Novità curiose che anticipano le feste, in nome di un'offerta gastronomica sempre più diversificata. Così succede a Ostiense, con le colazioni danesi e la cucina di Marigold, e i gyoza di Leo's. O a Prati, con la pasticceria giapponese di Hiromi Cake. E a Ponte Milvio, tra tapas spagnole e brace
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Roma si presenta all’appuntamento con le feste natalizie ricca di novità gastronomiche. Solo da qualche giorno ha esordito al quartiere Appio la trattoria popolare di Adriano Baldassarre, che con Avvolgibile cerca di ripartire dalle basi della cucina romana. Mentre i ragazzi di Retrobottega, come novelli babbo Natale, dispensano pasta fresca ripiena (e non) per la tavola delle feste nel nuovo pastificio di via della Stelletta, proprio accanto al ristorante che li ha fatti conoscere ben oltre il perimetro della Capitale. Ma non mancano, in tutta la città, progetti curiosi che proprio in queste settimane muovono i primi passi, riempiendo spazi ancora scoperti nella pur ricchissima varietà dell’offerta capitolina.

il banco dei dolci di Marigold

Marigold, restaurant & micro bakery

Marigold – restaurant & micro bakery, come recita il pay off – ne è la dimostrazione lampante. Il nuovo locale nascosto in una traversa del quartiere Ostiense, nel frequentatissimo quadrante del Porto Fluviale e a pochi metri dalla Trattoria Pennestri, è peculiare di un approccio internazionale di vivere gli spazi del cibo come momento di incontro, condivisione, relax. A ogni ora del giorno e in diretto rapporto con la cucina e il laboratorio di produzione di pane e dolci. Del resto l’idea è frutto dell’incontro tra Sophie e Domenico – lei danese, lui calabrese – coppia nella vita che condivide da tempo la passione per il cibo e l’ospitalità. A Roma hanno messo radici, lui già chef dell’American Academy, lei autodidatta della panificazione e pastry chef con modelli internazionali nel cuore (leggasi Tartine Bakery, San Francisco). Insieme, negli ultimi 4 anni, un paio di volte al mese, hanno fatto della loro casa monteverdina un home restaurant di successo votato proprio al calore dell’ospitalità e alla qualità dell’offerta. I clienti, soprattutto gli stranieri che vivono in città, sono diventati amici e frequentatori abituali; Sophie e Domenico hanno iniziato a pensare in grande, “cercavamo uno spazio che ci permettesse di crescere, anche nella direzione di catering e organizzazione di eventi; con un laboratorio professionale a disposizione”, racconta oggi lei. E così gli ultimi 6 mesi sono stati dedicati alla ristrutturazione di un’ex gioielleria in via Giovanni da Empoli: una trasformazione completa per accogliere quello che oggi è Marigold, col bel bancone zincato della caffetteria, che ogni giorno espone la mostra dei dolci e il pane appena sfornato, la cucina dove si muove Domenico, la sala luminosa, con grandi tavoli in legno chiaro.

Pane e dolci di Marigold

Colazione (e molto altro) da Marigold

Marigold apre dalle 8 alle 17 (alle 9 nel fine settimana), ma il venerdì e il sabato resta aperto anche per cena. La colazione è uno dei momenti più giusti per visitarlo, tra cinnamon swirl (3,5 euro) e carrot cake, omelette al formaggio (8,5), brownie e granola fatta in casa con yogurt, pane di segale con avocado, uova alla benedict (9,5). Ma anche una semplice fetta di pane e burro (danese). E caffè – chicchi di Mondi, in attesa di avviare una linea di specialty coffee – selezione di tè, succo di mela, spremute, limonata fatta in casa. “Nel weekend proponiamo anche un brunch, e la proposta si arricchisce ancora”. Dolci e pane (3 tipologie, da pasta madre) si acquistano anche a portar via, in confezioni che rivelano una deliziosa attenzione al dettaglio: dietro al banco, con Sophie, un’altra giovane ragazza viennese, nutrizionista che ha lasciato il suo lavoro alla Fao folgorata dal progetto.

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Domenico in cucina da Marigold

A pranzo (e per 2 sere a settimana), entra in gioco Domenico: zuppa del giorno (8), maiale confit con cicoria e limone (13), bollito con salsa verde e sottaceti (14,5), insalata di stagione, baccalà con crema di ceci e radicchio grigliato. Ingredienti iperselezionati: farine Sobrino e Mulino Marino, olio Quattrociocchi come base e poi piccole aziende toscane, carne Il Poggio, ortaggi e yogurt di Zolle, erbe spontanee raccolte a Villa Pamphili (Sophie e Domenico sono estimatori del foraging). E piccola carta di vini naturali. “Abbiamo appena iniziato, non vogliamo incappare negli stereotipi. La filosofia che ci guida è quella di fare bene come a casa, semplicità combinata con la qualità. E tutti sono i benvenuti, Marigold è un posto inclusivo, vogliamo coinvolgere prima di tutto il quartiere. Chiaramente la nostra proposta è fuori dagli schemi, ma speriamo di piacere a molti”.

