Una celebrità sconvolta dal dolore decide di chiudersi fuori dal mondo. Troppa esposizione, troppa luce addosso, troppa gente che guarda. Il buio diventa rifugio. Ma poi, a casa, arriva una pizza. Poi un’altra. Poi un messaggio. All’inizio sembra conforto. Ma potrebbe essere una trappola.
Ti respiro, diretto dal duo JAB (Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga), già noti per il loro lavoro sul confine tra realtà e immaginazione, affronta con sguardo intimo e disturbante il tema universale dell’elaborazione del lutto. Presentato in anteprima alla 55ª edizione del Giffoni Film Festival e distribuito in esclusiva su RaiPlay, il corto è un delicato thriller psicologico sospeso tra dolore e paranoia, in cui la pizza diventa una presenza ambigua: simbolo di calore e al tempo stesso vettore di inquietudine.
Mila, attrice, influencer e volto noto dei social (interpretata da Jenny De Nucci, anche autrice del soggetto e per la prima volta produttrice esecutiva), scompare volontariamente dalla scena pubblica. Sparisce dai social, chiude le chat, interrompe le apparizioni. Resta solo una routine: ordinare pizza a domicilio. Ma a ogni consegna, nel cornicione delle tonde inizia a trovare qualcosa. Frasi scritte a mano, suggestioni misteriose, piccoli indizi. Chi le scrive? È qualcuno che la conosce? È un segno dall’aldilà ? O è solo la sua mente che cede sotto il peso del trauma?
Il corto costruisce una tensione sottile ma costante. Il delivery, da gesto banale e quotidiano, si trasforma in un appuntamento sospeso tra bisogno e timore. Ogni pizza può essere una carezza o un nuovo allarme. La storia, scritta da Gualtiero Titta e ispirata a un’esperienza vissuta dalla stessa De Nucci, si svolge in un’unica location, scelta che amplifica la claustrofobia emotiva. Il tutto è sorretto da una regia rigorosa, che lavora sulle atmosfere visive e sulla progressiva perdita di controllo.
Mila si muove tra isolamento e allucinazione, tra il desiderio di essere raggiunta e la paura che qualcuno stia approfittando della sua fragilità . Il lutto, inizialmente percepito come il vero nemico, lascia spazio a un dubbio più sottile: non tutto è come sembra.
È proprio in questa ambiguità che Ti respiro trova la sua forza. Il cibo diventa rituale salvifico, ma anche strumento di manipolazione. La pizza, simbolo universale di convivialità , qui assume un doppio volto. È calda, profumata, famigliare, ma anche sinistra, ambigua.
Sullo sfondo, una riflessione implicita ma potente: in un mondo iperconnesso, cosa accade quando decidiamo di sparire?
Chi resta davvero? E quanto siamo esposti, anche nel silenzio?
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