Floriano Pellegrino e Isabella Potì portano avanti tra Lecce e Scorrano il lavoro di Bros’ e Roots. Ma intanto pensano a realizzare un progetto nel cassetto da tempo: una squadra di rugby per insegnare ai ragazzi del territorio a credere in se stessi e nel valore dell’unione. Si parte con un crowdfunding.
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Bros’ e Roots non si fermano

Nel quartier generale di Scorrano, dove la famiglia dei Bros’ ha ricondotto il fulcro dei suoi progetti ormai un anno e mezzo fa, la voglia di guardare avanti non è mai venuta meno. Così, con quella grande forza di autodeterminazione che è impossibile non riconoscere a Floriano Pellegrino e Isabella Potì, il ristorante di Lecce ha continuato (e continua, per il momento solo a pranzo) ad accogliere gli ospiti in cerca di un’esperienza che spezzi la routine gastronomica del Salento; e così pure Roots, casa-rifugio di Scorrano, dove il primo servizio – ormai da mesi e con una certa lungimiranza rispetto alle restrizioni attuali – è quello della colazione. Ma non finisce qui, perché Floriano e Isabella non hanno mai fatto mistero di voler investire sulla propria capacità di farsi ascoltare – e notare – bene oltre le mura di una cucina: “Quando è iniziata la pandemia, eravamo appena tornati da una vacanza in America, la prima che ci concedevamo dopo anni. L’impatto è stato disastroso per tutti, ma noi abbiamo una scaletta da rispettare, progetti che vogliamo portare a termine, seppur adottando una strategia diversa, e questo anche per dare un segnale al territorio che è sempre stato centrale nella nostra ricerca. Forse per noi millennial è più semplice, siamo una generazione poco stabile, abituata a fare i conti con situazioni che cambiano da un giorno all’altro. L’importante è lavorare con lucidità, strategia e visione. In cucina, dove all’inizio sono tutti entusiasti, ma poi sono in pochi a perseverare. Ma anche fuori: siamo cuochi, ma non mi sento meno artista di un cantante, da subito abbiamo iniziato a lavorare su noi stessi, e sul processo comunicativo dei Bros’”.

Dalla cucina al rugby. Il crowdfunding

È su queste premesse che si innesta l’impegno nel rugby, che per Floriano ha rappresentato in adolescenza il riscatto e l’alternativa a scelte di vita poco felici, e oggi è un mantra sul gioco di squadra applicato al lavoro in brigata. Da più di un anno, in casa Bros’, si è iniziato a parlare concretamente di far rinascere la squadra di rugby locale. E qualche settimana fa il Bros’ Rugby Club, presieduto da Isabella, ha vinto il bando per la gestione dello stadio Vittorio di Trepuzzi, che sarà casa, nei prossimi venti anni, della squadra che nascerà. Così è partito il crowdfunding che invita tutti a partecipare alla riqualificazione dello spazio, che richiede 200mila euro per una ristrutturazione che dovrà cancellare anni di incuria. E questo non tanto per alimentare i sogni di gloria di un gruppo di ragazzi, ma per dotare l’entroterra salentino di un punto di ritrovo di respiro internazionale, dove intraprendenza, disciplina, legalità saranno valori da condividere tra giovani del territorio e ragazzi in arrivo da tutto il mondo (proprio come avviene nella cucina dei Bros’): “Si tratta di un progetto sociale che procede in parallelo con la nostra idea di fare del Salento una meta appetibile per il turismo gastronomico internazionale. Investire sulle proprie risorse è il modo migliore per farcela: come persone, ci siamo sempre proiettate oltre il nostro essere cuochi. Lavoriamo su una formazione completa, tutti in brigata lavorano anche in sala, frequentano corsi da sommelier, studiano l’inglese, lavorano per migliorare la propria forma fisica e la tenuta mentale. Questo non è il momento di piangersi addosso, anzi, abbiamo più tempo per migliorarci. Rispettiamo le regole, senza frustrazione. E intanto pianifichiamo il futuro, avendo chiaro l’obiettivo. Dobbiamo dirlo che il cuoco moderno, quello veramente all’avanguardia, è un cuoco sano, mentalmente e fisicamente. Uno che quando ha finito il turno non finisce la serata in qualche locale, ma si tiene in forma”.

La squadra di Bros'

Play Bros’, Play rugby

In quest’ottica, il legame tra cucina e rugby è più stretto di quanto si possa pensare: “Vogliamo aprire la chiamata a cuochi che condividono con noi questa visione. Arrivi da noi, entri in famiglia, lavori in cucina e nel tempo libero ti alleni.  Non a caso la nostra campagna di reclutamento si chiamerà Play Bros’, Play rugby”. Prima, però, ci si muove per trovare le risorse: “Avevamo intenzione di lanciare un programma di cene per raccogliere fondi, ma la situazione ce lo impedisce. Ma stiamo già partecipando a bandi di gara per l’accesso a fondi pubblici, per riqualificare lo stadio”. Da gennaio, inizieranno le convocazioni dei ragazzi interessati, i test psicofisici, i primi allenamenti (situazione sanitaria permettendo). Poi, in primavera, la campagna di reclutamento si farà più forte: “L’idea è questa: vieni da noi, ti ospitiamo per un anno, lavori in cucina, in sala, condividi la nostra visione, e giochi a rugby”. Sempre in primavera arriverà il coach sudafricano che si occuperà di allenare la squadra, in vista del primo campionato da giocare nella stagione 2021-22, “quando inizieremo a ragionare anche su una forma di terzo tempo che unisca la tradizione del rugby alla nostra idea di cucina”. Floriano ne è sicuro, “da questa situazione dobbiamo uscire più forti di prima. Gli obiettivi li abbiamo, è una grande occasione per diventare più uniti. Il sostegno, come nel rugby, è magia. Non si cerca il goal individuale, ma si arriva alla meta tutti insieme, passando indietro, per andare avanti”. Lo spirito del rugby, da Bros’, è già di casa.

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a cura di Livia Montagnoli