Un vassoio di gyoza da Leo's Factory, Roma

Ravioli e dolci giapponesi. Leo’s Gyoza Factory e Hiromi Cake

Non troppo distante, attraversando l’Ostiense, anche Leo’s Gyoza Factory cerca di segnare un primato. Il primo Gyoza Bar della Capitale è frutto di una collaborazione tra Akira Yoshida (a pochi passi il suo ramen bar) e Horiguchi Store, azienda di Nigata intenzionata a investire in Italia per rendere il format replicabile. Circa 30 coperti e un’offerta incentrata sui ravioli giapponesi, fritti o alla piastra, anche in zuppa e nella variante vegana. E poi onigiri e pollo karaage.

mochi e dolci giapponesi da Hiromi Cake

Per gli amanti della gastronomia giapponese, anche il quartiere Prati propone da qualche giorno un’insolita new entry: Hiromi Cake è la pasticceria giapponese che dalla sua pastry chef prende il nome. Un laboratorio artigianale per raccontare una cultura dolce ancora poco diffusa in Italia, tra classici wagashi e dessert ispirati alla pasticceria francese e americana (yogashi); tra gli ingredienti più utilizzati riso glutinoso, tè matcha, marmellata di fagioli anko. Cosa troverete sicuramente? Le famose palline dolci ripiene chiamate mochi, i dorayaki, il cappuccino matcha.

Vittorio, spezie & cucina

Cambio di set, in direzione Esquilino, per viaggiare nel mondo con Vittorio, appena inaugurato in via Foscolo. Spezie e cucina è il motto della casa, che asseconda l’attitudine multiculturale del quartiere, e trae spunto da colori e profumi del mercato Esquilino per servire una cucina che resta romana, ma si apre al mondo. A guidare la brigata c’è Matteo Carosi (già alla Maisonnette Ristrot), ma l’offerta propone anche pizza al piatto (da forno a legna), e si completa di una cocktail list servita per aperitivo e dopocena. Del resto gli spazi sono imponenti: 600 metri quadri all’interno di un’ex fabbrica del ghiaccio, ripensati sul tema del viaggio. L’ingresso introduce alla sala più ampia, che evoca una stazione ferroviaria di inizio Novecento; poi si procede in direzione di spazi sempre diversi, la Sala d’Oriente in stile coloniale, la Vecchia Cuba, la Sala Vittorio arredata come un aristocratica casino di caccia. Si apre dalle 18 alle 2 di notte, ma con il nuovo anno arriveranno anche le colazioni, dalle 7 di mattina nello spazio attiguo, che diventerà caffetteria e punto per il take away. Per ora lo spazio dispone di 120 coperti (più divani e panche), al lavoro ci sono circa 15 persone. Scontrino medio su 30-40 euro.

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Il murales ispirato a Guernica da Malandros, Roma

Malandros e Meaters a Ponte Milvio

Si continua a viaggiare con la cucina spagnola di Malandros, tapas bar che è parte di un progetto corale, nello spazio condiviso con Mahalo e Meaters a Ponte Milvio. È questa l’idea di food gallery messa in scena dalla famiglia Martella, già proprietaria del ristorante sushi fusion ispirato alla cucina delle Hawaii e dell’adiacente Voy, che ora cambia volto e si sdoppia (su progetto di RM/ Architecture), per accogliere due format nuovi e multietnici. Complementari, ma dotati ognuno di una propria personalità. Malandros apre oggi, e interpreta l’idea di bodega spagnola con i colori del murales ispirato a Picasso: cucina a vista, 30 coperti, tapas di immediata riconoscibilità, tra patatas bravas e pulpo alla Gallega. Ma anche carta dei pintxos e paella in tre versioni. Meaters, invece, è un brace bar, e inaugurerà il 7 gennaio. Il focus, neanche a dirlo, è sul fuoco vivo che conquista il centro della cucina, e porta nel piatto tagli di carne da tutto il mondo e preparazioni altrettanto internazionali, dalle armadillo eggs texane ai sosiates africani, dal pollo piri piri portoghese agli yakitori giapponesi. In abbinamento, anche i cocktail del Lady’s Bar, locale nel locale che servirà entrambe le tavole.

I cocktail di Rude a Centocelle

Fresco di inaugurazione, a Centocelle, un altro cocktail bar metropolitano, lo streetbar Rude, di Marco Zampilli e Cristian Ricci (già dietro al bancone de La Zanzara). Si beve fino a tarda ora (dal giovedì al sabato si prolunga fino alle 3), accompagnando i drink con snack freddi, tra tartare, formaggi, salumi e sfizi preparati al momento. Posti al bancone e qualche tavolo in sala, in attesa del dehors per la bella stagione.

 

Marigold – Roma – via Giovanni da Empoli, 37 – www.facebook.com/marigoldrome/

Leo’s Gyoza factory – Roma – via Pellegrino Matteucci, 17 – www.facebook.com/leosgyoza/?ref=br_rs

Hiromi Cake – Roma – via Fabio Massimo, 31 – www.hiromicake.it

Vittorio – Roma – via Foscolo, 20-22 – www.facebook.com/vittoriospeziecucina/

Malandros – Roma – via Flaminia, 496/c – www.facebook.com/MalandrosPonteMilvio/

Meaters – Roma – via Riano, 2 – dal 7 gennaio 2019 – www.facebook.com/meatersbracebar/

Rude – Roma – via dei Castani, 228 – www.facebook.com/RudeCentocelle

 

a cura di Livia Montagnoli