Fuori confine

L'imbattibile panino che ha cambiato per sempre New York

Nel 1985 Danny Meyer introduce in città un’idea nuova di accoglienza. Il suo Union Square Cafe compie 40 anni

  • 15 Novembre, 2025
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Quando l’allora 27enne Danny Meyer apre Union Square Cafe nel 1985, sa che nel menu non può mancare un hamburger. Ancora oggi il locale dedica a questa preparazione, ormai diventata un classico statunitense, la stessa attenzione ai dettagli che l’ha reso famoso nel mondo. Così facendo, innesca a Manhattan un modo diverso di intendere la ristorazione: centrato sull’ospite, attento alla qualità delle materie prime del vicino Union Square Greenmarket a pochi passi dal locale, e quell’approccio laid back. In questo contesto sorprende che un ristorante così curato volesse inserire in carta un hamburger offerto con la stessa serietà dei piatti più ambiziosi. Quarant’anni dopo, il panino simbolo dell’insegna fra le più amate nella Grande Mela continua a definire la filosofia di Meyer, che in seguito ha dato vita alle migliori insegne di New York. Quel suo 19th Street Burger costruito su tecnica, coerenza e semplicità, ancora oggi viene percepito come uno standard. E ancora oggi resta imbattuto.

Il burger più amato di New York

Alla sede dell’Union Square Cafe, sulla 19a Strada, il 19th Street Burger resta un piatto identitario. L’imprenditore e ristoratore americano Danny Meyer – noto per aver in seguito creato alcuni dei ristoranti più apprezzati di New York come il Gramercy Tavern, Eleven Madison Park e The Modern, ma anche per aver lanciato Shake Shack, che lo ha fatto entrare nell’olimpo dei ristoratori miliardari – di svizzere di manzo se ne intende. All’Union Square Cafe, il suo primo locale e flagship del gruppo, quel leggendario burger resta un segno di benvenuto, un invito a sentirsi liberi di entrare in qualsiasi momento. Nei primi anni lui stesso ne mangiava uno praticamente ogni giorno, al termine dei turni passati a coprire ogni ruolo necessario per mandare avanti la sala, compreso sparecchiare i tavoli.

union square cafe new york

I segreti del burger fai-da-te

Quarant’anni dopo, il fulcro del panino è sempre la carne, affidata a un blend messo a punto con il macellaio Pat LaFrieda, che unisce brisket (punta di petto), short rib (costata) e chuck (spalla). Una scelta che da anni garantisce un equilibrio stabile tra gusto e succulenza. Alle patty da 250 grammi viene praticata sempre una piccola fossetta al centro per evitare che si riduca la circonferenza durante la cottura. Alla griglia il procedimento è preciso e mirato: calore medio, niente pressioni o pesi sulla carne, 2-3 minuti sul primo lato, poi dopo la formazione della reazione Maillard, si completa la cottura sull’altro lato, lasciando il cuore al sangue. Il formaggio, se richiesto, è un cheddar giovane tagliato a lamelle sottili, altrimenti un buon American cheese, entrambi selezionati per la capacità di fondere senza nascondere il gusto della carne. Il bun è un altro elemento non negoziabile: Meyer preferisce una brioche con semi di sesamo o papavero, ben tostata: deve restare soffice ma abbastanza strutturata da assorbire i succhi senza cedere. Le cipolle, affettate e chiuse in un cartoccio con olio e sale, stufano lentamente su una zona meno calda della griglia fino a diventare più tenere e zuccherine. Quando è stagione compaiono anche spesse fette di pomodoro, mentre la lattuga non manca mai, Meyer difende la varietà iceberg perché resta croccante e pulita al morso.

19th street burger union square cafe new york

Al tavolo gli ospiti si montano da soli il panino. La mise en place prevede tre diversi tipi di cetriolini sottaceto, due spesse fette di bacon croccante, i condimenti classici (ketchup e senape), le cipolle scaldate e una versione “abbreviata” della Shack Sauce, ovvero maionese e ketchup allungati con gocce di salamoia dei cetriolini. Non mancano mai le shoestring fries, patate fritte lunghe e sottili, appunto, come lacci di scarpe, impreziosite da una spolverata di rosmarino, e a parte, una salsa aioli alle erbe per l’inzuppo. È un’architettura basata su regole chiare, ma completata da chi mangia, senza imposizioni.

La persistenza in menu del 19th Street Burger all’Union Square Cafe, offerto solo a pranzo al prezzo di 32 dollari, parla di stabilità in una città che cambia rapidamente. New York vede nascere format, mode, e reinterpretazioni infinite dell’hamburger. Eppure un panino nato nel 1985 continua a essere un riferimento. Non è un esercizio nostalgico, ma un equilibrio che ancora oggi convince. E che nessuno è ancora riuscito a scalzare dal podio del migliore in città. In sostanza, quel burger sintetizza l’approccio di Meyer: ingredienti scelti con cura, tecnica rispettosa della materia prima, attenzione costante all’ospite. A quarant’anni dalla sua comparsa, resta uno dei modi più chiari per capire cosa significa fare ristorazione con misura e identità in una città che raramente concede longevità.

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