Storie

Lascia la scuola a 17 anni e scopre la griglia nelle favelas: la storia dell’abruzzese oggi re della carne

Dall’Abruzzo al Brasile fino ai tavoli di un casinò: il viaggio umano e gastronomico di Ettore Bitritto tra carne, istinto e visione

  • 23 Marzo, 2026
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Occhiali neri, tatuaggi, abruzzese fino all’osso. È Ettore Bitritto grill master vastese, che tra un paio di mesi festeggerà 50 anni. In questo mezzo secolo di vita ha fatto talmente tante cose che quando gli chiediamo di raccontarci come diamine ci è arrivato oggi, ad occuparsi del food&service al Portomaso Casino di St. Julian’s nel distretto di Portomaso a Malta, dobbiamo necessariamente tornare indietro di una trentina di anni.

Quella vacanza in Brasile durata due anni e mezzo

«A 17 anni ho mollato la scuola. Ero iscritto all’istituto d’arte, all’inizio del quarto anno comunico ai miei genitori che non avevo più intenzione di continuare a studiare». Una di quelle notizie che, diciamolo senza ipocrisia, causano non poco dolore a qualunque genitore figuriamoci a quelli di Ettore Bitritto – al secolo Hector Bi – che hanno dedicato la loro giovinezza allo studio «mio padre è stato un geologo e mia madre – raconta Ettore – è stata dirigente dell’urbanistica per trent’anni. Certamente avrebbero preferito vedermi diplomato e magari anche laureato, ma non hanno mai ostacolato il mio percorso e le mie passioni». Quindi lascia la scuola e apre un bar insieme ad un suo amico e poi da lì, di fatto non ha mai più smesso di buttarsi in nuove avventure e di viaggiare.

Nel 2002, infatti, decide di fare una vacanza in Brasile «doveva essere un viaggio di un paio di mesi, poi mi sono fatto travolgere dagli eventi e ci sono restato due anni e mezzo» Ettore racconta sorridendo, di questi anni brasiliani trascorsi a Natal conosciuta come La città del sole, si trova nell’estremo nord-est del Brasile, sulla costa dell’Oceano Atlantico alla foce del fiume Potengi.

«Poco dopo il mio arrivo, conobbi una ragazza e ci fidanzammo; lei gestiva una posada (un tipico b&b brasiliano, ndr) in una delle favelas della città. All’inizio trascorrevo le mie giornate aiutando un poco nella gestione dell’attività e facendo surf». Col tempo Ettore, s’integra nel tessuto sociale di Natal e di fatto inizia a farne parte «la mattina scendevo in spiaggia e spesso mi fermavo a parlare con gli anziani  che proprio fuori la porta di casa – racconta – sistemavano delle griglie di ferro, sotto posizionavano i carboni ardenti e sopra delle foglie di banano dove poggiavano la carne o il pesce da cuocere».

Quel modo quasi ancestrale di grigliare colpì Ettore, per l’essenzialità del gesto e per quel senso comunitario che si celava dietro quelle griglie sistemate alle bene meglio per la strada. «Gli anziani mentre grigliavano mi ripetevano che il fuoco parla e che è dal rumore dello sfrigolio che cambia si capisce se la carne è pronta. E avevano ragione – racconta Ettore – mi avevano inconsapevolmente trasferito, questa strana passione per il fuoco io che sono un uomo di mare».

E così un giorno, si incamminò verso la costa; a Natal i bambini cercano di racimolare qualche spicciolo vendendo il pesce che recuperano lanciando in acqua un amo legato a un filo, Ettore racconta che prese 55 aragoste, una piovra gigante e un piccolo squalo che gli valse il soprannome “Tiburon” (squaletto). «Pagai tutto quel pesce poco più di 50 euro, lo portai nella strada accanto alla posada dove stavano grigliando, mi preparai a mia volta una griglia e iniziai a cuocerlo» ne seguì un pranzo bellissimo con tutta la gente del posto. 

Il ritorno in Italia e l’apertura della prima steakhause in Abruzzo

Verso la fine del 2004 Ettore decide di tornare in Italia, il Brasile gli aveva dato tantissimo ma era tempo di ricominciare una nuova avventura. «Torno a casa, ma di fatto ci resto giusto il tempo di capire quale altro viaggio ricominciare», passano un paio di mesi e raggiunge degli amici in Germania dove però non trova l’ambiente adatto a lui quindi, approfittando di alcuni conoscenti che lavoravano a Barcellona si muove alla volta della Spagna.

