Storie

A Bologna esiste ancora la trattoria dove Guccini e Dalla facevano mattina

Tra tavoli consumati, vino sfuso e partite a tarocchino, la storica Trattoria Da Vito continua a raccontare la Bologna popolare amata da Guccini e Lucio Dalla

  • 12 Maggio, 2026
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A Bologna ci sono locali che sembrano rimasti identici solo per i turisti. E poi c’è Da Vito, la mitica trattoria dove Guccini e Lucio Dalla facevano notte tra vino, canzoni e partite a carte, e dove ancora oggi il tempo sembra essersi fermato. L’osteria, aperta nel quartiere operaio della Cirenaica, in passato era ritrovo di musicisti e intellettuali.

La trattoria dove Bologna non ha mai smesso di essere Bologna

La Cirenaica era nata alla fine degli anni Venti, quando il regime fascista aveva bisogno di alloggiare gli operai delle fabbriche a est del centro storico, lontano abbastanza da non disturbare, vicino abbastanza da essere utili. Un quartiere progettato per contenere, che aveva finito per produrre il contrario: nei decenni successivi era diventato uno dei centri più vivi della sinistra bolognese, denso di circoli ricreativi, sezioni di partito, case del popolo.

In quel quartiere, tre anni dopo la fine della guerra, Vito Pagani aprì la sua osteria. Non era un progetto culturale: era piuttosto un luogo dove bere, stare seduti, ritrovarsi. Rosa Fenara, moglie di Vito ed ex sarta, iniziò a portare in tavola quello che si cucinava in casa: tagliatelle, tortellini, quello che la stagione e il mercato consentivano. L’osteria divenne trattoria quasi per inerzia, seguendo la logica di quei posti dove il confine tra mangiare e stare è sempre stato poco definito.

Quando Guccini, Dalla e De André si ritrovavano qui

Trattoria da Vito

Trattoria da Vito, una delle sere con Dalla e Guccini PH Ex Vito Piero Casadei

Francesco Guccini abitava a pochi passi; poi arrivarono Lucio Dalla, Umberto Eco, Roberto Benigni, Giorgio Gaber, Fabrizio De André. Non tanto per il cibo, ma per bere vino fino all’alba e per stare in quella vita che si consumava a porte chiuse mentre fuori Bologna iniziava a cambiare, seppur con ritmo ancora lento.

La Bologna che fuori non esiste quasi più

Oggi la Cirenaica non è più quella di un tempo. Gli operai hanno lasciato il posto agli studenti, i circoli ricreativi sono scomparsi. La Trattoria “Da Vito”, invece, è rimasta intatta: le tende verdi alle finestre, le tovaglie a quadri, le foto ingiallite sui muri, i tavoli di legno.

Alice Pagani, terza generazione, dopo il nonno Vito e il padre Paolo, venuto a mancare nel 2022, tiene aperto insieme al marito Alessandro con la stessa indifferenza al cambiamento che aveva il nonno. Non è un vezzo, né una rendita di posizione: tenere aperto un posto così, nel 2025, richiede una convinzione che va oltre il sentimentalismo familiare.

Le foto di Guccini e Dalla stanno lì, esattamente come stavano trent’anni fa, un po’ storte e un po’ dimenticate. Nessuno le ha spostate, tantomeno le ha illuminate con uno spot e, in un’epoca in cui ogni locale storico tende a trasformarsi in un set instagrammabile, questa distrazione diventa, senza volerlo, la forma più credibile di autenticità. “Da Vito” non sa di essere un’icona, o forse fa finta di non saperlo; in entrambi i casi il risultato è lo stesso: entrando si percepisce nettamente che nessuno sta cercando di vendere a caro prezzo un frammento di storia.

Una cucina emiliana semplice e senza nostalgia costruita

La cucina è quella che è, semplice e dall’aura familiare: tagliatelle al ragù, gramigna con la salsiccia, tortellini, cotoletta bolognese. Piatti emiliani di casa, a prezzi che il mercato contemporaneo ha dimenticato persino come si scrivono. Quello che Rosa Fenara, moglie di Vito ed ex sarta, cucinava con la naturalezza di chi non immaginava alternative, si è nel tempo liberato da quella tensione artigianale, ma resta ancora riconoscibile e, proprio per questo, rassicurante.

Chi viene cercando la cucina di un tempo probabilmente vi troverà solo un’eco, ma fraintende il luogo chi lo misura con questo metro, perché “Da Vito” non ha mai fatto promesse di eccellenza: ne ha fatta una più difficile, e ben più rara: restare fedele al suo ruolo in questo quartiere e in una Bologna che cambia sempre più velocemente. E quella promessa, almeno, la mantiene ancora. “Da Vito” si viene per sedersi su quella sedia, per posare le mani su quel tavolo, per essere, anche solo per un’ora, dentro una Bologna che, fuori dalla porta, non esiste pressoché più. E questo — va detto senza automatismo nostalgico — vale ben più di un piatto di tagliatelle fatto a regola d’arte.

Trattoria Da Vito, via Mario Musolesi, 9 – Bologna – www.trattoriadavito.com

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