OrtoGallo. La maison Gallo porta le calze nell'orto per solidarietà e omaggia Expo 2015

10 Feb 2015, 08:45 | a cura di Livia Montagnoli
Calze haute couture disegnate ad arte, ispirate alle illustrazioni botaniche giapponesi e agli acquerelli dei libri di cucina inglesi. Così sul celebre filato di cotone finissimo del brand leader nel settore delle calze di qualità finiscono cipolle, lamponi, fragole e carote, che ricordano il tema della prossima Expo. E parte del ricavato andrà in beneficenza a Ovci.
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Si è concluso da qualche settimana l'appuntamento invernale con Pitti Immagine Uomo che apre la stagione della moda fiorentina. Ed è proprio il caso di dirlo, in questo 2015 tutto proteso verso Milano, l'effetto Expo si fa sentire anche per le maison più rinomate del made in Italy.
Così mentre a Roma Gattinoni presenta la sua collezione ispirata al cibo (e alla sapienza dei nostri artigiani del gusto), Gallo propone una speciale linea benefica in edizione limitata. Chiaramente dedicata al mondo rurale.
OrtoGallo condivide il messaggio di Expo 2015 – Nutrire il Pianeta – adottando una tecnica di stampa innovativa ad altissima definizione che fa materializzare su un filato di finissimo cotone (quello delle celebri calze da uomo per fashion victim) frutta e verdura così perfette da sembrare vere. Una raffinata lavorazione d'atelier che mira a catalizzare donazioni a sostegno di Ovci (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale); una parte del ricavato della collezione in vendita dal prossimo 1 maggio sarà infatti devoluto a sostegno dell'associazione che Gallo sostiene sin dagli anni Ottanta, per favorire i bambini in situazione di disagio sociale e disabilità in Africa, Asia e America Latina.
Sulle calze, caratterizzate da un divertito uso del colore com'è proprio dello storico brand (fondato nel 1927) leader nel settore delle calze e dell'abbigliamento casual di alta qualità, spuntano così lamponi e carote, fragole, cipolle, cavolfiori e porri disegnati ispirandosi alle illustrazioni botaniche giapponesi e agli acquerelli dei libri di cucina inglesi. 

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