«Sarà stato il mare, l’allegria degli spagnoli, quella luce bellissima che avvolge la rambla. Decido di restare!», lavora prima come barman e poi viene assunto al Boca Restaurant dove in cucina mette a frutto l’arte della griglia imparata in Brasile. Nel 2017 inizia a lavorare seriamente col fuoco quando ritorna stabilmente a Vasto e apre la sua prima Era Ora Steakhouse «nel giro di pochi mesi il locale diventò uno dei più frequentati della zona, avevo fatto una grande selezione sulla materia prima che la gente apprezzava»; insomma le cose vanno bene tanto è vero che Ettore insieme alla sua compagna Chiara, qualche anno dopo decidono di prendere altri due locali.

A marzo 2020 era tutto pronto per l’inaugurazione che non avvenne mai a causa del Covid. «Fu un periodo terribile. Avevo il locale fermo, gli altri due mai avviati e tre affitti da pagare – racconta Ettore – però non mi persi d’animo e pensai di trasformare Era Ora Steakhouse in una sorta di macelleria “pop-up». Fu un’ottima idea visto che le celle di frollatura erano piene di tagli pregiatissimi ed Ettore iniziò a prendere ordini tramite i social, occupandosi anche della consegna.

Il post pandemia ricordiamo un po’ tutti come andò tra aperture a singhiozzo, zone gialle o rosse, ingressi contingentanti «quando riaprimmo regolarmente era il 2022 inoltrato. Quegli anni di pandemia mi segnarono e onestamente avevo voglia di rimettermi in gioco» parlando con alcuni clienti, uscì fuori la possibilità di fare investimenti a Malta. In un primo momento Ettore non prese molto in considerazione la cosa, poi però anche parlandone con la sua compagna decidono di volare a Malta e capire quale fosse l’aria generale. Era la metà del 2022, da allora sono passati quattro anni ed oggi Ettore, anzi a Malta è per tutti Hector Bi, è a capo di una squadra di oltre 100 persone dislocate su due locali:  ERA ORA Steakhouse a St. Julian nel primo piano dell’imponente Barracuda Building e poi l’altra Steakhouse nel Portomaso Casino. «Sarei un bugiardo se dicessi che le cose sono andate benissimo sin dall’inizio – spiega Ettore – ma oggi, posso dire che insieme alla mia squadra stiamo raccogliendo i primi frutti dopo anni di duro lavoro».

Il servizio in casinò: direttamente al tavolo da gioco 24 ore su 24

Chiediamo ad Ettore cosa vuol dire occuparsi della proposta food e del servizio all’interno di un casinò e non manca di raccontarci qualche aneddoto particolare «dico sempre ai miei ragazzi che abbiamo a che fare con clienti particolari e che entrare subito in sintonia con loro è fondamentale». Ci parla di quel cliente che prima di mangiare qualunque cosa che sia pasta o carne, vuole iniziare con due palline di gelato alla pera oppure di quando quel tavolo da 4 che per festeggiare una serata fortunata ordinò cibo e vino per 12 mila euro di conto. Ci spiega della necessità di coccolare gli ospiti anticipandone i desideri «ci sono delle serate in cui dei tavoli da gioco sono particolarmente complessi e so che devo affidarli a dei collaboratori fidati, soprattutto quando la fortuna non gira nel verso giusto».

Nel casinò il servizio avviene direttamente al tavolo da gioco ed è attivo 24 ore su 24 «i giocatori di poker sono tra i più parchi nelle spese ed anche nella richiesta dei piatti – racconta – mentre invece chi non rinuncia mai alla qualità del cibo senza badare a spese sono gl’italiani, i francesi e i turchi». E fanno benissimo, aggiungiamo noi, visto che sulla selezione della materia prima Ettore ha fatto un grandissimo lavoro «il pesce ovviamente è locale, per la carne ho fornitori in tutto il mondo: dal Giappone per il waghyu ma anche Stati Uniti, Australia, Irlanda, Danimarca ed anche Italia, a Roma infatti collabora da anni con il gruppo Galli».

Ettore ha voluto omaggiare l’Abruzzo con un menu degustazione dedicato alla sua terra tra arrosticini, pallotte cacio e ova, salsicce di fegato e agnello alla griglia. Gli chiediamo se gli manca vivere in Italia e se pensa di tornare ma la sua risposta non lascia il campo a dubbi «qui a Malta c’è molto da fare ancora, fra poco il ristorante del casinò si aprirà anche ai passanti e inoltre ho in ballo altri progetti che dovrebbero prendere forma fra non molto. E poi – continua Ettore – io e la mia compagna abbiamo una bambina di 5 anni, che cresciamo da soli con non poche difficoltà. Ce la stiamo mettendo tutta per consegnarle un futuro il più roseo possibile».

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