata. Per i cinghiali, però, non è cambiato nulla e continuano scorrazzare come prima.

 

Il vino

Quanto al vino Dingač è stato il primo a fregiarsi dell’Indicazione Geografica, già nel 1961. È il rosso per eccellenza, ricco di una storia antichissima che ha avuto uno sviluppo importante già ai tempi del dominio della Serenissima e deve la sua versione attuale all’impegno dei produttori soprattutto nei primi anni Novanta dello scorso secolo. “Le difficoltà” spiega Roberto Cipresso, l’enologo italiano che conosce bene la zona “sono quelle di un’uva letteralmente stressata dalla luce, diretta e indiretta, e dal suolo calcareo. Le basse acidità poi, non aiutano”. Attualmente si stanno creando due diverse scuole di pensiero sulla valorizzazione del Dingač. C’è chi preferisce continuare nella vinificazione tradizionale, offrendo un vino che può raggiungere anche i 17,5% di alcol e con un residuo zuccherino elevato, e chi sta tentando una nuova strada con gradazioni alcoliche più contenute (14-15 %), un residuo limitato e maggiore capacità di invecchiamento. Ma ci vorrà ancora qualche anno per approfondire meglio.

 

La nuova annata di Imperator

La storia di Imperator inizia nell’agosto del 2011 quando 10 produttori amici, tutti giovani enologi discendenti di antiche famiglie di vignaioli, decidono di dedicare 50 kg a testa delle loro migliori uve plavac mali, selezionate nei vigneti più vecchi di Dingač e di Postup, per produrre un grande vino. Sin qui nulla di strano. Ma Imperator – è il nome del vino- doveva essere prodotto senza l’impiego di elettricità. E così hanno fondato una sorta di fratellanza vitivinicola denominata Krek che produce questo rosso che vuole essere un tributo alle vecchie generazioni da parte delle nuove. Pertanto niente ausilio di macchinari bensì sgrappolatura a mano, pigiatura con i piedi e pressatura con il torchio, e via discorrendo, e tanta, tantissima allegria che coinvolge vecchi e giovani con l’ausilio di musica e canti tradizionali che tutti, grandi e piccoli, conoscono alla perfezione e interpretano a squarciagola. Successivamente il vino va in acciaio, poi in barrique per almeno un anno, e ancora 12 mesi di bottiglia. La gradazione alcolica è di 18 gradi (!) e il vino viene imbottigliato solo in magnum. Nume ispiratrice di questo “social wine”, Marija Mrgudić, un’enologa rispettata e carismatica che ha sempre trasmesso la passione per il vino a tutti, ad iniziare dai suoi figli. Krek è composta da Mladen Ančić, Phillip Baranović, Baldo Kangjera, Ladislav Kangjera, Božo Daničić-Kačić, Viktor Farčić, Boris Mrgudić, Anton & Hrvoje Šaić, Boris Violić.

 

a cura di Andrea Gabbrielli

foto di Zoran Marinović

 

Si ringrazia per la collaborazione Ente Nazionale Croato per il Turismo, Ente per la promozione turistica della Contea di Dubrovnik e della Neretva, Grand Hotel Orebić, Hotel Dubrovnik Palace, Dubrovnik Partner.