Intervista

Il mango dell’Etna che vuole sostituire il pomodoro

Dai terreni vulcanici di Giarre alla tavola: il pioniere del tropicale siciliano racconta la sua scommessa agricola e la salsa al mango che reinterpreta la tradizione

  • 05 Dicembre, 2025
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Scommettere sul mango ai piedi di un vulcano. Vent’anni fa sembrava una provocazione, oggi è una filiera da oltre un milione di chili l’anno. Andrea Passanisi, fondatore di Sicilia Avocado, racconta come è iniziata questa avventura tropicale e perché adesso ha ideato una salsa al mango pronta a entrare nelle cucine italiane.

Da dove nasce la tua intuizione per la frutta tropicale in Sicilia?

Avevo 17 anni e per Natale andammo in Brasile. Era pieno inverno e io scoprivo per la prima volta mango, avocado e frutti che non avevo mai visto. Ne rimasi folgorato. Le prime piante di avocado in Sicilia risalivano al 1959 (il mango invece comparve sul finire degli anni ’60), poi una lunga parentesi di buio. Io volli ripartire da lì. Tornato a Giarre, sulla costa orientale della Sicilia, guardai i nostri terreni alle pendici dell’Etna – alcuni coltivati a limoni, altri incolti – e dissi a mio padre: “Perché non proviamo il tropicale qui?”.


Non dev’essere stata una decisione scontata.

No. Mio padre voleva allevare struzzi e lumache! Era magistrato, non agronomo. Ma mio nonno gli aveva trasmesso un amore autentico per la terra e ci lasciò fare degli esperimenti. Io ero convinto che non sarebbe stata una moda passeggera: il tropicale aveva senso proprio lì, alle pendici dell’Etna.

Quali condizioni le hanno fatto pensare che la Sicilia orientale fosse adatta?

Una combinazione irripetibile. Il terreno vulcanico è ricchissimo di microelementi: ferro, calcio, magnesio, potassio, zolfo, sodio. E poi il microclima: l’Etna crea una conca che mantiene temperature miti, con umidità altissima che arriva fino al 75% e piogge costanti. Giarre, Milo e Zafferana sono i comuni più piovosi del Sud Italia: da noi piove quasi ogni settimana, fino a 2800 mm annui. I terreni vulcanici poi trattengono e rilasciano l’acqua in modo ideale. Questo, per spiegare una cosa: è vero che il mango, così come l’avocado, richiede tanta acqua, ma non qui, dove l’acqua è un dono naturale.


Quindi non è un’agricoltura “forzata”?

Assolutamente no. La sostenibilità nasce dal non voler costringere un territorio, in questo caso un terreno, a fare ciò che non può. Io dico sempre: bisogna assecondare la natura, mai sfidarla. Se non ci fossero state le condizioni, non avrei iniziato.

Come si evoluto il progetto fino alla filiera attuale?

Dalla prima raccolta di mango e avocado è nato Sicilia Avocado – oggi una rete di 79 aziende agricole e circa 260 ettari dedicati a mango, avocado e passion fruit. I nostri prodotti passano attraverso tre brand – Dal Tropico, Sicilia Avocado ed Etna Mango – e la produzione supera abbondantemente il milione di chili l’anno. Due anni fa abbiamo sviluppato anche il primo olio di avocado italiano.

E poi è arrivata la salsa al mango. Come è nata l’idea?

Pensando alla tradizione. Ho osservato le salse di pomodoro – ciliegino, datterino – e mi sono chiesto: perché non sostituire la base con il mango? È nato così. Non è una salsa “fusion”: l’unica differenza è una leggera riduzione dello zucchero, perché il mango è già naturalmente dolce. Per il resto ha la stessa acidità, stessa texture vellutata, stessa versatilità della salsa di pomodoro.


Un progetto anche di economia circolare?

Sì. Quando hai una filiera così grande, devi trovare modi intelligenti per valorizzare tutto il prodotto. La salsa risolve la sovrapproduzione e allo stesso tempo crea un gusto nuovo, ma radicato nel territorio. Del resto anche il pomodoro, oggi simbolo italiano, all’inizio era un ospite. Chi può dire che il mango dell’Etna non diventerà identitario? È un ponte tra la tradizione che ho ereditato da mio nonno, che mi ha insegnato a curare i limoni, e la Sicilia che guarda al mondo. Una ricetta italiana, con un tocco tropicale che nasce sotto l’Etna e soprattutto nasce dalla terra, come tutto quello che facciamo.

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