Siamo una civiltร che ha trasformato il sushi in un fast food morale: un quadratino di riso, un lembo di pesce crudo, un tuffo compulsivo nella salsa di soia, e via. ร lโillusione del Giappone ridotto a comfort food per coscienze leggere. Un compromesso che chiamiamo โsanoโ, โleggeroโ, โinternazionaleโ. In realtร , un alibi elegante per non sapere nulla. Poi arriva lo chef Katsu Nakaji, e quel fragile castello di sushi da supermercato crolla in un istante. Nakaji non รจ uno chef, รจ unโistituzione: quarta generazione di maestri, due stelle Michelin, oltre un secolo di tradizione sulle spalle e un rigore che non ammette scorciatoie. ร sbarcato a Milano come si sbarca in una cittร che si crede cosmopolita e scopre dโimprovviso la differenza tra imitazione e autenticitร . Con il suo Hatzune Zushi at Ronin, appena incoronato Tre Bacchette nella Guida Sushi 2026 del Gambero Rosso (qui per conoscere i migliori ristoranti giapponesi d’Italia), Nakaji ha deciso di cambiare le regole del gioco. Non offre un pasto, ma una lezione. Non un menu, ma un rito. ร lโomakase nella sua forma piรน pura, quella che ti costringe a capire – o almeno a tentare di capire – cosa significhi davvero la parola โsushiโ.
Katsu Nakaji, sessant’anni, appartiene a una dinastia di sushiman giapponesi ed รจ cresciuto affinando tecniche tramandate da quattro generazioni. Oltre 130 anni di tradizione. La sua formazione รจ iniziata sotto la guida del nonno, un vero maestro del sushi, e si รจ perfezionata negli anni, portandolo a ottenere due stelle Michelin con il ristorante Hatsune Sushi, a Tokyo. Non ha eredi maschi Nakaji e, secondo le consuetudini, la sua unica figlia femmina non potrร continuare il percorso familiare nellโarte del sushi. Anche per questo motivo Nakaji, con i suoi discepoli, ha deciso di esplorare altri luoghi in cui portare la sua esperienza.
Il maestro รจ di casa al Ronin, dove lโanno scorso aveva giร proposto agli ospiti con un temporary dedicato a un concept analogo, consolidando il legame con la cittร e con questo spazioย ยซSo che fin dalla sua concezione, Ronin si รจ ispirato ai ristoranti e ai bar di Tokyo, e qui trovo una forte affinitร con la cultura e lโestetica giapponese. Ormai mi sento a casaยป racconta Nakaji.
Quello di Katsu Nakaji a Milano รจ stato il primo progetto stabile di Nakaji fuori dal Giappone. Ogni sera, venti ospiti, divisi in due turni, partecipano a un rituale culinario che mette al centro il riso, elemento essenziale e curato con maestria. Si inizia con il riso, cotto in un forno kamado alimentato a carbone, a 500 gradi, che viene poi condito con un raro aceto di riso e feccia di sakรจ e mescolato in un ampio contenitore di legno, che era in uso un tempo sui mercantili giapponesi. La cura per la materia รจ fondamentale, e lo chef accompagna i commensali alla scoperta e comprensione di alcuni tagli pregiati di pesce.
Il granchio delle nevi norvegese, la cui polpa viene estratta dal maestro con un lavoro oculatissimo fatto solo con le bacchette, i nigiri di gambero di Mazara del Vallo – che Nakaji ha scoperto qui in Italia e racconta essere per lui il miglior gambero al mondo –ย lo sgombro marinato con yuzu. Lโanguilla preparata sul fuoco per 40 minuti e i discepoli di Nakaji che accompagnano lโimmersione della ricciola nel brodo dashi – ricetta segreta dello chef – con la parola onomatopeica ‘shabu-shabu’ sono gesti quasi ipnotici che insegnano la pazienza.

Particolarmente affascinante รจ quella che potrebbe intendersi come una verticale di tonno, che esplora tre diversi tagli: il tonno magro (akami), il ventre medio grasso (chutoro) e il pregiato ventre grasso (otoro) che chiude il sipario con tanto di applausi.
Credi di sapere cosa sia l’eleganza finchรฉ non guardi il maestro Nakaji preparare davanti ai tuoi occhi un nigiri di tonno e porgertelo direttamente in mano.
ยซServire il sushi a mano permette di mantenere la temperatura ideale e creare una connessione immediata con chi mangia. ร un gesto intimo, che porta la mia tecnica e il mio rispetto direttamente al clienteยป spiega Nakaji. E guai a mangiare il boccone subito, bisogna aspettare tre secondi prima di iniziare a masticare, in modo che la temperatura del pesce si avvicini il piรน possibile a quella della propria bocca. 30 gradi, per l’esattezza, รจ la temperatura giusta per la degustazione.

Trovarsi davanti al bancone puรฒ a volte inibire i commensali, specie davanti a tecniche cosรฌ particolari. Lo chef Nakaji sottolinea lโimportanza d’equilibrio nell’omakase: ยซConvivialitร e rituale devono coesistere. Trovo il rituale nella tecnica di esecuzione e nella selezione degli ingredienti, ma il mio ruolo รจ anche quello di condividere conoscenza. Serve concentrazione, certo, ma anche momenti di pausa per assaporare e godersi il momentoยป.
Ed รจ proprio questo equilibrio che rende lโesperienza unica. Per quanto si rimanga ipnotizzati dalla precisione con cui ogni portata viene preparata davanti ai propri occhi, il clima resta rilassato e accogliente. Lo staff del Ronin gioca un ruolo fondamentale: mai spocchioso, tutt’altro, accompagna i commensali nella comprensione dei piatti, traducendo le descrizioni dello chef e arricchendo lโesperienza con aneddoti sulla cultura giapponese. Lo senti proprio quando uno staff ha passione per il lavoro e la propria cultura: insieme fanno una scintilla che non somiglia a nessunโaltra. Bisogna solo sedersi al bancone e lasciarsi trasportare.
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